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Somalia vecchio e nuovo presidente“Ci sono stati quattro morti ma oggi, nonostante tutto, abbiamo un po’ più di fiducia nel futuro”: Mohammed Moalimuu, a capo del Sindacato dei giornalisti della Somalia, risponde alla DIRE dopo un inedito passaggio di consegne tra presidenti e l’ennesimo bombardamento di Al Shabaab a Mogadiscio. Con i colleghi oggi ha raccontato la stretta di mano tra l’ex primo ministro Mohammed Abdullahi, soprannominato Farmajo, e il presidente uscente Hassan Sheikh Mohamud. Il nuovo capo di Stato ha parlato di “giornata storica“. Un giudizio di parte ma che coglie elementi di verità, secondo Moalimuu: “Nonostante con le elezioni crescano sempre i rischi di corruzione, l’8 febbraio è stato sconfitto il candidato che disponeva delle risorse maggiori; e il potere passa ora da un presidente a un altro senza contestazioni“. Oggi, però, ci sono state violenze. Non legate alle contrapposizioni interne al parlamento, che ha eletto il capo di Stato, ma a un conflitto civile in corso ormai da oltre 20 anni. Il bombardamento è avvenuto pochi minuti dopo la cerimonia di Villa Somalia, la sede della presidenza. Nel quartiere di Wardhiingleey, a poche centinaia di metri di distanza, i colpi di mortaio hanno ucciso anche due bambini. “Al Shabaab dimostra la propria forza” dice Moalimuu in riferimento al gruppo islamista: “Quello di oggi però è il primo attacco grave dall’elezione di Farmajo, mentre solo pochi anni fa i bombardamenti erano più di cento al giorno e le vittime 20 o 30″.
Dati certificati da una lunga esperienza sul campo. Moalimuu è stato inviato per l’emittente ‘Bbc’ e l’agenzia di stampa ‘Reuters’ negli anni più difficili del conflitto. Un periodo che dopo il voto dell’8 febbraio sembra più lontano, sottolinea Moalimuu: “Nel parlamento che ha eletto Farmajo ci sono giovani che rappresentano sia la Somalia che la diaspora, numerosa soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna”. Insieme con il nuovo presidente, i deputati dovranno sciogliere nodi complessi. Sul piano della sicurezza, la capacità di offesa di Al Shabaab, che controlla ancora parti della Somalia nonostante il sostegno offerto al governo da ben 21 mila peacekeeper dell’Unione Africana. Sul piano politico, il rapporto tra l’approccio centralista di Farmajo, primo ministro tra il 2010 e il 2011, e le istanze autonomiste delle regioni del Puntland, del Jubaland e del Galmudug. Questioni sul tavolo a partire da mercoledì prossimo, il giorno fissato per il giuramento del nuovo presidente. Chiamato, secondo Moalimuu, a garantire finalmente servizi sanitari ed educativi; forte, però, di un appoggio popolare: “La gente è stanca della guerra e decisa a sostenere un cammino di sviluppo”.
di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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