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Rocco Caccavari su Rems“Un risvolto positivo di tutta questa vicenda è certamente che non si è mai parlato tanto di pene per le persone con disagio mentale come oggi”: queste le parole di Pietro Pellegrini al Teatro Due, pochi giorni fa ( LEGGI DI DOLORE IN BELLEZZA ), commentando la ritmica di eventi che ha coinvolto la Rems di Casale di Mezzani. E difatti, dopo la “festa di compleanno” in Comune ( LEGGI DELLA RENDICONTAZIONE ) il “popolo della disabilità mentale” di Parma si è ritrovato in sala Borri, presso la sede della Provincia di Parma sullo stradone. Ad organizzare l'incontro è stata l'associazione Marino Savini di Rocco Caccavari, da sempre in prima linea nella narrazione della tematica carceraria, a moderare il dibattito il responsabile (la parola non è piazzata a caso) della pagina web di Gazzetta di Parma, Gabriele Balestrazzi.
Al tavolo, oltre ai già citati Caccavari e Pellegrini, anche la dottoressa Giuseppina Paulillo, il collega nel Rems e psicologo Pietro Dumiano, la curatrice dei progetti artistici e formativi del Lenz Elena Sorbi, la Componente dell'Osservatorio Carcere della Camera Penale di Parma, Maria Rosaria Nicoletti e per l'appunto il giornalista Gabriele Balestrazzi, arrivato in un secondo momento.
L' incontro, che aveva come motivo di dibattito la presentazione del libro di Pietro Pellegrini “Per una psichiatria senza ospedali psichiatrici giudiziari”, è iniziato con un filmato che ben ha narrato quale fosse la condizione del malato psichiatrico negli anni (non ancora completamente conclusi) degli Opg, i famigerati Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Video che ha fatto il paio con quello approntato dal Lenz, “Macbeth o della verità della scena”. Su entrambi una valutazione iniziale è stata fatta dalla dottoressa Paulillo. GUARDA IL VIDEO
“ Il cambio epocale, la rivoluzione che si è determinata – ha spiegato Pietro Pellegrini, autore del libro – è dovuta al fatto che la legge 81 dice che la persona prosciolta per infermità mentale, se anche ritenuta pericolosa socialmente, in primis va collocata nel suo contesto di vita con una misura di sicurezza che è la libertà vigilata. La rivoluzione è nella comunità: l'insieme di servizi di una collettività che si fa carico delle persone”. GUARDA L'INTERO INTERVENTO DI PELLEGRINI
La comunità, vero tema dei temi: la Gazzetta di Parma l'ha sventolata come una medaglietta appesa al petto, giustificando in questo modo la pubblicazione della foto della persona malata che si è allontanata dal Rems. Ma cos'è, questa diamine di comunità? Certo sono le strutture culturali cittadine: detto del Teatro Due e di Dolore in Bellezza, non si può non aggiungere l'altro teatro protagonista dell'inclusione sociale, e sul tema di quella in senso assoluto, che è il Lenz. La Fondazione del San Leonardo da anni si distingue per progetti che hanno ridato dignità, più ancora che insegnato la recitazione, a decine di persone.
“Come Fondazione - spiega Elena Sorbi – assieme alla Ausl dal 2000 conduciamo laboratori teatrali con pazienti psichici, che sono diventati a tutti gli effetti dei professionisti, nel senso che sono ormai parte permanente del nostro nucleo di attori. Nel 2010 l'Ausl ci ha dato un'altra opportunità, e cioè di portare questo tipo di esperienza anche all'interno della Rems, con i cui ospiti abbiamo iniziato un percorso di sensibilizzazione teatrale principalmente finalizzato alla ricerca della propria identità artistica”. Sensibilità artistica? Ma non si era detto che erano dei personaggi socialmente pericolosi? Forse i matti sono quelli che dirigono il Lenz, chissà. GUARDA L'INTERO INTERVENTO DI SORBI
“ Il mio lavoro dentro alla Rems – spiega lo psicologo della struttura, il dottor Pietro Dumiano – e questo avviene perché le persone al suo interno sono molto sofferenti, che si trovano nella privazione di libertà, e che quindi in un qualche modo hanno l'obbligo di curarsi se vogliono tornare fuori da cittadini. Sento molto il peso della responsabilità, ma d'altra parte è una sfida anche stimolanti, perché sono persone latrici di storie uniche. Nello studio privato non si incontrano queste persone, le incontri solo nelle strutture pubbliche. La pericolosità sociale non è un concetto assoluto: essa sale quando la sofferenza sale senza che la persona trovi una soluzione adattiva. Alle volte ciò coincide con il doversi liberare di qualcosa. Stiamo cercando di capire come aiutarli. Cerchiamo innanzitutto di trattarli come persone, e di coltivare la speranza che la società sia pronta ad accoglierli, perché sono terrorizzati dall'idea di uscire, e tornare liberi, di commettere delle piccole cadute, degli inciampi, e da ciò sono terrorizzati” GUARDA L'INTERO INTERVENTO DI DUMIANO
L'avvocato Maria Rosaria Nicoletti ha per parte sua definito il quadro proprio della Legge 81, mettendone in luce gli aspetti rivoluzionari, il sapore di sfida, ma anche i punti di miglioramento, quelli su cui il mondo giudiziario è chiamato a lavorare con maggiore impegno. Ovviamente nel senso di maggiore tutela dell'individuo in condizione di difficoltà, che necessità di aiuto.
GAZZETTA DI PARMA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI: i minuti passano, il nodo che resta irrisolto ruota attorno all'arrivo del responsabile del web di Gazzetta, è inutile star lì. Quando arriva Gabriele BalestrazziRocco Caccavari prova a mitigare l'onda d'urto prima ancora che essa dia segni di sé, mettendo lì un “chissà poi chi l'ha deciso, quel titolo” e “lo conosciamo da tanti anni”. Frasi che poi richiamano alla due principali tecniche di smarcamento di chi opera in via Mantova, no? Un po' come un plotone di esecuzione redazionale, la pallottola è sempre nel fucile di qualcun altro: il tuo è vuoto. L'altra tecnica standard? "Ich führte nur Befehle aus“ . Non ha portato fortuna ad Eichmann ed agli altri imputati del processo di Norimberga, non ridona credibilità a chi “esegue solo gli ordini” nel cartaceo più antico d'Italia.
E che sia ben chiaro anche un altro aspetto: loro lo fanno per i parmigiani. La via via minore rilevanza tra di essi non pare suggerire nulla, rispetto a quanto questi ultimi si sentano effettivamente rappresentati.
Io sono furibonda con la Gazzetta – dice una signora dal pubblico, un passato nell' Ausl, oggi in pensione - : perché avete osato chiamarlo “evaso”: per quanto riguarda la città di Parma è una grossa perdita di stile. Non credo che il concetto di “pericolosità sociale” sia un concetto condiviso dalla totalità della popolazione: ciascuno di noi lo interpreta a suo modo”.
Passando poi alla condizione dell'essere umano accompagnato in quelli che furono gli Opg: “un tempo non si poteva entrare nell'ospedale psichiatrico se non per almeno due anni, ed io ho dovuto fare la verifica, e quindi mandarlo fuori, ad un povero uomo che era lì per avere rubato ciambelle”.
La signora entra nel merito, e narra la sua lunga esperienza, piuttosto recente GUARDA L'INTERO SUO INTERVENTO, e quindi conclude chiedendo a Pietro Pellegrini in cosa consistano le novità del Rems, quali siano i criteri di scelta di entrata, quelli di uscita e quale sia il potere della cura.
“Perché – aggiunge – non deve essere lasciato in mano al Magistrato, questo potere: se appena uno si allontana diventa un evaso, nell'immaginario collettivo vengono evocate le cose più terribili”. Balestrazzi prova a mitigare, ma ben presto comprende come proprio non sia aria.
“ La legge – risponde il dottor Pellegrini –, per poter essere realizzata, chiama in causa moltissimi interlocutori : metterli attorno ad uno stesso tavolo è stato uno sforzo straordinario. Il tema della Magistratura è ampio e articolato. Ma il tema sono gli avvocati: le persone che sono ospiti degli Opg hanno bisogno di essere meglio tutelate. Dappertutto : nelle Rems, nei nostri servizi, io credo nella comunità. Quindi un lavoro che comporti una maggiore tutela delle persone deboli va assolutamente sostenuto. La difesa dei diritti è fondamentale”.
Gabriele Balestrazzi ha cercato di dare una sua versione della faccenda: “Credo di aver sentito il dolore per quanto successo, guardando negli occhi la dottoressa, lo psicologo, vedendo lo sguardo del dottor Pellegrini, che conosco da anni. Quello che ha detto Rocco non è tutto: io effettivamente sono anche il rappresentante di un giornale che ha dato la notizia in un certo modo, e che per di più come aggravante ho anche scritto un corsivo in prima pagina. Io ho una mia opinione: io credo che in questa vicenda ci sia stata all'inizio, pur in buona fede, non so neanche fino a che punto attribuibile a persone che sono qua, una gestione sbagliata della comunicazione della notizia. Io la vedo così, condivisibile o non condivisibile. Poi noi l'abbiamo data in un certo modo, e anche qui condivisibile o non condivisibile”. Effettivamente la Gazzetta di Parma, che ci ha messo alcuni giorni a dare la notizia dell'arresto di un suo azionista, Calisto Tanzi, quando tutto il mondo non parlava d'altro che del secondo crac in termini d'importanza (dopo quello della Enron) in tema di tempistiche nel dare la notizia è fenomenale. E' nota anzi soprattutto per quello, guarda un po'.
La Paulillo scuote la testa stizzita, e con lei lo psicologo. Il tentativo di mitigare, di buttarla in “abbiamo tutti sbagliato” non sta andando a buon fine: il mondo del sociale si trova di fronte ad una linea di confine che considera sacra, gli spazi per il cazzeggio diplomatico sono estremamente ridotti.
“Io credo che la cosa importante oggi – conclude Balestrazzi – sia capire. E' chiaro che se questa notizia l'abbiamo gestita nel modo sbagliato abbiamo contribuito a mettere in discussione una cosa che va molto al di là della notizia, ed io dico: ripartiamo proprio da questo”. GUARDA L'INTERVENTO DI BALESTRAZZI
Il ragionamento “non passa”, la Paulillo è poco soddisfatta, e lo castigherà più avanti. Il principio di tutela del debole, nella città di Tommasini, ha ancora un suo bel perché . Quel “Evasione: criminale in fuga”, accompagnato dalla richiesta dello stesso Balestrazzi di avere un volto da sbattere in pagina, restano esattamente dove erano. E poco può Caccavari, che scuote la testa e annuisce per cercare di smussare l'angolo, di salvare uno che conosce da 40 anni.
“Quello che c'è da dire rispetto all'avvento avverso – ha affermato la dottoressa Giuseppina Paulillo – rispetto all'evento avverso, a questo indebito allontanamento, che era una delle possibilità che abbiamo previsto nel protocollo operativo stilato con la Prefettura, rispetto a questi rientri che sono impliciti in questo luogo, e ciò che è avvenuto faceva un po' parte del rischio legato alla struttura. Questo non è evento che ci abbia scoraggiato, la legge è ancora tutta da migliorare. Otto persone (dall'apertura ad oggi, ndr) sono tornate ad avere la loro libertà attraverso delle “mini prescrizioni”, e speriamo che abbiano capito come utilizzarla, questa libertà”. GUARDA L'INTERVENTO DELLA PAULILLO
Insomma, la Gazzetta ne esce male, soprattutto sul piano etico. L'impressione è che i vertici debbano mantenere il filo intatto per tanti motivi con la stampa tradizionale, ma che il “pueblo della disabilità mentale” sia decisamente refrattario a rispettare questa priorità. Ne dovrà fare parecchi, di paginoni riparatori, il giornale di via Mantova, per tornare ad essere guardata con dignità. Per far dimenticare un profilo ciellino sempre più marcato.
Siamo troppo duri? Eh sì, darci dentro a mezzo stampa è proprio roba da stronzi: siamo d'accordo con voi. Figuriamoci a farlo non con un laureato intelligente e di successo che da una vita guadagna floridi stipendi, ma con un poveretto che pochissimi al mondo sembrano intenzionati a difendere, trovando importante il chiedersi se ieri sera abbia buttato giù un boccone. Il Rems resta un argomento aperto, e in fondo la vera cartina di tornasole di un rapporto che lega le istituzioni ai propri figli più fragili, e che lega la stampa ai propri lettori/concittadini.
L'articolo lo pubblichiamo il 25 aprile: oggi si celebra chi ci ha liberato da gente che aveva un'idea piuttosto precisa di come trattare i disabili mentali, i “matti”. Dice che lo facevano nell'interesse superiore dei cittadini.

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