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Partigiano fiore nelle maniEccoci qui: nel giorno del suo quinto compleanno, Rosso Parma chiude i battenti.
Non c’è nessun psicodramma inerente il numero di visualizzazioni, del tipo “la città non ci ha capito”, o di ordine economico, dietro a questa conclusione. In realtà avviene semplicemente ciò che avevo preannunciato quando è stato aperto, niente di più.
Rosso Parma non è stato pensato per resistere nel tempo o per diventare una fonte di reddito: quando l’ho ideato, volevo semplicemente dimostrare che era possibile.
Cioè che fare informazione senza scopiazzare (in peggio) gli articoli della Gazzetta e farsi gradire da una fascia di lettori fosse una strada percorribile. Mi pare, in tutta umiltà, che ci siamo riusciti.
Sono passato dal singolare al plurale, e non è un caso: i 5 anni di questo cammino hanno avuto luogo grazie allo “sbatti” di tutta una serie di persone, senza le quali è escluso che avremmo avuto tanta diffusione. C’è chi si è assunto il ruolo di “amplificatore” dei contenuti, diffondendo in maniera sistematica ogni singolo articolo pubblicato, chi è passato da lettore a scrittore, e in effetti è con orgoglio che concludo Rosso Parma con tre di essi, chi semplicemente ci ha inviato dieci euro ogni mese, rimanendo in un anonimato che ho fatto in modo fosse ferreo, a tutela di entrambi.
Insomma, come Cristiano Antonino...col cavolo che avrei potuto fare tutto questo.
E quindi perché chiudiamo? Essenzialmente perché mi sono rotto. Per 5 anni, ininterrottamente, includendo i giorni di malattia, il matrimonio di mia sorella, battesimi-comunioni-cresime di nipoti, ho dedicato al giornale da un minimo di 6 ore ad un massimo di 19 ogni singolo giorno. Poi c’erano le ore da rivolgere al lavoro, ai miei clienti, al pane quotidiano da mettere in tavola. Mi pare, dopo 60 mesi, di aver fatto la mia parte: adesso ho semplicemente voglia di altro.
Su un piano professionale, aspetto della mia vita di cui parlo sempre poco, ed evitando con cura quelle pose da sfigato degli hypster della Parma da bere, sono un buon comunicatore, con dignitose capacità di fotografo, videomaker e pilota professionista di droni. Ma è un settore molto competitivo, e all’alba dei 47 anni, se non dedichi del tempo a formazione e aggiornamento...i ragazzini ti fanno fuori. Sono determinati, sono affamati, hanno voglia di quello spazio di mercato occupato dai bolliti come me: è meglio se li prendo sul serio.
Su un piano sociale, invece, ho alcuni progetti in fase avanzata, e c’è una molto concreta possibilità che il 2019 mi veda tornare, per lassi di tempo non lunghi ma ininterrotti, in posti lontani da Parma e necessitanti di narrazione.
Lo so che qui da noi si tende a non crederci, ma ve lo giuro: esistono nel mondo posti con dei problemi davvero più grossi, e io ho semplicemente molta voglia di tornarci.
Se questo è il quadro, ovviamente Rosso Parma deve morire: un quotidiano, per sua definizione...esce tutti i giorni.
Ci sono tante inchieste che vorrei ricordare con voi, e tante persone che vorrei ringraziare singolarmente, ma sono persuaso che certamente scorderei qualcosa o qualcuno, e quindi la prendo da un altro punto di vista: chi l’ha meritata, conosce con certezza la mia gratitudine.
Ed il futuro della pagina? Sono cavoli vostri! Da subito ho rifiutato la sponsorizzazione di questa o quell’azienda, di questo o quell’imprenditore, di questa o quell’area politica, affidandomi alle donazioni anonime arrivate con il bannerino che vedete in basso a destra nella pagina. Le ho fatte gestire da un caro amico, con la disposizione di non farmi mai sapere chi fosse il benefattore.
Schermata del 2018 10 28 00 23 16Quel bannerino è lì, a interrogarvi su un aspetto fondamentale della questione: un certo numero di voi starà assistendo alla chiusura del giornale accompagnando la cosa con le frasi che usualmente si dicono in queste circostanze. “Si spegne una voce”, “il pluralismo dell’informazione”, e via dicendo. Ma in questi anni...quanto avete donato?
Perché capiamoci: io ce li ho messi volentieri, magari tirando la cinghia in certi periodi (come accade a tutte le partite iva, chi ha un’attività sua sa benissimo di cosa parlo), ma non mi sfugge neanche che se il pluralismo dell’informazione fosse un valore in se stesso, sarebbero ben altre le considerazioni di tipo economico.
Per capirci, siete così tanti, in giro per il mondo, che se ciascuno di voi avesse rinunciato ad un pacchetto di caramelle all’anno per donare il corrispettivo a Rosso Parma, io avrei potuto pagare un giornalista fisso mille euro al mese. E vi assicuro che per quella categoria professionale oggi mille euro sono un gran bel viaggiare: quasi tutti quelli che scrivono le notizie in città guadagnano di meno.
Non avete saputo rinunciare ad un pacchetto di caramelle all’anno e adesso venite a piagnucolare sulla libertà di stampa...mmmmh, no good idea. Non mi pare una buona idea.
E il ragionamento vale anche per il prossimo futuro: il giornale è vivo in uno spazio server di Aruba. Le donazioni che arriveranno saranno utilizzate per mantenerlo. Se ne arriveranno il giornale rimarrà, a narrare una piccola pagina di storia locale e nazionale. Se non arriveranno...tanti saluti. Non sarà mica un mio problema, vero? Io li conosco già le delibere di giunta, gli affidamenti diretti, le sentenze della magistratura...li ho scritti io gli articoli!
Quindi ecco che il boccino torna nelle vostre mani, come è sempre stato: anche questo pezzo di Rosso Parma sta a voi...se donate resta online, se non donate no. E’ semplice, non trovate?
Per quanto mi riguarda è poco rilevante: il mio obiettivo più imminente è ricominciare a dormire almeno 6 ore per notte.
Vi ringrazio per l’affetto con cui ci avete letto e supportato, siete stati una pagina di vita incredibile, che sarà impossibile dimenticare: qualunque cosa accada nel mio futuro, tra le cose che potrò dire di me stesso ci sarà quella di aver fondato una testata giornalistica di buon successo, che in questi 5 anni esatti ha dato oltre 20 mila notizie. A pensarci seriamente, non ci si crede. Ci becchiamo in giro.

GUARDA IL VIDEO DI COMMIATO DAI LETTORI DEL GIORNALE

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