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Federico Pizzarotti Procura di ParmaEra ovvio che sarebbe successo. Se durante un’alluvione qualcuno è immerso nell’acqua fino ai genitali ( GUARDA IL VIDEO GUARDA IL VIDEO ) ed il responsabile di Protezione Civile e primo respondabile della salute pubblica (il sindaco di una città) è in giro a postare cagate su Facebook (il restyling del sito del Comune di Parma, in quel caso), è chiaro che qualcosa “tocca”, come si suol dire. E va benissimo che non ci sia scappato il morto, cosa che sarebbe potuta accadere tranquillamente, se fosse dipeso solo da quella capacità di reazione.

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La magistratura ha concluso le proprie indagini sull’alluvione del Baganza del 13 ottobre di 4 anni fa, e ha rinviato a giudizio per disastro colposo Federico Pizzarotti, l’allora reponsabile della Protezione Civile della Provincia Gabriele Alifraco, il direttore dell’Agenzia Regionale della Protezione Civile Maurizio Mainetti, l’ex Comandante della Municipale Gaetano Noè e il responsabile della Protezione Civile Comunale Claudio Pattini.
Non per buttarla sempre in politica, ma per i secondi cinque la posizione è meno “cruenta” perché la catena di comando prevede in cabina di regia il primo cittadino del Comune interessato. Non è casuale che in altri Comuni avvisati dalla prefettura, tipo Langhirano, gli asili furono sgomberati per tempo mentre quello appena sotto il Baganza come quello di via Olivieri i bimbi fossero al proprio posto: si deve ad una diversa cura dei propri amministrati da parte dei primi cittadini, Giordano Bricoli e Federico Pizzarotti.
La colpa del sindaco è soprattutto riconducibile al mancato interesse relativo al famoso fax della Prefettura: alcuni schiavi di Capitan Pizza (non c'è termine più civile per definirli), alcuni anni or sono, arrivarono in un luogo istituzionale sacro, persino a negarne l’esistenza ed arrivarono a dare degli avvoltoi a quei Consiglieri comunali che chiedevano conto di quelle negligenze. In realtà quel fax esisteva, e aveva toni inequivocabili rispetto all’impatto di quanto sarebbe accaduto alcune ore dopo: la fase di preallarme e quella di allarme andavano attivate, la popolazione mobilitata perché mettesse in salvo se stessa, i propri cari non autonomi e i propri beni più preziosi. E ciò non venne fatto. Chi scrive, al momento dell’alluvione, abitava a 50 metri dal centro per disabili di via Varese, i toni dell’articolo sono una diretta conseguenza di quello spaventoso spettacolo. Peraltro, colpa questa più di incapacità politica che di altro, è contestato anche il mancato aggioramento del Piano di Protezione Civile.
Pizzarotti gironzola per l’Italia a millantare una buona amministrazione ed un governo del fare, la magistratura gli fa notare che se non ha nessun morto sulla coscienza è solo per caso: in questo sferzante riassunto tutto il quadro attuale della politica parmigiana.

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