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Meteo vetroghiaccio incidentiStoria di un incidente che avrebbe mandato in psicanalisi anche il più paziente dei periti assicurativi.
“Le strade basse stamattina sono così”, ha scritto un amico su Facebook (lo salutiamo). No, per un altro amico “queste sono le strade a Felino”. “E’ Modena” afferma per parte sua risoluto uno dei cortigiani più imbarazzanti attualmente in circolazione. “E’ una strada di Ozzano” chiosa infine un altro abitante di Facebook, il quale viene poi ripreso da tre quotidiani locali.
Insomma, ‘sto cavolo di “capottamento collettivo” era ovunque. Perché, non bastasse ciò, utenti di Whatsapp ce lo segnalano individuato in ben altre tre strade della provincia su altrettante bacheche (fatto che però non abbiamo potuto controllare e che quindi vi porgiamo come ipotesi).
E questo cosa ci racconta? Beh, essenzialmente dell’invasività dell’ informazione non verificabile e non filtrata che oramai domina Facebook, soprattutto se teniamo conto che, come indica il profilo ufficiale della Città Metropolitana di Bologna ( GUARDA TU STESSO ), esso è avvenuto a San Giovanni in Persiceto.
Qualche riflessione questo fatto la può far condurre, stando bene attenti ad evitare l’altra faccia di una stessa medaglia, quella della lapidazione per il povero gabbato di turno. Soprattutto partendo dall’assunto che ormai ci siamo passati tutti, con una certa quota che non se n’è nemmeno resa conto.
La prima delle riflessioni conduce alla veridicità di quanto ci passa nella timeline quotidianamente come utenti dei social: non è una situazione facile, perché dobbiamo innanzitutto “combattere” con siti dal nome simile ma non identico a quello di famose testate (Il Fatto Quotidaino, tanto per citarne uno) latori di bufale di dimensioni epiche. Poi dobbiamo resistere all’offensiva di profili fake che diffondono qualsiasi amenità serva al tizio cui leccano le terga (rima baciata, l’articolo vale doppio): nove volte su dieci si tratta di comunicatori impegnati nell’imbastire una strategia o politici in carica in ansia per la rielezione.
A fare da filtro dovrebbe pensarci la stampa, ma quest’ultima è composta da esseri umani e lavoratori. Fatto salvo che come in ogni settore c’è gente che proprio dovrebbe fare altro per evidenti limiti intellettivi ( e che infatti paga Facebook perché provveda a farla leggere, un non sense di proporzioni mastodontiche ), è però altrettanto vero che anche il più assennato ed esperto operatore della comunicazione è ormai fortemente a rischio bufala. I ritmi di lavoro e di pubblicazione sono forsennati, e sovente non c’è il tempo fisico per controllare la fonte da cui ha preso la notizia la fonte della nostra fonte.
Se questo è vero (e lo è) le opzioni sono due: o si molla il pesce in mare, e si rinuncia alla notizia perché in quel momento non c’è il tempo per un controllo adeguato, o ci si fa il segno della croce e si confida sulla serietà di quello a cui stai “fregando” la "social news".
Forse, considerato ormai lo squilibrio palese tra notizie vere e bufale , la prima opzione è ormai da considerarsi di gran lunga preferibile. Anche perché rispetto al pesce da lasciare in acqua...siamo tutti sulla stessa barca.

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