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ZFoto Sirio in assistenza pubblicaDa uno studio dell’Università di Trento è emerso che un contratto fatto ad una persona svantaggiata porta ad un risparmio per la collettività di 6.500 euro l’anno

Il buon no profit esiste e mentre le aziende private, dal 2008 ad oggi, hanno perso mezzo milione di posti di lavoro le cooperative ne hanno recuperati 80mila di cui 12mila solo quelle di tipo B. Il dato, in assoluta controtendenza rispetto all’andamento del mercato, è emerso durante il convegno organizzato da Sirio per celebrare il trentennale di attività.
Moderato dal presidente di Fondazione Cariparma Paolo Andrei - che ha sottolineato come il no profit sia prezioso alleato per tentare di dare risposte ad esigenze sempre crescenti di disagio sociale – l’incontro ha preso le mosse da “mafia capitale” che ha gettato fango su un intero settore costituito da oltre 3.200 imprese con 2 miliardi di euro di produzione e 74mila occupati, di cui 30mila con disagio.
“Le vicende romane non possono essere prese a pretesto per dipingerci come un sistema corrotto e come tale da smantellare – ha esordito la presidente di Sirio Patrizia Bonardi – di questi 30 anni diciamo che gli ultimi 15 ce li siamo giocati da soli, continuando a fare impresa sociale con al centro le persone ed il lavoro, e facendo impresa abbiamo fatto del BUON no profit perché gli strumenti dei tirocini, dei voucher li abbiamo trasformati in occupazione seria, senza cedere alla tentazione delle scorciatoie del mercato che, come abbiamo visito, è “escludente” e non “includente”. Abbiamo avuto un’ispezione, durata mesi, da parte del Ministero per lo Sviluppo economico che si è conclusa con il bollino blu a Sirio quale cooperazione sociale doc. E come noi tanti altri. Con la coop Cigno Verde siamo tra i fondatori della rete ‘14 luglio’ che vuole riportare al centro delle politiche sociali, ma soprattutto delle politiche del lavoro, il ruolo del no profit”.
Ma durante l’elaborazione del Jobs Act non si è mai parlato di cooperazione sociale. “Un’occasione mancata”, afferma Carlo Borzaga, docente di Politica economica dell’Università di Trento, invitato in tutta Europa a spiegare la particolarità del sistema italiano. “Ora che la commissione Europea ha riconosciuto questa forma di impresa anche in deroga (parziale) della concorrenza (gare riservate) noi stiamo andando verso forme restrittive”. Mentre invece occorre chiarezza e controlli. “Le amministrazioni pubbliche – sostiene Borzaga - dovrebbero definire in modo stabile la quota di lavori pubblici riservata a queste cooperative e bandire gare davvero riservate con precise condizioni d’accesso e relativi controlli”. GUARDA LA NOSTRA DIRETTA LIVE SU FACEBOOK

GUARDA UN ALTRO MOMENTO DELLA DISAMINA DI CARLO BORZAGA

ZFoto seminario Sirio Pubblica Assistenza tavoloInsiste sui controlli anche Francesco Carchedi docente all’Università Roma1, che ha assistito alla degenerazione di un sistema, quello romano, che ha tradito il mandato delle origini lasciandosi permeare da interessi altri. Ma questo, ribadisce, non deve intaccare il valore degli inserimenti lavorativi. Continua Borzaga: “Da un confronto che abbiamo effettuato all’Università di Trento tra i costi sostenuti dalle pubbliche amministrazioni per le cooperative sociali e i vantaggi derivati da maggiori entrate, risparmi sui costi assistenziali e minore domanda di servizi sociali, è emerso come, per ogni persona inserita, si abbia un risparmio di risorse pubbliche pari a 6.500 euro all’anno”.
“Il buon no profit è quello che contribuisce a costruire e mantenere un buon lavoro sociale – ha dichiarato Franca Olivetti Manoukian psicosociologa dello studio Aps di Milano – e un buon lavoro sociale è quello pensato e costruito insieme. Con ruoli differenti ma in un continuo scambio tra persone non tra operatori e utenti”.
E a proposito di collaborazione una frecciata viene lanciata da Marcella Saccani, protagonista della cooperazione sociale parmense: “L’amministrazione comunale ha scoperto come il cibo per le strade faccia star meglio le persone. Non sarà certo io a criticare chi mangia – aggiunge con ironia – ma mi sembra che si siano persi i principi nobili del benessere collettivo. Principi che questa città ha portato avanti grazie a figure come Mario Tommasini ma soprattutto grazie ad un movimento di persone e di istituzioni che credevano nell’inclusione sociale. Ora la cooperazione sociale si trova spesso sola ad affrontare le difficoltà. Dobbiamo fare in modo che quel dibattito diventi il cibo nelle strade di Parma”.

RELATORI
Prof. Carlo Borzaga. Professore ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Trento. È Presidente di Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) con sede in Trento. Pubblicazioni di riferimento: “Buon Lavoro”, ed. Altreconomia; “L’economia della Solidarietà”, ed. Donzelli
Prof. Francesco Carchedi. Docente di Principi e fondamenti del servizio sociale all’Università di Roma1 nonché fra i fondatori di Parsec, storica realtà del Terzo settore romano nata per fronteggiare la tossicodipendenza. Collabora con l’Osservatorio dell’IRES nazionale sull’Immigrazione. Pubblicazione di riferimento: “Mafie straniere in Italia”, ed. Franco Angeli
Prof.ssa Franca Olivetti Manoukian
Psico-sociologa, fondatrice dello studio APS (Analisi PsicoSociologica) di Milano, è da quasi trent’anni nel comitato di direzione della rivista Animazione Sociale del Gruppo Abele di Torino. Pubblicazione di riferimento: “Oltre la crisi. Cambiamenti possibili nei servizi socio-sanitari”, ed. Guerini.

SIRIO. Era il 1986 quando un gruppo di persone un po’ visionarie un po’ sognatrici – tra cui Marcella Saccani e Mario Zucchi - ispirate da un santo laico come Mario Tommasini diede vita ad una cooperativa sociale con l’intento di offrire un’opportunità di lavoro alle persone detenute. Oggi Sirio conta 152 dipendenti, di cui 128 soci lavoratori. Si occupa di ambiente e raccolta rifiuti, verde e manutenzioni, laboratorio di restauro e mercatino dell’usato. E promuove progetti di inclusione sociale all’avanguardia per ampliare le risposte ad esigenze crescenti e diverse del territorio.
Nel 2016 ha ricevuto il “bollino blu” del Ministero dello Sviluppo economico, al termine di una revisione straordinaria, quale cooperativa sociale DOC.

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