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Ambiente animali Barbagianni in volo IBenritrovati a questo terzo ed ultimo appuntamento con gli Strigiformi (in coda i link ai precedenti articoli). Abbiamo iniziato con uno stile quasi “letterario”, per poi passare ad uno più “giornalistico”, per finire oggi con uno vagamente “umoristico” (e per questo perdonatemi!).

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Ho deciso di presentarvi alcuni Strigiformi evidenziando alcune delle caratteristiche che li rendono unici e li vedono primeggiare (nel bene e nel male) sugli altri rapaci notturni. Ci congediamo quindi da questi affascinanti Signori della Notte, in attesa di andare alla loro ricerca a partire da marzo, e per farlo nel pieno rispetto di questi bellissimi animali, andateci insieme ad una Guida Ambientale Escursionistica.

 

Ambiente animali Barbagianni in voloTroppo bello per cantare

E' sicuramente il Barbagianni il più affascinante ed elegante dei rapaci notturni, dotato di una pallida livrea bianco-dorata, con un disco facciale a forma di cuore ed un aspetto sfilato e sottile. È sicuramente impossibile non restare affascinati da questa creatura leggiadra, simile ad un fantasma in volo silenzioso, con gli occhi neri che contrastano con la faccia bianca. Tanta grazia e bellezza, meriterebbero un canto altrettanto regale e aulico.... meriterebbero, appunto.... se vi aggiraste di notte, sul finire dell'inverno e l'inizio della primavera, nelle vicinanze del suo nido, potreste essere (s)fortunati ed udire i suoi inconfondibili richiami: una serie di grida roche e soffocate, soffi, sibili, schiocchi, suoni acuti tremolanti, brevi o lunghi. La legge del contrappasso, quindi, pare trovare conferma nel Barbagianni.

Ambiente animali Assiolo mimetizzatoIl timido instancabile esibizionista

L'ossimoro del titolo, racchiude l'affascinante ambivalenza di questo strigide e chi conosce il mondo degli strigiformi avrà capito che sto parlando dell'Assiolo. Esso è, infatti, tra gli strigiformi, il più mimetico, quasi impossibile da vedere quando si staglia immobile contro una corteccia, con i ciuffi auricolari ritti. Al contempo, però, è anche un implacabile cantore, il suo metallico chiù risuona ritmicamente per chilometri nella notte. La tecnica del playback è ideale per verificarne la presenza sul territorio, in quanto, risponde immediatamente al canto riprodotto con mp3 e diffusore acustico. Questo piccolo rapace che misura solamente 20 cm circa, ma ha un'apertura alare di 90 cm, ha anche un altro incredibile primato: con l'arrivo della stagione fredda, inizia la sua lunga migrazione che lo porterà a svernare nel Sahara, dopo aver compiuto 3000 km!

Un vorace superpredatore

Il Signore assoluto della notte: il Gufo Reale; con i suoi 75 cm di lunghezza (max), 188 cm di apertura alare (max) e 4 kg di peso (max) è il più grande ed imponente dei rapaci notturni europei e, di fatto, non ha predatori naturali. Ha colonizzato ambienti naturali tra loro molto diversi, dando origine a diverse sottospecie, dalle steppe Siberiane alle coste europee sull'Atlantico, dalla Scandinavia alle zone desertiche Nordafricane, passando per le aree forestali del centro europa e mediterranee e arrivando anche in Asia, fino all'India. Tollera la presenza di altri rapaci diurni e notturni nel suo ampio territorio di nidificazione e caccia.... tanto se li mangia tutti! L'analisi delle borre e dei resti ritrovati sotto i suoi nidi ha permesso, infatti, di individuarne l'ampio spettro alimentare, che comprende: volpi, tassi, donnole, cuccioli di caprioli e cinghiali, ricci, arvicole, cani e gatti domestici, lepri, fagiani e altri rapaci sia diurni sia notturni (poiana, falco, gheppio, allocco, assiolo, barbagianni, civetta).... e la lista potrebbe continuare.

Il più cinematografico

L'allocco è probabilmente il più conosciuto e rappresentato dei rapaci notturni, al cinema, anche se spesso, dai profani, è confuso con il gufo; ma perché è il più cinematografico? Grazie al suo canto da brividi! Caratterizzato da un acuto e potente huu-huu-huu-uuuuu ben si presta a sottolineare i momenti di tensione notturni nei film. Udito di notte in un bosco, alla sola luce della luna, delle stelle o di una torcia, incute timore e ansia in chi si trovi lì per caso o sperduto, emozione, fascinazione e ammirazione in chi fosse nel bosco alla loro ricerca. Questo hoot, come lo chiamano gli anglosassoni, unito ai grandi occhi di colore nero, alla vita notturna ed alla capacità di volare rapido nel fitto del bosco, evitando alberi e rami in situazioni anche di buio totale, hanno alimentato numerose leggende; prima fra tutte quella di essere associati alle streghe, ed essere messaggeri di sventure e morte, superstizioni assurde quanto terribili, al punto che nel Medioevo qualcuno li inchiodava fuori dalla porta di casa per allontanare gli spiriti maligni. Qualche allocco catturato durante il giorno, probabilmente, non ha manifestato grande reattività alla fuga, osservando con i suoi grandi occhi chi lo prelevava dal nido, ciò potrebbe aver dato origine al famosa frase “non stare lì come un allocco” rivolto ad una persona che si dimostra sciocca, goffa, stupida, attonita.

Un'arrabbiata lussuriosa

Lo strigide che più di tutti vive a contatto con l'uomo, dimostrando incredibili doti di adattamento in ambienti antropici, è la civetta e, sebbene, il suo sguardo perennemente arrabbiato non sia dovuto a ciò ma al disco facciale incompleto e poco evidente, con un piumagggio più scuro intorno agli occhi che forma un effetto antropomorfo di “sopracciglia aggrottate”, ne avrebbe ben donde, visto il pericolo che questa forzata convivenza rappresenta per la specie. In ogni attività, la civetta è concreta ed accorta, poco appariscente e spettacolare. La tecnica di caccia è poco spettacolare ma redditizia e ad attacchi da posatoio e inseguimenti involo alterna efficaci saltelli sul terreno in cerca di lombrichi. Nella stagione dell'accoppiamento, però, qualcosa cambia nelle abitudini di questo piccolo rapace di 20 cm; i due sessi della specie si incontrano, inscenando complessi rituali d'amore. Il primo approccio è materialistico e consiste nell'esibizione da parte del maschio del luogo scelto per il nido, la femmina entra nell'anfratto e se le piace, vi si stabilirà, precludendo l'accesso al maschio se non per portarle il cibo. A questa fase ne succede una “febbrile” caratterizzata da ripetuti accoppiamenti giornalieri di 20-30 secondi, ma per guadagnarsi il diritto all'accoppiamento il maschio deve prima offrire del cibo alla femmina. Altro compito del maschio è quello di provvedere ad una “romantica” quanto imprescindibile tolettatura della femmina prima e dopo la copula. La fase successiva vede una graduale diminuzione degli accoppiamenti fino a scomparire quando la coppia inizia ad occuparsi del nido preparandolo alla deposizione delle uova, fase che inizia solitamente a metà aprile e che nell'arco di circa 4 settimane porterà alla schiusa delle uova.

Ambiente animali Gufo comuneL'eccezionalità di essere Comune

Il Gufo (impropriamente detto) Comune è, forse, il rapace più rappresentativo degli strigiformi, insieme alla civetta e a discapito del nome italiano, ha ben poco di comune. Riesce a colonizzare meglio di chiunque altro le aree boschive, arrivando fino e 2000m slm, si muove agevolmente in volo di notte nel bosco e si mimetizza perfettamente a riposo, assottigliando la propria figura e rizzando i ciuffi auricolari. Le leggende sul gufo traslano nella cultura popolare questa sua eccezionalità, prendendolo da un lato come simbolo di saggezza, chiaroveggenza dall'altro come portatore di sventure e collegamento col regno dei morti. Il comportamento più straordinario ed affascinante di questo rapace si manifesta in inverno; con l'avvicinarsi della stagione fredda, alcuni esemplari manifestano un comportamento stanziale, altri iniziano una migrazione latitudinale ed altri ancora verticale, scendendo dalle montagne in pianura, ma sembrano quasi darsi appuntamento in luoghi prestabiliti dove radunarsi per svernare, condividendo lo stesso albero in gruppi più o meno numerosi. Sono i cosiddetti roost, assembramenti di gufi che possono variare da poche unità a decine di esemplari sullo stesso albero; un comportamento più unico che raro per un rapace definito “comune” e che noi abbiamo scelto come copertina della nostra pagina facebook.

PER APPROFONDIRE SU ECOSISTEMA E RAPACI NOTTURNI LEGGI IL REPORT DELLA LIPU SUL NOSTRO ECOSISTEMA FLUVIALE

PER APPROFONDIRE SCARPONI ROTTI LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK

 Alessandro Bazzini

Scarponi Rotti Alessandro Bazzini foto presentazioneGuida Ambientale Escursionistica e Accompagnatore Turistico di Parma, membro del gruppo Guide Val Cedra e socio AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche dal 2015. Psicologo ed educatore appassionato, amante della montagna, dei Paesi scandinavi e nordici in generale e dell’incontro con differenti culture, ho sempre cercato di far coincidere questi miei interessi. Nei miei viaggi ed escursioni in solitaria, ho sempre cercato di scoprire la bellezza dell’infinitamente piccolo attraverso la contemplazione dell’infinitamente grande e viceversa. Ho sempre scelto l’immersione in una cultura e natura a me estraneee, la lenta scoperta di ciò che un territorio ha di bello, la sua storia e cultura, le sue tradizioni e leggende popolari e cerco di trasmettere queste passioni, interessi ed entusiasmo nelle escursioni nel nostro Appennino, nei viaggi all’estero, nelle attività con le scuole e con i grest, nei progetti con la neuropsichiatria adulta e infantile, con i Sert. Co-curatore della Rubrica “Scarponi Rotti” sul quotidiano on-line Rosso Parma, ho svolto e svolgo escursioni sul tema dei Rapaci Notturni e delle Tradizioni Contadine e Montane, oltreché alla scoperta degli ambienti naturali che si attraversano.

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