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Ambiente animali rapaci notturniSiamo in campagna nei pressi di un campanile. Il tramonto è passato da poco ed è iniziata una notte senza luna. Una leggera recente coltre di neve ricopre i terreni e le abitazioni. Appollaiato sul palo di una recinzione, un barbagianni vigila nella notte, pallido fantasma che si staglia nell'oscurità.
Un'arvicola si muove rapida e silenziosa sottoterra, lungo cunicoli famigliari, forse alla ricerca di qualche seme da portare nella sua tana, forse sorpresa dalla notte mentre gustava qualche tubero rimasto nei campi ora coperti di bianco. Dopo una svolta la galleria emerge dal terreno restando sotto il manto nevoso. L'arvicola esce rapida e subito si arresta.
Il barbagianni, con uno scatto, ruota il capo a sinistra, qualcosa ha attirato la sua attenzione.
L'arvicola è immobile, inconsapevole e al contempo circospetta; attende in silenzio il manifestarsi di un pericolo, pronta a rientrare nel tunnel, o la rassicurazione a proseguire. Quasi non respira, solo il flebile battito del suo piccolo cuore. Tu-tum, tu-tum.
Il barbagianni, compie ancora una piccola rotazione del capo a sinistra, il corpo immobile, ora il suo disco facciale a cuore è rivolto alle sue spalle. Tu-tum, tu-tum. Un istante e spicca il volo. La testa ora ferma a fare da perno al resto del corpo che, con silenziosa grazia, ruota permettendo al barbagianni di volare in direzione di quell'inconfondibile tu-tum, il ritmico suono della preda.
La planata è rapida e silenziosa, nessun fruscio di ali allerta l'arvicola che, ancora preda dell'indecisione, si accorge del rapace solo quando gli artigli del barbagianni affondano nella neve afferrandola e portando la morte per il roditore.

Ho voluto iniziare questo articolo con un racconto, innanzitutto perché speravo vi sarebbe piaciuto e poi perché mi offriva l'occasione per presentarvi alcune delle incredibili peculiarità fenotipiche e comportamentali dei rapaci notturni, nonché il fascino e mistero che da sempre li ammanta. Questi animali sono da sempre associati loro malgrado al mondo magico, occulto e dei morti... del resto, come dice la Signora del Ceppo in Twin Peaks “I gufi non sono quello che sembrano”... e ha ragione! Questi uccelli “a forma di strega” (strigiformi, appunto, come sono scientificamente classificati) hanno, abilità eccezionali che li rendono dei predatori infallibili.
Il barbagianni del racconto percepisce la presenza dell'arvicola con l'udito; differentemente da quanto si possa pensare, infatti, non è la vista a guidarli nella caccia, ma la percezione dei suoni. Quando li vediamo ruotare il capo tutt'intorno, appollaiati su di un posatoio, o a volo battuto sui campi col volto rivolto al terreno, non stanno “guardando” ma “ascoltando”.
Come fanno però a sentire il battito di un roditore sotto le foglie o addirittura sotto alla neve?
Grazie ad un'area del cervello maggiormente sviluppata, ad un ampio orecchio interno, a grandi aperture auricolari asimmetriche ed al disco facciale. Tralasciando le prime 2 caratteristiche, vorrei sfatare un luogo comune: i ciuffi auricolari presenti in alcune specie, non sono le orecchie; essi hanno principalmente la funzione di aumentare il mimetismo in caso di pericolo, “rompendo la figura”. Le ampie aperture esterne dei condotti uditivi sono disposte ai lati del capo in corrispondenza del bordo del disco facciale. Hanno forma e disposizione asimmetriche in modo da essere “colpite dal suono” con frazioni di millesimo di secondo di differenza e permettere così al rapace di capire se il suono provenga da destra o sinistra, dall'alto o dal basso; aiutate in questo dalla disposizione a raggiera del piumaggio del disco facciale, che, come una parabola, amplifica e direziona il suono verso le aperture auricolari.
Ecco quindi il barbagianni del racconto ruotare una prima volta il capo in direzione del suono, aggiustare la direzione una seconda volta affinché il suono colpisca finalmente entrambe le orecchie con la stessa intensità e poter così valutare correttamente la distanza dalla preda, che, a quel punto, è perfettamente localizzata.
L'arvicola non si accorge di nulla e non sente nemmeno il predatore in volo e questo grazie ad altri due adattamenti della specie alla caccia notturna: uno scheletro ultra leggero (7-8% del peso dell'animale, rispetto al 20% nell'uomo) formato da ossa cave ed un piumaggio maggiormente “penetrante” nell'aria e fonoassorbente rispetto ai rapaci diurni, grazie alla disposizione a pettine delle frange della lamina esterna delle penne remiganti, ad una frangia meno evidente in quella interna e a un piumaggio estremamente morbido e cedevole. Queste caratteristiche permettono ai rapaci notturni di non farsi sentire dalla preda né di sovrapporsi ai rumori emessi da essa.

Spero con questo breve articolo, primo di un trittico, di aver stimolato l'interesse e la curiosità per il mondo dei rapaci notturni, nella speranza che mi seguiate nei successivi, in cui scopriremo le principali tecniche di caccia, i rituali di accoppiamento, le caratteristiche delle singole specie presenti in Italia (Barbagianni, Civetta, Civetta nana, Civetta Capogrosso, Assiolo, Allocco, Gufo Comune, Gufo Reale, Gufo di palude, Allocco degli Urali) e come trovare le loro tracce sul territorio durante una passeggiata o un'escursione.

Alessandro Bazzini
Guide Val Cedra

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Guida Ambientale Escursionistica e Accompagnatore Turistico di Parma, membro del gruppo Guide Val Cedra e socio AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche dal 2015. Psicologo ed educatore appassionato, amante della montagna, dei Paesi scandinavi e nordici in generale e dell’incontro con differenti culture, ho sempre cercato di far coincidere questi miei interessi. Nei miei viaggi ed escursioni in solitaria, ho sempre cercato di scoprire la bellezza dell’infinitamente piccolo attraverso la contemplazione dell’infinitamente grande e viceversa. Ho sempre scelto l’immersione in una cultura e natura a me estraneee, la lenta scoperta di ciò che un territorio ha di bello, la sua storia e cultura, le sue tradizioni e leggende popolari e cerco di trasmettere queste passioni, interessi ed entusiasmo nelle escursioni nel nostro Appennino, nei viaggi all’estero, nelle attività con le scuole e con i grest, nei progetti con la neuropsichiatria adulta e infantile, con i Sert.

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