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Ambiente montagna natura neveBentornati a questo secondo appuntamento della neonata rubrica “Scarponi rotti”, prima di lasciarvi al prossimo articolo, poche righe per spiegare che qui troveranno spazio alcuni approfondimenti tematici su argomenti che ci stanno a cuore. Ci alterneremo quindi nella scrittura, seguendo ognuno le proprie passioni ed interessi, con articoli a volte “tecnici” a volte “emotivi”, ma mai, speriamo, noiosi.

Arrivati al parcheggio dei Lagoni si apre un sipario sui monti e il lago Gemini inferiore. Alle vostre spalle si trova il rifugio, del quale consiglio vivamente una visita, con un arredamento molto folkloristico. Al suo fianco potete ammirare un piccolo torrentello uscire dal lago; lo vedete saltellare, guizzare, creare degli spruzzi come un bimbo piccolo. E’ una delle sorgenti del Torrente Parma, le altre sono Lago Santo, le Guadine-Pradaccio e il Badignana le quali si unisco nelle vicinanze di Bosco di Corniglio. Spesso senza accorgercene camminiamo e osserviamo un territorio, l’Alta Val Parma, trasformato lungo migliaia di anni. Dal modellamento dell’era glaciale al disboscamento dell’uomo, dal contrabbando del sale al ritorno di animali sull’orlo dell’estinzione. Da quei laghi che regrediscono in torbiere ai passi pesanti con gli scarponi prima dei partigiani e poi dei turisti.
Il silenzio ancestrale ti circonda, ti dà la possibilità di tuffarti con la mente a ritroso. Lo skyline delle montagne che ammiriamo fu creato dal passaggio del ghiacciaio, come accennato prima, nell’ultima glaciazione (wurmiana). Con una erosione lenta ma costante, con il suo scricchiolare angosciante in un clima con un freddo siderale. Al suo ritiro, come un Sansone sconfitto, abbandonava il suo appoggio alle montagne e talvolta con un suono roboante che si inoltrava tra valli e convalli crollavano rocce dalle vette. Il lascito del ghiacciaio sono quei laghi che costellano la fascia sommitale della Val Parma. Sono anche quei massi che sbucano dal terreno con una forma arrotondata causata dal movimento del ghiaccio, levigandoli. In termine tecnico sono chiamate “rocce montonate”. L’origine va fatta risalire ad un simpatico alpinista ginevrino di fine settecento, Horace-Bénédict de Saussure, il quale si immaginava con quella forma i parrucconi dell’aristocrazia francese. Lui sarcasticamente volle irridere una moda ma altri la presero più sul serio e il 21 gennaio del 1793 fecero sparire con un taglio netto le parrucche, che non si potevano guardare, dalla testa degli aristocratici. Quel giorno oltre alla politica cambiò anche la moda.
Se dai Lagoni ci addentriamo nella faggeta in direzione Badignana potremmo ammirare, sbucati fuori dal bosco, i prati da pascolo che si alternano con la torbiera. In questo luogo è ubicata una vecchia capanna dei pastori, ora recuperata e trasformata in bivacco. Su internet c’è la possibilità di prenotare il pernottamento. In alcuni periodi dell’anno viene utilizzata la stalla antistante al bivacco e sfruttato il pascolo. Attenzione a non avvicinarsi troppo agli animali anche perché sono governati da cani da guardiania. Su una roccia è affissa una targa ad Ettore Fornsesi, l’ultimo pastore che in quelle zone faceva transumanza venendo da Bagnone.
Ci troviamo sull’itinerario dei “sentieri delle zone umide” che da Prato Spilla arriva fino a Lagdei. E intreccia laghi, torbiere, fontane, torrenti con tutta una fauna tipica che vive di queste risorse liquide.
Stiamo percorrendo la Memoria dell’acqua, ed è importante scoprirla per tutelarla.
Francesco Salton

 

ZFoto Salton di profiloFrancesco Salton

Fissare chi sono in queste righe è difficile, avrete il piacere di conoscermi volta per volta leggendo i miei articoli su questa rubrica e vedendomi in escursione, sono scorrevolmente in mutamento come un torrente. Mi evolvo, osservo, incamero e trasformo, mi butto all’arrembaggio in nuovi progetti. Anche se credo convintamente nelle mie idee e nei miei principi. Adoro farmi contaminare e contaminare chi mi sta attorno, tenendo un filo rosso che unisca i miei passi. Chi mi conosce bene mi descriverebbe con l’aforisma Panta Rhei, tutto scorre.
Ho lavorato per anni in fabbrica come operaio, le mie basi scolastiche sono legate all’Istituto “Solari” per l’agricoltura e l’ambiente di Fidenza. Ora lavoro da anni come Operatore Socio Sanitario in un centro residenziale di disabili. Le persone di questo centro mi hanno dato la possibilità di crescere sotto tutti gli aspetti.
La volontà di diventare Guida Ambientale Escursionistica nasce dalla voglia di inserire un ulteriore tassello nei miei progetti di vita, avendo la possibilità in questo modo di trasmettere mie passioni e sensibilizzare su tematiche per me centrali come l’ambiente e il rapporto (confronto/scontro) dell’uomo con la natura. Lo sento visceralmente mio questo tema, sin da bambino, provenendo la mia famiglia da un paesino di montagna dell’Appennino parmense. Territorio che ha vissuto secolarmente la contraddizione del rapporto dell’uomo con l’ambiente. Sono in me impliciti il rispetto e l’ammirazione della natura.
E il modo migliore per scoprire geograficamente (nel vero senso più ampio) un territorio è la cucina. Ma questa però è un’altra storia….
P.S. faccio outing, ho letto il libro de “Il Signore degli Anelli” tredici volte. Quando mi incontrerete chiedetemi a quante volte sono arrivato.

PER APPROFONDIRE LEGGI

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