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Adolescente murales piediNel tempo abbiamo cercato di ricordare quanto sia importante collegare le cause alle conseguenze. La società non è una funzione matematica ma nemmeno una zattera nella bufera. Le scelte presenti definiscono gli eventi dei prossimi anni, ed è da parecchio che le scelte in ambito di politiche giovanili sono palesemente sbagliate. E la responsabilità delle strade rovinose che si stanno percorrendo hanno nomi e cognomi. Di solito a questo punto il parmigiano medio ripensa a Pietro Vignali, come se ogni orrenda nefandezza o lieve seccatura potesse essere ricondotta alla sua amministrazione per l’eternità. Armato di spugna, l’ex-sindaco ci lava la coscienza gratis, così possiamo pensare che l’attuale gestione comunale non rappresenta un disastroso muoversi a tentoni tra problemi urgenti, facendo affidamento su tutti coloro – persone e organizzazioni – che da lustri demoliscono l’edificio socio-educativo dedicato ai nostri ragazzi.
Lo chiamano Modello Parma. Ma il Modello Parma non esiste. Di certo non è un modello, a meno che non consideriamo esemplare l’atto stesso di trascurare il disagio che attraversa gli adolescenti. Fieri di qualificare il tempo dei ragazzi programmandoli come automi, questi professionisti delle discipline educative – ai quali non affideremmo la cura di un’unghia incarnita – stanno in realtà riempiendo le proprie ore, e in alcuni casi anche i portafogli, nel peggiore dei modi: ignorando il lato emotivo, la parte in cui – per colpa del mondo che abbiamo generato – i ragazzi sono quasi analfabeti, e chiedono il nostro accompagnamento. La verità è che i personaggi che si aggirano nei meandri del socio-educativo detestano gli adolescenti, e vogliono passare con loro il minor tempo possibile, e nella maniera più innocua. Senza investire nulla di sé nella relazione, senza ascoltare. Solo rifornendoli di modi per tenersi occupati, così non ci stanno tra le scatole.
La prossima volta che la Gazzetta di Parma metterà in prima pagina una rissa in centro tra giovani e all’interno un bel servizio di elogio ai soliti noti che si occupano dei nostri ragazzi istruendoli in competenze autoreferenziali come il video-making, facciamo uno sforzo critico: mettiamo insieme le due notizie. E chiediamoci chi è rimesto in questa civiltà complessa a spendere tempo, soldi e energie per le competenze emotive e sociali. Non per le frivolezze.
Storia tradizionale araba: E’ notte, un uomo cerca qualcosa sotto un lampione; un passante gli chiede che sta facendo; “Cerco le mie chiavi, le ho perse vicino a casa”; “E perché le cerchi qua?”; “Perché qua c’è più luce.”
Ecco come funziona. Meglio stare dove c’è luce, perché nell’oscurità non sai che si trova: il disagio, l’abuso di sostanze, l’insicurezza, le dipendenze, la depressione, i disordini alimentari. Il Comune di Parma preferisce cercare in piena luce, ma le chiavi – così come la verità – stanno da un’altra parte.

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