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Ambiente animali orso in gabbia ours ferme bileNella vecchia fattoria dello zio Tobia è davvero un illusorio inesistente. Sin dagli anni ottanta, in Asia, vennero introdotte delle vere e proprie fattorie degli orrori: le fattorie della bile, all’interno delle quali molte e scioccanti tecniche di estrazione della bile degli orsi hanno preso piede e si sono sviluppate.

Tutte queste fattorie degli orrori, il solo soprannome che meritano, senza esclusione di colpi, generalmente permettono l’estrazione di 50-100 ml circa di bile, tecnica estremamente brutale e dolorosa per gli orsi. Nei primissimi anni veniva adoperato uno stretto tubo di gomma (sostituito negli anni da delle canule ferruginose) letteralmente conficcato sotto la pelle dell’orso e chirurgicamente attaccato alla cistifellea. Un operatore ne estraeva poi la bile attraverso il tubo di gomma che fuoriusciva dalla parte alta della coscia dell’orso. Tale carneficina spietata venne scoperta grazie alla statunitense Jill Robinson, durante uno dei suoi viaggi. Un’esperienza così forte da spingerla a creare l’organizzazione internazionale Animal Asia che da anni fa pressione sui governi asiatici perché venga posta fine a questa pratica con azioni concrete: da un lato liberando e ospitando gli orsi in rifugi creati ad hoc, dall’altro cercando di coinvolgere gli agricoltori locali per trovare loro un’attività economica diversa. La medicina cinese, a torto evidentemente, ritiene che dalla bile degli orsi asiatici si possa ricavare un utile rimedio per alcuni tipi di malattie. Nei primissimi anni di tale pratica gli orsi venivano uccisi per estrarne la bile, fino al momento in cui lo stesso governo ne vietò l’abbattimento a causa di una possibile estinzione della specie. Purtroppo però invece di migliorare, la situazione peggiorò: gli orsi difatti non vennero più uccisi bensì catturati e richiusi in gabbie così strette, non più grandi del loro stesso corpo, da non permettergli di potersi alzare e muovere, deformandogli le ossa e atrofizzandogli gli arti. Una sofferenza così insopportabile da spingere gli animali a cercare di togliersi la vita, con gli agricoltori pronti a rimuovere loro unghie e denti per evitare gesti di autolesionismo. Si contano, ad oggi, circa 20 mila orsi Neri Asiatici, se non di più (conosciuti anche come Orsi della Luna per via della loro meravigliosa luna crescente sul manto del torace) catturati con trappole che spesso causano loro terribili mutilazioni, imprigionati per oltre 20 anni, tutta la durata della loro vita, durante la quale vengono “munti” giornalmente per la dolorosissima estrazione della loro bile attraverso rudimentali cateteri di metallo e tubi di plastica conficcati profondamente nelle loro cistifellee, oppure attraverso fori permanentemente aperti ed infetti praticati nel loro addome, attraverso i quali la bile gocciola. Non è molto difficile immaginare che i poveri orsi vivono una vita di torture prima di morire letteralmente pazzi e agonizzando lentamente in seguito ad infezioni croniche e tumori. La bile è usata nella medicina tradizionale cinese come blando antiinfiammatorio, nonostante siano disponibili sul mercato oltre 50 rimedi alternativi, erboristici e di sintesi. Viene anche impiegata per altri prodotti destinati al mercato asiatico tra i quali: shampoo, dentifrici, bibite e molto altro ancora. Una buona notizia, tra tanti atrocità sta nel fatto che il Vietnam abbia finalmente deciso di dire basta a questa crudele pratica, vietando la detenzione di questi animali in aziende agricole. Gli allevamenti erano già illegali dal 1992, ma il governo non aveva sufficienti risorse per far rispettare i divieti. Ora il nuovo provvedimento prevede che gli orsi non possano essere tenuti nelle aziende agricole e questo dovrebbe dare un altro duro colpo a questo business senza scrupoli. Non solo: nel giugno del 2000, a fatica, Animals Asia Foundation è riuscita a concludere un accordo storico con il Governo Cinese per la liberazione di 500 orsi e la progressiva chiusura di tutti gli allevamenti degli orrori. I dati ci indicano che a fine del 2000 più di 40 allevamenti sono stati chiusi e circa 300 orsi della luna sono stati affidati alle cure di AAF e ospitati nell’oasi di Chengdu. In Vietman sono stati invece accolti 55 orsi nel santuario di Tam Dao. Gli orsi purtroppo, non possiamo negarlo e tantomeno far finta di niente, arrivano ai centri di recupero in condizioni a dir poco scioccanti: malati oltre i limiti dell’immaginazione, terrorizzati, denutriti, e con bisogno urgente di cure veterinarie, interventi chirurgici e in ultima istanza di essere accuditi con tutta la pazienza e l’amore possibili e inimmaginabili. La loro riabilitazione richiede molto tempo, mesi e mesi. Ancora oggi si sta trattando con i governi cinese, vietnamita e coreano per ottenere la chiusura definitiva di ogni singola fattoria della bile. Rosso Vivo del giovedì vorrebbe poter scrivere di vittorie e di isole felici per i nostri aMici animali ma non è possibile, non in questo secolo almeno. Informare e aprire menti e coscienze è compito spesso alquanto ingrato eppure va fatto, Rosso Vivo ne è certo, senza ombre di dubbi.

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