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ZFoto volantino doctor burnout 1080x675Trattasi, il burn-out, di una mera malattia, la quale, secondo Marshall, si identifica come: “una perdita di interesse vissuta dall’operatore verso le persone con le quali svolge la propria attività (pazienti, assistiti, clienti, utenti, ecc), una sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in persone che, per professione, sono a contatto e si prendono cura degli altri. Il contatto costante con le persone e con le loro esigenze, l’essere a disposizione delle molteplici richieste e necessità, sono alcune delle caratteristiche comuni a tutte quelle attività che hanno obiettivo professionale il benessere delle persone e la risoluzione dei loro problemi, come nel caso di medici, psicologi, infermieri, insegnanti, ecc..”. Trattasi, ahinoi, di una sindrome in costante aumento tra i lavoratori, tra i quali vengono annoverati i liberi professionisti o dipendenti, l’avvocato, il ristoratore, il politico, l’impiegato delle poste, il manager, la centralinista, la segretaria, l’insegnate, l’educatore, il poliziotto, il vigile del fuoco, l’infermiere, il medico e molti altri. Esso, viene considerato, da molti studiosi, non solo un sintomo di sofferenza individuale legata al lavoro bensì anche un problema di natura sociale, causato da dinamiche sia sociali, sia politiche che economiche. Troppo spesso, i contesti lavorativi richiedono alle persone una eccessiva “dedizione” e impegno, sia in termini economici sia in termini di risorse emotive e mentali, mettendo in secondo piano i valori personali rispetto a quelli lavorativi e aziendali, senza pensare alla continua precarietà contrattuale, la remunerazione eccessivamente al ribasso rispetto alla professionalità richiesta e al poco riconoscimento meritocratico, con scarse possibilità di crescita carrieristica, sono tutti fattori che incidono in maniera feroce sullo stress dei lavoratori. La questione diviene ancor più critica nel momento in cui le tensioni, le frustrazioni lavorative vengano trasportate nella vita privata, con conseguenze fisiche e mentali spesso molto serie. Rabbia, aggressività e apatia vengono spesso riversate in famiglia, sui partner, sui figli, fomentando così un crescendo di tensioni a non finire. Innanzitutto va detto che non è sempre facile riconoscere e riconoscersi il burn-out. Troppo spesso si tende a far ricadere la colpa del proprio malcontento e malumore alla persona in sé e non al contesto lavorativo nel suo insieme. Ancora molti datori di lavoro ignorano tale problematica, dimenticando che tale sindrome, non solo incide sul singolo lavoratore ma può avere pesanti ricadute sull’intera economia aziendale e organizzativa. Decisamente, un’organizzazione che agisce a sostegno dei propri dipendenti, investendo in figure professionali competenti in materia, è un’organizzazione forte. Ma cosa posiamo fare noi in mnaiera individuale? Spesso le persone possono avere difficoltà a rivolgersi ad un professionista per farsi aiutare, ciò a causa sia di pregiudizi personali, culturali e sociali verso la categoria di professionisti che si occupa di tali problematiche, sia perché spesso non sanno davvero a chi rivolgersi. Potrebbe però essere utile imparare a prevenire il burn-out semplicemente riducendo gli aspetti negativi presenti sul proprio posto di lavoro, ma anche tentando di aumentare quelli positivi. Tra le varie azioni possibili a livello individuale possiamo citare: porsi degli obiettivi realistici, variare la routine, fare delle pause, prevenire il coinvolgimento eccessivo nei problemi della vittima, favorire il benessere psicologico e bilanciare frustrazione e gratificazione, applicare tecniche di rilassamento fisico e mentale, separare lavoro e vita privata, per evitare la propagazione del malessere nella vita familiare. A livello sociale invece sarebbe molto utile il: rafforzamento della relazione con amici e familiari allo scopo di compensare i sentimenti di fallimento e frustrazione legati alla vita lavorativa; rafforzamento delle relazioni positive con altri colleghi da cui possono derivare riscontri positivi, sostegno, utili confronti. Vi sarebbero ovviamente molte azioni anche a livello istituzionale e organizzativo da mettere in atto ma non è questa la sede per discuterne, poiché personalmente, qui ed ora è mio interesse che ognuno di noi impari a gestire le proprie risorse nella maniera migliore, affidandosi alle proprie competenze. La strada da percorrere è certamente ancora lunga e tortuosa ma molto è già stato fatto negli ultimi decenni. Sta a noi riconoscere i campanelli d’allarme soggettivi che il nostro corpo, la nostre mente, ci rimandano quotidianamente per porvi rimedio in maniera anticipatoria, se possibile. Altrimenti possiamo sempre affidarci agli esperti del benessere. Parola di Counselor! Per scrivermi, per pormi domande e per approfondire i temi che affronto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
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