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Violenza di genere pugno contro cuoreOggi, 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne. Giornata di sensibilizzazione a 365 gradi, tanti quanti sono i giorni nell’anno.

Un problema sociale e culturale che necessita di un importante percorso in merito alla ricostruzione di un modo nuovo di relazionare tra donna e uomo, un cammino ri-educativo sulle nuove generazioni. Mai cosa più difficoltosa vi è stata come quella di scardinare, sradicare stereotipie di genere ma non solo, alla base di violenze giustificate e prive di alcun fondamento umano e sociale. In particolare, lo stereotipo di genere, basandosi sulle false credenze rispetto agli attributi personali delle donne, implica inevitabilmente specifiche aspettative culturali rispetto ad: apparenza, occupazione, competenze, abilità, interessi, come se si trattasse di una lente deformante, che distorce e reinterpreta la realtà sulla base delle credenze e delle aspettative, infondate, sulle quali si basa. Purtroppo, vi è ancora oggi un gran numero di persone che subisce i condizionamenti dettati dagli stereotipi, associando determinate attività piuttosto che determinati comportamenti o atteggiamenti all’uomo piuttosto che alla donna (in questo caso specifico di stereotipia di genere, la cosa vale anche per stereotipie legate ad etnie, estrazione sociale, credo religioso e tanto altro ancora). Il consolidarsi e il persistere degli stereotipi, ha fatto sì che essi venissero riconosciuti come caratteristiche biologiche specifiche dei due generi, in quanto, essendo “reiterati nel tempo, gli stereotipi portano a ritenere “normale” ciò che suggeriscono” (Priulla, 2011). Ma allora che cosa possiamo fare per debellare queste assurde stereotipie offensive, distruttive se non addirittura in taluni casi mortali? L’unica strada possibile consiste nel cambiare l’atteggiamento mentale delle persone, iniziando a educare i bambini e i ragazzi, ovvero le donne e gli uomini di un domani, nella direzione della valorizzazione delle differenze di genere e non nel loro screditamento. In molti ormai sanno, che essi siano genitori o meno, quanto sia difficile educare i figli, ancor più educarli alla parità e alla valorizzazione di genere. Tuttavia è nostra responsabilità orientarci in questa direzione, se vogliamo dare e trasmettere alle nuove generazioni un futuro diverso e migliore. Ma in concreto, in cosa consisterebbe educare alla parità di genere le nuove generazioni? Innanzitutto equivale a trasmettere il seme del rispetto e della valorizzazione delle differenze, comunicando ai bambini il concetto che maschi e femmine sono diversi fisicamente, hanno un diverso modo di comportarsi, relazionarsi e comunicare ma questo non significa che uno è superiore all’altro, bensì che devono avere gli stessi diritti, meriti, opportunità e riconoscimenti. Evidentemente i nostri ragazzi devono poter ritrovare conferma e coerenza tra quello che gli adulti asseriscono e il comportamento che questi ultimi mettono in atto a scuola, in famiglia, per strada. Molto importante sarebbe insegnare ai nostri giovani che il riconoscimento e la valorizzazione avviene per come gli esseri umani sono e per le peculiarità, capacità e abilità soggettive che essi hanno, a prescindere dal genere di appartenenza e/o allo status sociale; questo favorirebbe lo sviluppo di un pensiero critico nei bambini anche nei confronti dei messaggi pubblicitari o dei racconti che tuttora si trovano in alcuni libri di scuola. Sono fermamente convinta che solamente tramite l’educazione delle nuove generazioni all’insegna della valorizzazione delle differenze e della parità di genere (e non solo di genere), si possa, passo dopo passo, arrivare finalmente alla costruzione di un nuovo pensiero collettivo sempre più incline alla soppressione di stereotipie arcaiche e infondate. In ultimo, sarebbe molto importante accrescere il senso di autostima, di resilienza nelle donne mature di questa era, intraprendendo con esse dei percorsi di vero abbandono di secoli di sensi di colpa, dettati dal dover fare e dover essere senza poter recriminare spazi personali e senza potersi spesso permettere di urlare un NO verso l’esterno, con il semplice diritto di far prevalere le proprie priorità, i propri bisogni e desideri. Sostenere gli uomini maturi di questo periodo storico ad ammettere fragilità e senso di smarrimento del tutto umani e non come maschere da celare sotto corazze d’amianto luccicanti. Insegnare un nuovo modo di contattare le proprie paure senza sentirsi perdenti o scherniti da secoli di stereotipie infondate. Un processo lento e faticoso che una volta innescato, sarà inarrestabile. Parola di Counselor!
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