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ZFoto scarpe simboliPartiamo dalla certezza del fatto che quando parliamo di capi e accessori in pelle, cari aMici del giovedì di Rosso Vivo, parliamo di un prodotto derivato dalla lavorazione di pelli di animali, cosa alquanto poco etica a detta nostra.

Ma anche l’eco pelle, ahinoi, è un prodotto di origine animale. L’unica differenza con la pelle sta nella sua lavorazione, la cosiddetta concia. La concia ha la funzione di interrompere la decomposizione naturale delle pelli. Attualmente, per la concia della pelle, vengono utilizzati prodotti di natura chimica. Nella concia dell’eco pelle invece vengono adoperate tecniche naturali, a basso impatto ambientale, rispettando così le esigenze di salute e di sicurezza del consumatore ma non di certo quelle degli animali. Ecco che a questo punto dobbiamo avvalerci, se vogliamo utilizzare abbigliamento ed accessori etici, della similpelle, un materiale resinoso o plastico, sintetico e di origine non animale. Ha un costo ridotto, è leggera e resistente, ma proprio per il suo rivestimento di plastica, con il tempo tende a rovinarsi. Nella maggior parte dei casi, la similpelle è prodotta in PVC, una plastica di difficile riciclo, che si degrada solo dopo centinaia di anni e che, purtroppo ha un fortissimo impatto negativo sull’ambiente. Abbiamo così scoperto che eco pelle e similpelle non sono sinonimi. E questo ci porta a fare una scelta. E’ meglio l’eco pelle, maggiormente degradabile e con un minor impatto per l’ambiente ma pur sempre un prodotto animale, o la similpelle, della quale la degradazione e lo smaltimento sono ben lontane dall’essere innocue per la nostra salute e il nostro Pianeta? Noi, come sempre, siamo del parere che per poter scegliere in coscienza si necessita di informazioni chiare e dettagliate. Personalmente tenderei a salvaguardare animali ed ecosistema, quindi proverei a rinunciare ad entrambe le soluzioni optando per delle alternative molto più etiche, ecologiche e forse anche economiche quali cotone e lino, ovviamente siamo responsabile delle scelte fatte e ne prendiamo atto. La lana, per ragioni di cui a breve parleremo, la eviterei a priori poiché vi si nasconde una mercificazione ed una realtà industriale dell’orrore per le pecore dell’ultimo secolo. Quindi se immaginate che il vostro morbido gomitolo di lana di coniglio o di pecora o di lama si srotoli in maniera del tutto naturale e con immensa gioia dell’animale in questione si tramuti in teneri e caldi golfini sferruzzati dalla nonnina della fattoria felice, vi sbagliate di grosso. Resta il motto, a nostro parere: informati e responsabilizzati. A presto qui in Rosso Vivo!

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