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ZFoto unnamed ciabatMolti messaggi mi sono pervenuti da ogni parte d’Italia in merito alla confusione tra quelle che sono le figure professionali tra il Counselor ed un Coach. Mi chiedete se vi è sovrapposizione professionale o di metodo, se sono figure professionali che tendono o meno alla collaborazione e molto altro ancora.

Cercherò quindi, in questa sede, di dare una mera griglia informativa in merito a tale argomento. Partiamo con quelle che sono le loro analogie: sono entrambi metodi di sostegno e sviluppo alla persona che affondano il loro operato sulle risorse interiori della persona, in un’ottica di recupero e potenziamento delle competenze individuali. In entrambi i casi i clienti sono i protagonisti primari di ogni incontro. Counselor e Coach si avvalgono di una comunicazione empatica che miri a realizzare un contesto sicuro e degno di fiducia per il cliente. Entrambi i professionisti sostengono lo sviluppo di competenze trasversali utili alla persona nel corso della propria vita personale e professionale. Una ennesima analogia tra le due figure professionali sta nel fatto che sono legati ad un “contratto” nel quale vengono definiti gli obiettivi che il cliente desidererebbe raggiungere, obiettivi che vengono “monitorati” lungo tutto il percorso, della durata relativamente breve, solitamente trattasi di una decina di sedute per un percorso individuale, variabili in base agli obiettivi che ci si prefigge di voler raggiungere. Detto ciò, proviamo ad individuare quelle che invece sono le differenze tra le due professioni. Un cliente che sta attraversando un momento di empasse che mette a dura prova il suo modo di scegliere, di sentire e di percepire o che sente di provare un disagio emotivo o relazionale verso se stesso o l’esterno è decisamente attività del Counselor. Non solo, anche situazioni di attraversamento di una cosiddetta “fase di passaggio” quali una separazione, un lutto famigliare e per questo intendo anche del proprio animale domestico, la nascita di un figlio, l’avanzamento di una carriera anche se da tempo sognato ma pur sempre fonte di stress, il pensionamento e tutto ciò che richiede il bisogno di una maggiore autorealizzazione è ancora una volta un lavoro prettamente da Counselor. Fondamentalmente , il Counselor si occupa delle relazioni di aiuto con lo scopo di sostenere le persone nell’individuare nuove possibilità con la peculiarità di saper utilizzare quella famosa “arte di aiutarsi”, facendo sì che le persone possano scoprire le proprie rappresentazioni del mondo, comprenderne la natura e le origini, spronandole, laddove ve ne fosse necessità, a modificarle, mettendo le persone in grado di trovare risposte nuove e diverse alle problematiche che le stavano ostacolando. Il coaching invece aiuta gli individui a sviluppare competenze, liberare potenzialità soprattutto legate alla sfera professionale quale la capacità comunicativa, il lavoro in gruppo, la capacità di leadership. Tutti fattori cruciali per il raggiungimento di una performance professionale eccellente. Una mera focalizzazione, da parte del Coach, su quelle che sono le azioni, gli obiettivi, il rendimento, i risultati, le strategie e le soluzioni. Un approccio, quello del coaching, indicato alle persone che hanno già ottenuto validi risultati ma che desiderano alzare il loro livello di professionalità facendo nuove esperienze, realizzando nuovi traguardi gestendo con maggiore equilibrio la pressione professionale. Indubbiamente differenze sostanziali ve ne sono anche nell'utilizzo di metodologie adoperate sia per aumentare la capacità autoesplorativa del cliente, sia per “consegnargli” nuovi preziosi strumenti di consapevolezza personale. A questo punto non resta altro che interpretare la necessità effettiva delle persone/clienti ed indirizzarle verso il professionista giusto.
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