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ZFoto Biondi FabioIn una domenica uggiosa di novembre, non c'è compagnia migliore di quella di una buona musica. E se oltretutto è eseguita dal vivo da grandi professionisti, ancor meglio. Aggiungiamoci un ambiente suggestivo, e otteniamo un incontro musicale perfetto.
Questi sono stati gli ingredienti del recital “La storia del violino in Europa”, a cura del Maestro Fabio Biondi, che domenica 20 novembre al Teatro Due ha illustrato la storia di alcuni grandi violinisti compositori operanti tra il 1700 e il 1750: Arcangelo Corelli, Antonio Vivaldi, Francesco Geminiani, Francesco Maria Veracini, Giuseppe Tartini, Pietro Antonio Locatelli. Una piccola introduzione didattica, in cui accanto a una descrizione dello stile hanno trovato spazio anche aneddoti sulle vite di questi grandi musicisti, anticipava di volta in volta la parte musicale, in cui Biondi al violino ne eseguiva i componimenti accompagnato al clavicembalo da Paola Poncet.
Seguendo una scansione cronologica, Biondi è partito parlando di quella pietra miliare nella storia del violino che è Arcangelo Corelli, fine intellettuale oltre che ottimo musicista. Alla base del suo comporre c'è un pensiero molto alto, che trapela dalla nitidezza formale dei suoi brani. L'astro di Corelli brillò talmente tanto che finì col creare una vera e propria scuola violinistica. In tanti si spacciavano per suoi allievi diretti, anche se lui in realtà pare ne abbia avuti pochissimi. Tra di essi vi fu Francesco Geminiani, che però, una volta trovato successo all'estero, non mancò di raccontare aneddoti poco edificanti sulle effettive abilità del suo maestro. Aneddoti che risultano poco credibili, alla luce delle altre fonti che parlano di Corelli. Chi invece è stato descritto dalle fonti, e anche dalle parole di amici, con poche lusinghe è Antonio Vivaldi. Autodidatta dal talento chiaro, ma dalla condotta di vita discutibile, è stato spesso descritto come un arraffone, spesso al limite della truffa, e impostore per natura. Problemi di salute bloccarono la sua carriera di concertista, e si dedicò alla composizione e alla didattica. Per la natura del suo incarico più duraturo, interno al Pio Ospedale della Pietà, dove trovavano asilo fanciulle orfane, nessuno dei suoi allievi diffuse il suo stile. Di Francesco Maria Veracini, il maestro Fabio Biondi ha saputo raccontare con ironia il temperamento indomito, che a Dresda l'aveva addirittura portato a litigare con il collega Pishendel. La lite fu così furiosa che per placarsi Veracini non seppe far di meglio che gettarsi da una finestra, rompendosi una gamba. Si è poi passati a Tartini, musicista di profonda cultura letteraria, di cui Biondi ha eseguito la splendida “Didone abbandonata”, per concludere poi con il virtuosismo di Locatelli.
Il programma era durato già quasi due ore. Il pubblico però ha talmente apprezzato la bravura, la preparazione, la narrazione del maestro Biondi e di Paola Poncet, duo molto affiatato di musicisti preparatissimi, che li ha richiamati sul palco più volte, riuscendo a strappar loro ben due bis.

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