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Sogeap autorita civiliEra un esito atteso dai lavoratori e dalla politica, un po’ meno dalla città, che non sta dimostrando un grandissimo attaccamento al proprio scalo cittadino: il cda della Sogeap si è finalmente riunito con esito felice, dopo ben due rinvii ( PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ), e ha sancito l’attesa ricapitalizzazione dell’aeroporto Verdi.
L’operazione economica era particolarmente rilevante: il Comune di Parma ha venduto le quote di Fiere di Parma a Crédit Agricole, per entrare in questa società in perdita strutturale storica ( PER APPROFONDIRE LEGGI LA CRITICA DELLA CORTE DEI CONTI ), e se i privati non avessero onorato i propri impegni morali nei confronti della città si sarebbe configurato un danno alle casse del Comune ancora superiore a quello paventato dai critici. Nel link sopra il biasimo della Corte dei Conti di Bologna, che ha avuto parecchio da eccepire rispetto alle scelte di Marco Ferretti e Federico Pizzarotti.
E’ di 4,5 milioni di euro, l’aumento di capitale deliberato, anche se nessuno pare aver ancora sottoscritto nulla (i soci hanno tempo fino al 30 giugno). Fondamentalmente “benzina” per un annetto e rotti, dato che lo scalo parmigiano perde una media di 3,5 milioni di euro all’anno. No, non è una cifra che mettiamo “ad catsum”: è la chiusura del bilancio per l’esercizio dell’anno 2016 ( LEGGI ).
Il socio Comune di Parma (detto dei soldi spesi per entrare nella società guidata da Dalla Rosa Prati) metterà dai 2,5 ai 5 milioni di euro in opere infrastrutturali attorno allo scalo, che vanno intese come rafforzamenti di traffici viari e collegamenti in senso lato, mentre è di 12 milioni di euro il denaro che Stefano Bonaccini farà arrivare dalla Regione per gli allungamenti della pista, che però vivono il problema di terreni ancora da espropriare e di residenti della zona estremamente refrattari (se non proprio contrari).
Il nodo cruciale della questione, sia dal punto di vista dell’impatto economico che dell’inquinamento acustico ed ambientale in genere, è il “quanto” dell’arrivo del trasporto cargo, ad oggi argomento nebuloso, che non ha lesinato cambi di versione e risposte vaghe. Ma ancora più di quello a preoccupare (i lavoratori con cui ci siamo confrontati, come minimo) è un piano industriale che pare scritto dai Puffi e che è davvero lontano dall’apparire rassicurante: in tal senso sarebbe veramente importante definire un percorribile percorso espansivo sul medio periodo, invece che buttare "il deca tanto per uscire dalla riserva", per così dire.

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