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Fiere di Parma delibera di giuntaUn momento imbarazzante, sia sul piano politico che su quello dell’informazione locale: è questo il risvolto determinato dal tema Fiere di Parma afffrontato in Consiglio comunale.
Giuseppe Bizzi, Consigliere comunale di Possibile ( forse ), si alza e fa una comunicazione urgente alla Giunta, nella quale sottolinea come il DUP ( Documento Unico di Programmazione LEGGI LEGGI ) fosse su questo argomento possibilista, mentre l’atto successivo del Bilancio inserisse tra le voci in entrata i 4 milioni, come se si desse per assodata la vendita delle azioni di Fiere di Parma in capo al Comune ( LEGGI DELL'APPROVAZIONE DEL BILANCIO ).
“Sul Regio – afferma sibillino Bizzi – non vedo uguale interesse dei privati”.
Cosa esce di questa disamina sulla stampa? “Il controllo resta pubblico”, titolano i due quotidiani a maggiore diffusione, Gazzetta di Parma e Repubblica Parma.
Le due ammiraglie dell’informazione locale riportano le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio della giunta Pizzarotti, Marco Ferretti, prendendole per buone. Affermazioni di fronte alle quali giornalisti di quella caratura, di quella preparazione, avrebbero dovuto rispondere “e grazie al cavolo!”. Il non farlo diventa ipso facto un giudizio sull’etica, e implicitamente sul concetto di “ordini di scuderia” che ancora oggi imperversa nelle varie redazioni. Nella fattispecie uno di essi deve suonare qualcosa del tipo: "Pizzarotti ci garantisce tutta una serie di partite economiche, quindi DEVE essere rieletto..chiaro?".
GRAZIE AL CAVOLO I: i nostri lettori hanno già potuto approfondire la questione relativa alle Fiere di Parma ( LEGGI LEGGI LEGGI ), ma una rinfrescatina non guasta certamente: Bonaccini, da tempo protettore politico del nostro primo cittadino, desidera un ente fieristico da area vasta.

La cosa non conviene per nulla, alla nostra città, per un motivo molto semplice: le nostre Fiere hanno i conti a posto, un ottimo riscontro di pubblico e una notevole autonomia su tutti i fronti, mentre le altre, Bologna su tutte, presentano bilanci devastati, problemi sindacali e performances piuttosto altalenanti. Federico Pizzarotti ( LEGGI ), di fronte a questa ipotesi si dichiara immediatamente contrario, poi però le elezioni si avvicinano e misteriosamente dà vita a tutte le azioni necessarie a rendere possibile l’operazione. Da Bologna, sindaco Merola in testa, arrivano grandi attestazioni di stima nei confronti dell’ex pupillo di Grillo. In quell'ottica di fusione va inserita anche la frase di Marco Ferretti relativa all'acquisto di quote da Parma delle Fiere di Bologna: non è una scelta...se si fa la fusione tu compri azioni mie ed io compro azioni tue. Funziona così, non è che Ferretti stia compiendo chissà quale operazione.

Federico Pizzarotti Azzali Casa AzzaliL’Unione Parmense degli Industriali annusa l’affare e, neanche fossimo di fronte all’IRI di Romano Prodi, presenta una sorta di manifestazione di interesse rispetto al pacchetto azionario pubblico in capo a Comune e Provincia di Parma. I dividendi annuali per i due enti sono da capogiro, ma un po’ come è avvenuto per le azioni Iren i due capibastone (Federico Pizzarotti e Filippo Fritelli) non guardano al dopodomani, preferendo incassare il malloppo. Quest’ultimo è estremamente utile a sfoggiare un Bilancio di carattere elettorale (Fritelli punta al Parlamento) e a poter spendere ciò che si vuole in prebende. Gli industriali vogliono un bene comune che produce utili: questo dovrebbe essere il primo “grazie al cavolo” che chi ha un ruolo di vigilanza per conto della collettività dovrebbe spontaneamente esclamare.
GRAZIE AL CAVOLO II: “il controllo resta pubblico”, ha dichiarato Marco Ferretti, quasi la cosa dipendesse da lui e/o fosse il frutto di una valutazione etica da parte della giunta Pizzarotti (etica...Pizzarotti...ma per favore!). A questo punto non è la commessa di Castagnoli o la cassiera del Lidl che dovrebbe sobbalzare, ma sempre quelli sopra, investiti del ruolo di vigilanza eccetera eccetera.
La delibera di Giunta numero 107, edita il 27 marzo 2017, a firma Marta Segalini, del resto è piuttosto chiara rispetto a tutta una serie di situazioni, e fa specie che testate così serie e di cotanta storia editoriale evitino di entrare nel merito di quanto affermato da un mantenuto con i soldi del contribuente.
In essa ( GUARDALA DA SOLO CLICCANDO QUI ), denominata “Fiere di Parma S.p.A. - Linee di indirizzo per l’avvio di analisi in materia di rafforzamento del coordinamento strategico dei soci pubblici territoriali finalizzato all’ampliamento della partecipazione alla compagine sociale da parte di soggetti privati. I.E” , si legge chiaramente che a seguito dell’accordo siglato nel 2005 dagli allora sindaco di Parma e presidente di Provincia, Elvio Ubaldi e Vincenzo Bernazzoli ( LEGGINE UN SUNTO CLICCANDO QUI ), le componente pubblica assume “l’impegno a mantenere quote di partecipazione in Fiere di Parma S.p.A. stabili ed identiche, individuando altresì una quota di partecipazione minima pari al 26% per ciascun ente sottoscrittore” .
Federico Pizzarotti Chiesi Casa centro ricercheBadate bene, non è un “favore”: come si evince dalle prese d’atto della delibera (ogni atto formale parte sempre prendendo atto di tutte le leggi con cui si va a confrontare), “la quota di partecipazione detenuta da soggetti pubblici risulta essere complessivamente pari al 71,53% configurando Fiere di Parma come una società sottoposta a controllo pubblico ai sensi dell’art. 2 del D. Lgs 19 agosto 2016, n. 175, Testo Unico in Materia di Società a Partecipazione Pubblica” . E se non si mantiene lo status di “Partecipazione Pubblica” si può dare un bel bacio d’addio a tutta una serie di aiutini dei vari organismi statali e parastatali. Una situazione per la quale i soldini poi ce li dovrebbe mettere Cariparma, di proprietà della Crédite Agricole, o quel privato che attraverso l’UPI dovesse tentare l’assalto al nostro gruzzoletto collettivo. E loro di soldi propri non ce ne mettono mai… per principio, proprio. Quindi in realtà Marco Ferretti non garantisce il controllo pubblico dell’ente fieristico: va in galera se non prende atto che gli è impedito di non fare così. C’è una bella differenza!
GRAZIE AL CAVOLO III: due testate di cotanta storia, Gazzetta di Parma e Repubblica Parma, hanno avuto anche modo di narrare le vessazioni economiche subite dai soggetti fragili di Parma, disabili su tutti, in questi anni di neoliberismo pizzarottiano. Hanno potuto narrare di servizi saltati per poche centinaia di migliaia di euro, di contratti a poveri lavoratori “segati” senza pietà per risparmiare pochi euro, le rette triplicate per chi non ha presentato un ISEE da lavavetri di viale Milazzo . Perciò ci si sarebbe potuti attendere un minimo di indignazione rispetto ad una svendita pubblica riguardante una struttura che vale alcune decine di milioni di euro, con un capitale sociale versato pari a 25 milioni di euro ma un “giro” di denaro annuo generato è decisamente superiore. Una volta che ci siamo venduti un ulteriore organismo produttore di utili, con che cosa “mangiamo”? Ovviamente con le tasse, o in subordine tagliando i servizi. E’ ovvio.
Federico Pizzarotti e Pietro Vignali fotoGRAZIE AL CAVOLO IV: il fatto che venga mantenuto un controllo pubblico formale non implica che ad esso si abbini un controllo pubblico sostanziale. Basta che tutti gli enti non territoriali e privati decidano di fare resistenza ad una linea di indirizzo perché essa non venga adottata. E’ sufficiente, tanto per fare un esempio, che che gli stessi decidano operazioni di capitalizzazione alle quali l’ente pubblico (soprattutto la Provincia, ormai organismo di secondo livello con liquidità di cassa più o meno comparabile a quella di Rosso Parma) non può fare fronte, perché lo stesso ente pubblico sia messo all’angolo. E a quel punto la ricattabilità diventa particolarmente accentuata. Un esempio recente? La Fondazione Teatro Regio. “Caro settore pubblico, non vuoi fare ciò che vogliamo? Nessun problema, noi usciamo in blocco”, e da allora i cittadini di Parma versano con le proprie tasse 4 o 5 milioni di euro all’anno perché quattro riccotti si possano gustare la loro Traviata (come non ne avessero a sufficienza in famiglia, peraltro).
GRAZIE AL CAVOLO V: Fiere di Parma racconta tanto quanto altri percorsi l’etica di Federico Pizzarotti, ma certamente è suggestiva anche rispetto a chi è chiamato a narrarlo. E pare lecito potersi attendere di più, dai soggetti in questione. Ok, magari non dalla Gazzetta di Parma, controllata sul piano azionario da un po' tutti i soggetti che vedete raffigurati nelle foto, ma certo Repubblica ha un percorso che in termini di "vigore" ha abituato a ben altro.
Lo schema dell’accordo che lega da anni Pizzarotti e l’ Upi (area Barilla su tutti) è il seguente: "tutto ciò che produce passività se lo cuccano i cittadini di Parma (il già citato Teatro Regio, per esempio), tutto ciò che produce utili lo dai a me (azioni Iren, case un tempo popolari ad Acer, da tempo inserita in un percorso di privatizzazione LEGGI, TEP sostituita dalla privata Busitalia LEGGI , e via via fino alle Fiere di Parma)". E’ uno schema evidente, che il mondo dell’informazione sarebbe stato chiamato a descrivere, usando termini comprensivi anche al lettore più umile.
Perché chiudono le testate giornalistiche, perché il cittadino è disaffezionato alla politica e perché i giornalisti sono una categoria tanto disprezzata? Questi sono i temi del “GRAZIE AL CAVOLO VI”.

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