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Giuseppe Romanini onorevoleNemmeno il tempo di emettere l'ennesimo stucchevole comunicato di vago carattere moraleggiante (LEGGI DELL'ARRESTO A LODI LEGGI DELLA CONDANNA DI SORU) che il duo Serpagli-Pagliari colleziona l'ennesima figura di. Sì, quella figura lì. Perché è proprio di oggi la condanna della Corte dei Conti di Bologna, che quantifica in oltre 150 mila euro il danno arrecato alle casse della Provincia per l'assunzione di Genoveffa Sandei. Assieme a Vincenzo Bernazzoli la giunta di allora e alcuni dirigenti dell'ente Provincia, anch'essi responsabili agli occhi dei giudici della Corte.
Condannati quindi Giuseppe Romanini (oggi parlamentare PD, lo vedete nella foto) ,Pier Luigi Ferrari, Manuela Amoretti, Filippo Carraro, Giancarlo Castellani (oggi assessore della giunta PD di Andrea Massari a Fidenza), Emanuele Conte, Ugo Danni, Ettore Manno (oggi consigliere comunale dei Comunisti Italiani a Parma), Gabriella Meo (appena assolta in Regione per l'inchiesta “spese pazze” che invece ha visto incastrato Giuseppe Villani), Tiziana Mozzoni, Andrea Fellini, Gabriele Ferrari, Marcella Saccani e Roberto Zannoni.

Quella che segue è la narrazione dell' Agenzia Dire.
INCARICO ILLEGITTIMO, 150.000 EURO DA PAGARE ASSIEME A FUNZIONARI (DIRE) Parma, 5 mag. - Assunta con un diploma magistrale per un incarico che richiedeva la laurea. Con questa motivazione la Procura regionale della Corte dei conti aveva chiesto alla Provincia di Parma danni per oltre mezzo milione causati all'erario per il reclutamento di Genoveffa Sandei nell'ufficio di gabinetto di Vincenzo Bernazzoli. Ora l'ex presidente della Provincia, insieme alla giunta della precedente amministrazione e ad alcuni dirigenti dell'ente sono stati condannati a pagare oltre 150.000 euro di risarcimento. La sentenza emessa dai giudici contabili e' del 28 ottobre 2015 ed e' stata depositata il 28 aprile scorso. Sandei era entrata nell'ente di piazzale della Pace nel 2005 con un contratto a tempo determinato poi rinnovato tre volte, l'ultima delle quali nel 2010. La dipendente era assegnata in forza alla presidenza con l'incarico di curare i "rapporti istituzionali" e di dare "supporto e coordinamento all'attivita' della giunta". La magistratura contabile, in seguito alle verifiche condotte dalla Guardia di finanza che avevano confermato l'illegittimita' dell'incarico, aveva contestato un danno erariale di 500.000 euro per gli anni in cui Sandei e' stata impiegata senza averne i titoli in Provincia. In particolare si tratta di 316.000 euro per i contratti che coprono gli anni dal 2005 al 2010, a cui si deve aggiungere la somma di altri 231.000 di danno per l'ulteriore proroga che aveva portato la lavoratrice a terminare il suo incarico con la fine del mandato del presidente nel 2014. Il primo contratto di Sandei risale a luglio 2005 con un inquadramento D3, prorogato con la rielezione di Bernazzoli in Provincia nel luglio 2009. Dopo un anno, nel 2010, l'ultimo rinnovo porta un declassamento da D3 a C1 per la dipendente, ma con un trattamento economico identico e con spesa inalterata per l'ente. Nel passaggio da D3 a C1 con stipendio immutato i giudici contabili hanno ravvisato una seconda posta di danno erariale perche', si legge nella sentenza, "un'amministrazione rispettosa delle regole, una volta accortasi dell'errore (ove mai si fosse trattato di un errore) precedente, anziche' procedere al pieno ripristino della legalita', ha invece posto in essere un artificioso complesso di atti preordinati a dissimulare una situazione che nella sostanza rimaneva identica a quella (illecita) precedente". La questione era emersa alla fine del 2010 con un'interrogazione di Simone Orlandini (Pdl), che aveva portato il caso in Consiglio provinciale, chiedendo se le modalita' di assunzione fossero legittime, cosi' come anche i compensi versati alla dipendente dalla Provincia. Da li' l'inchiesta della magistratura contabile, che ha portato all'accertamento dell'illegittimita' dell'incarico affidato. A rispondere del danno erariale, secondo l'accusa, dovranno essere i dirigenti, gli assessori e il presidente Bernazzoli. In dettaglio per la prima posta di danno relativa all'assunzione il risarcimento e' pari 52.000 euro circa, di cui il 45% (23.000 euro) a carico di Bernazzoli, il 30% e' imputato ai componenti della giunta (quasi 16.000 euro a testa) e il 25%, pari a 10.000 euro in capo ai dirigenti e funzionari che ratificarono la regolarita' degli atti relativi a a Sandei. La seconda posta di danno, oltre 98.000 euro, sara' pagata per il 40% da Bernazzoli che dovra' versare quasi 40.000 euro, per il 35% dagli assessori per 34.000 euro e per il 25%, circa 24.000 euro, dai dirigenti e funzionari. A carico dei condannati anche le spese di giudizio di 16.000 euro. Nella sentenza i giudici rilevano di Bernazzoli la "inescusabile leggerezza con la quale egli procedette all'assunzione nel proprio ufficio di gabinetto. Infatti, il capo dell'amministrazione ben poteva e doveva sapere che l'assunzione di un dipendente quale funzionario amministrativo di cat. D, da porre a presidio del proprio Gabinetto dovesse essere in possesso del diploma di laurea. Difatti l'assenza di questo presupposto (titolo di laurea), vizierebbe gravemente i suoi provvedimenti". Nella condotta degli assessori e' invece ravvisabile "almeno il grado di colpa grave". La Corte dei conti si era gia' espressa su un caso analogo per l'assunzione, giudicata irregolare, del capo di gabinetto del sindaco di Bologna, Virginio Merola, e del suo omologo di Rimini Andrea Gnassi: entrambi reclutati per un ruolo che richiedeva una laurea che non avevano. (Cai/ Dire)

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