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Elezioni urna elettorale desertoNella più totale indifferenza. E’ il cammino che stanno compiendo i politici della seconda repubblica e che prosegue a tutt’oggi: l’Italia si sta preparando ad altro, a qualcosa di tutt’altro che piacevole e rassicurante, e li ha semplicemente lasciati soli. Ai loro giochetti, ai loro annunci, alle loro inaugurazioni.
A ri-spiegarci il concetto i due referendum consultivi relativi alle fusioni dei comuni di Sorbolo e Mezzani da un lato e di Colorno e Torrile dall’altro: in due decisioni piuttosto rilevanti per il futuro di entrambe le collettività, sul piano simbolico forse la più importante di tutte, si è assistito all’ennesima esibizione di desertificazione delle urne.
SORBOLO-MEZZANI: sindaci (Pd) apertamente schierati per il “Sì” (alla faccia della par condicio), la contesa si è conclusa con una larga affermazione (oltre l’80%) del partito della fusione. Il tema politico vero però è quello che accennavamo sopra: a recarsi alle urne solo il 35% degli aventi diritto a Mezzani ed il 32% dei sorbolesi. Nel secondo caso neanche un cittadino su tre. Racconta molto della “legittimità politica” del voto. Sarà interessante capire con che ritmiche procederà l’iter quando le imminenti elezioni regionali dovessero coincidere con una pagina che si volta, cioè quando gente come Bonaccini e Iotti dovessero diventare d’un colpo un semplice ricordo.
COLORNO-TORRILE: nemmeno qui la collettività ha dimostrato di considerare interessante la questione. A Colorno si è recato alle urne solo il 33% dei cittadini, il 35% a Torrile, anche in questo caso i sindaci sono ereditati dal recente passato politico, e quindi Pd.
Risultato? Nì, nel senso che a Colorno i pezzi di partito (perché essenzialmente, anche se non esclusivamente, a questo spettacolo abbiamo assistito) che si sono recati alle urne hanno fatto prevalere il Sì, mentre Torrile ha urlato un potente No all’ipotesi. In questo caso la fusione non avverrà.
IL TEMA POLITICO: in realtà ciò che si è riproposto è il leitmotiv dell’ultimo biennio. In modo silenzioso sul piano politico, più rumoroso sui social, il cittadino comune ha delegato ai partiti emergenti di questa fase, Lega e M5S, un compito politico preciso: “toglieteceli di torno per sempre”, il messaggio che si ode distintamente. Una classe politica adeguata, e non è proprio quella cui ci riferiamo, da tempo starebbe con l’orecchio proteso, in ascolto. Invece diventa parte del problema: con la propria boria da Reggia di Versailles (più che di Colorno) accredita i partiti della destra xenofoba e razzista nei cuori delle persone molto più di quanto riuscirebbe mai a fare un qualsiasi discorso di Salvini o Di Maio.
E quindi, che dire: inauguratevi i vostri ponti, Bonaccini in doppio petto al taglio del nastro, datevi all’onanismo autoreferenziale sui social...ma almeno prendete consapevolezza di essere il problema nella propria essenza. Una delle due facce dello stesso, come minimo. Nemmeno un cittadino su tre su un tema così centrale: cosa ci sarà da festeggiare lo sanno solo i politici dell’area Pd.

Come comunisti o anarchici siamo chiamati a guardare oltre all'odierno, a lavorare per una nuova Resistenza che crei il "dopo": niente di nuovo, niente che non sia stato fatto una settantina di anni fa.

LE REAZIONI IN EMILIA-ROMAGNA (COME VOLEVASI DIMOSTRARE):

Fusioni dei Comuni in gran parte bocciate in Emilia-Romagna, con Movimento 5 stelle e centrodestra che ora sperano in vista delle amministrative 2019 e soprattutto delle regionali del prossimo autunno. Si è chiusa in una débacle per i ‘fusionisti’ la domenica di elezioni in 14 municipi della regione: gli elettori hanno respinto al mittente quattro fusioni delle sette proposte dalla Regione e dai gruppi dirigenti locali.
I ‘no’
I ‘no’ hanno trionfato a Bologna, dove sono state bocciate le fusioni di Granarolo-Castenaso e Baricella-Malalbergo. Trionfa il ‘no’ anche a Modena, dove naufraga la fusione di Lama Mocogno e Montecreto. Stop, infine, nel parmense, dove i cittadini si sono espressi contro il Comune unico a Colorno e Torrile.
I ‘sì’
Passa invece sempre a Parma l’unificazione di Sorbolo e Mezzani così come a Ferrara passano le fusioni di Berra e Ro e Formignana e Tresigallo.
Nella tarda mattinata le reazioni: “vento di protesta che parte dai cittadini”
Per la Lega è “finita la stagione dei matrimoni d’interesse”. Ieri, afferma il parlamentare bolognese del Carroccio Carlo Piastra, “è spirato un vento forte di protesta da parte dei cittadini, che si sono espressi chiaramente (con percentuali tra il 65% e il 75%) contro questa volontà politica del Pd di arrivare ovunque a fusioni. Una stagione che è finita, nel momento stesso in cui i cittadini hanno capito l’inganno“. Per anni, sottolinea Piastra, il “Pd locale e la Regione hanno cercato questa strada, promettendo contributi a pioggia, per tappare le falle di cattive amministrazioni comunali. Invece di perseguire strade virtuose di crescita, si è cercato di risanare i conti in modo artificiale, accorpando servizi, spogliando i nostri centri della propria identità”.
“Fusioni raffazzonate, infatti nessuno ci ha messo la faccia”
Di una “sonora cantonata” per il Pd parla la capogruppo dei 5 stelle in Regione Silvia Piccinini. “Noi in aula avevamo proposto di non proseguire su questi percorsi nati già male, ma loro hanno voluto continuare a tutti i costi”, dice a proposito in particolare delle fusioni a Bologna. “Rilevo anche che nessun esponente regionale di maggioranza durante la campagna referendaria ha avuto il coraggio di metterci la faccia, tanto erano raffazzonati, malgestiti e forzati i due processi di fusione“.
“Una grande lezione per il Pd”
Ora i 5 stelle voteranno contro in assemblea ai percorsi bocciati. Per il parlamentare M5s Davide Zanichelli è una “grande lezione per il Pd data dai cittadini“. Le fusioni, dice, “sono operazioni delicate che impattano sulla vita dei cittadini e necessitano di percorsi di partecipazione e periodi di condivisione tra le persone che vivono i servizi comunali”. Il deputato Fi Galeazzo Bignami parla dell’”ennesima sconfitta del Pd. Quando capiranno che la gente non ne può più della prepotenza ed arroganza del partitone? Ormai sono scollegati dalla realtà“. Invece, scrive su Facebook, “semplicemente bravissimi i tantissimi cittadini mobilitati in queste settimane per evitare che le proprie comunità venissero sciolte in esperimenti amministrativo inaccettabili dettati più da interessi sinistri che di popolo”.
Ammette le proprie responsabilità invece il sindaco ex Pd di Castenaso Stefano Sermenghi, grande sostenitore della fusione con Granarolo. “Ritengo- scrive- di non essere stato capace di spiegare lo stato di emergenza in cui versano gli enti locali e mi assumo completamente la responsabilità di averci provato e lo rifarei comunque per il senso del dovere che ha sempre contraddistinto il mio operato” (Dire).

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