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Leggere tra le ruspe pedale veloceUn giudizio sospeso che si fa via via meno sospeso, quello che riguarda Michele Guerra, assessore alla Cultura con delega alle Politiche Giovanili.

Il pupillo della Parma intellettuale, soprattutto di quella che dipende da Bologna per vivere, ha indubbiamente capito alcuni meccanismi, e individuato taluni errori (del resto erano molti) di chi l’ha preceduto, Laura Ferraris, ma gratta gratta l’impressione che si sta cominciando a diffondere è che il disegno politico si riduca ad una prosecuzione dell’approccio vignaliano, e poco più.
Cartina di tornasole di tale assunto pare essere il bando delle biblioteche, oggetto oggi pomeriggio della disamina del Comitato cittadino Leggere tra le Ruspe. La conferenza stampa si è tenuta presso il circolo Arci Pedale Veloce di borgo Bernabei.

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E’ forte la delusione per quanto sta avvenendo su questo versante, e i membri del Comitato non riescono a nasconderlo. Come loro abitudine, però, non lo fanno sul piano della lagnanza nuda e pura, ma partendo dall’analisi dei dati e delle “scartoffie”. E soprattutto non si limitano ad una lettura miope, stagnante, ma cercano di riflettere in un ambito più vasto: qual è la ricaduta sulla popolazione di una decrescente gratuità dell’offerta culturale? Un impoverimento complessivo. In tal senso, se i “ragazzacci fanno casino in centro, quello è un evento culturale”.

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Leggere tra le ruspe pedale veloce I“ Nel 2008 – cominciano a dire gli esponenti di Leggere tra le Ruspe - l’allora assessore Lorenzo Lasagna dichiarava alla stampa “avanti i privati, e c’è anche l’happy book”, e parlava di servizi nuovi ed esternalizzazioni. Faceva riferimento alla biblioteca Ilaria Alpi, che è stata la prima biblioteca interamente esternalizzata”. Effetivamente, le dichiarazioni odierne in tema di biblioteche non è che siano poi tanto differenti, e questo fa alquanto impressione.
Il raffronto con il passato, però, non si esaurisce in qualche dichiarazione a mezzo stampa, anzi prosegue su un piano più prettamente tecnico.
“Abbiamo poi recuperato con due fonti, il progetto di bando stesso con la determina 656 a firma Raffa Flora ed il bilancio sociale del 2010 dell’Istituzione Biblioteche e li abbiamo comparati. In essi si evidenzia una sorta di crollo: i bibliotecari oggi sono una trentina, nel 2010 una quarantina, e già allora si lamentavano sottodimensionamenti dell’organico, con i volontari Auser chiamati a svolgere compiti ben diversi da quelli di un ausiliario, coprendo i buchi di personale. I prestiti dell’anno appena concluso sono 213 mila, cui vanno tolti 20 mila del Centro Cinema Lino Ventura, quindi ammontano a circa 190-195 mila, a fronte dei 220 mila del 2010. Un calo del 15% circa. Il patrimonio librario, da Bilancio Sociale 2010, risultava essere per il Comune di Parma di 387.583 , mentre nel 2018 siamo a 326 mila, compresi i 15 mila circa del Centro Cinema Lino Ventura (non conteggiato nel 2010, ndr). Quindi possiamo toccare con mano in cosa sia consistito il famoso désherbage di Laura Ferraris ( LEGGI ). Il numero di utenti attivi passa da 25 mila a 16 mila. Questo per dire che i problemi delle biblioteche di Parma non sono certo stati risolti attraverso le esternalizzazioni, che non è né economica, né utile, né rispettosa dei diritti dei lavoratori, e questo ce lo ribadisce il bando pubblicato quest’anno: a fronte di un costo del lavoro rimasto sostanzialmente invariato, siamo sui 18 euro e 44 centesimi, secondo l’Associazione Italiana Biblioteche, aumenta la quantità di competenze e responsabilità dei precari delle cooperative. Si chiede loro di passare dal pulire gli scaffali all’organizzare eventi, a fare lavori educativi per i bambini, a ricevere utenza di lingua straniera, e ci vuole la laurea, e più in generale tutta una serie di competenze citate in pagine di competenze richieste (front office, catalogazione e quant’altro). Si stringe perciò ulteriormente il cappio, non tanto sul fronte salariale quanto del carico di lavoro a parità di trattamento economico. In più va aggiunta l’esternalizzazione sicura di questa nuova biblioteca che dovrebbe sorgere presso Villa Ghidini, al Cinghio, che sarebbe interamente esternalizzata. Tutto questo è a nostro avviso inaccettabile: non si può, a fronte di centinaia di migliaia di euro per eventi culturali, e solo in questi ultimi mesi è stato speso circa mezzo milione di euro, lasciare le briciole a questi lavoratori.

Pedale Veloce scritta su muroPerciò l’obiettivo primo che ci poniamo, la proposta che facciamo al Comune di Parma, è l’annullamento della gara: questo è possibile, lo stesso contratto, all’articolo 13 comma 1, prevede la possibilità di rescissione unilaterale da parte dell’ente appaltatore. E’ possibile anche sulla base della legge che regola gli appalti pubblici, e appare ovvio che questo sia più facile prima di aprire le buste: se lo fai prima di siglare i contratti è meno carico di rischi rispetto alle fasi successive. Ma non è solo possibile: è doveroso. Parma, che ha ottenuto il titolo di capitale italiana della Cultura 2020, rischia di trasformarsi in capitale italiana dello sfruttamento. Parma deve quindi riscrivere il bando sulla base di un trattamento più equo per i lavoratori. E nel medio periodo procedere all’internalizzazione del personale precario, all’assunzione attraverso concorsi, alla mobilità interna, e alla sulla formazione del personale”.
Insomma, in maniera netta e senza tanti giri di parole vengono chieste due azioni, una di natura amministrativa (il ritiro del bando) e l’altra di natura politica (la discontinuità con il passato vignaliano).
La seconda ha in realtà a che fare con la prima, essendo stata nominata responsabile del confezionamento della gara una dirigente dai trascorsi piuttosto definiti, la signora Raffa Flora.
Una città che forse anche per questo, a dispetto dei sontuosi titoli di Capitale della Cultura, boccheggia e sfigura al confronto di altre realtà: “nel piano triennale 2018-2020 – proseguono i membri di Leggere tra le RuspeBologna ha dato risposta ai comitati cittadini, ai Cobas, ed in esso si ammette il fatto che sia stato un mezzo fallimento esternalizzare, si è rivelato anti-economico e soprattutto ha generato dei disservizi, visto che non si può pretendere che un bibliotecario competente, con elevate capacità, a fronte di una prospettiva che gli impone un precariato a vita, uno sfruttamento a vita, debba anche essere sorridente. Questo inasprimento dei sacrifici è veramente incredibile. E’ auspicabile una politica culturale che non si basi sull’eventificio, sulla facile ricerca di eventi culturali turistici, ma investire davvero sulla prima risorsa delle biblioteche di Parma, ovvero il personale”.
L’eventificio, per l’appunto: la Parma culturale, in questi anni, si sta riducendo ad una sequenza di ingaggi strapagati a questa o quella star, quando poi non si trovano i fondi per pagare i propri lavoratori.
“ Questa cosa non si capisce – prosegue un altro membro del Comitato -: Parma sa che arriveranno certamente delle risorse che arriveranno dal governo nazionale, pari ad 1 milione di euro, ci pare questi siano passaggi che l’amministrazione comunale può perciò fare, così come ritirare il bando e farne uno che garantisca delle condizioni economiche migliori per queste persone che lavorano in alcuni casi da 10 anni e più nelle biblioteche. Allora adesso basta: ha vinto un milione di euro, che li spenda non solo per fare degli eventi. E’ un messaggio molto chiaro che rivolgiamo ad un assessore cui riconosciamo elementi positivi, una discontinuità rispetto alla Ferraris notevolissima. Ma per noi è ancora luci ed ombre, e gli chiediamo, a lui come al sindaco, di manifestare una volontà politica diversa rispetto al passato”.
La cultura non è e non può essere un’espressione elitaria, ad appannaggio di pochi acculturati “che se la contano tra di loro”, per così dire: l’abbandono di un approccio realmente popolare, sul piano della gratuità e dell’accessibilità, ha riflessi su tutta la nostra tenuta sociale.
“ Tagliare sui servizi culturali, aumentare lo sfruttamento per servizi che sono ad appannaggio della popolazione: quando vediamo ragazzi che fanno cose fuori luogo, ci spaventiamo, ci lamentiamo, ci arrabbiamo. Ma noi pensiamo che la questione giovanile sia intimamente collegata alla mancanza di offerta libera, gratuita, pubblica del settore culturale. Questo è un tema che non può essere ignorato: quando vediamo ragazzi che fanno casino in centro, quelli sono eventi culturali, in un certo senso”.

ZFoto volantino Schermata del 2018 07 04 22 21 03IL RESOCONTO DEL COMITATO:

Nell'introduzione abbiamo evidenziato aspetti a nostro avviso positivi del nuovo Assessorato alla Cultura (la fase di importanti lavori di restauro e migliorie in Biblioteca Civica, la conferma della salvezza del Centro Cinema "Lino Ventura", la prevista nuova figura organizzativa destinata alle Biblioteche), per poi addentrarci nella disamina del recente bando di affidamento.

Siamo partiti da un vecchio articolo (Rep 2008, in allegato) relativo alla prima fase di esternalizzazione (era nata da poco la biblioteca "Alpi" interamente in mano a privati) e alle speranze dell'allora presidente dell'Istituzione Biblioteche, Luciano Mazzoni ("Il sistema gioverà anche ai giovani laureati in materie attinenti, che potranno trovare impiego adeguato alle loro capacità e professionalità").

In effetti, già durante la giunta Vignali le biblioteche comunali erano in crisi e con personale sottodimensionato (una parte non irrilevante del lavoro era svolto dagli Auser, ad esempio), ma
ponendo a confronto le statistiche (si vedano gli allegati) tratte per il 2010 nel Bilancio Sociale dell'Istituzione e dal progetto di bando 2018, si capisce bene che il termine più attinente a descrivere la situazione attuale è "CROLLO".

Utenti attivi 25000 > 16000
Personale: circa 40 > circa 30 (dato comunicatoci dalla d.ssa Raffa Flora nell'incontro del 23/5 in assessorato, ma si veda in allegato il modulo Dotazione Organica)

Patrimonio documenti: 387000 > 326.000
Prestiti: circa 220.000 > 213.000

NOTA BENE: Patrimonio e prestiti del 2010 non contengono i dati del Centro Cinema, inserito solo nel 2014 nel settore Biblioteche, coi suoi circa 22.000 documenti audiovisivi e cartacei, e coi suoi circa 20000 prestiti annui.

L'offerta culturale, che tanto gioverebbe alle fasce più deboli, è insufficiente e frammentata anche per la crisi delle Biblioteche pubbliche.
Pensiamo ai tanti giovani e giovanissimi che non trovano offerte socioculturali in alternativa alla strada, a chi non può permettersi un libro, agli anziani, ai nuovi cittadini di Parma.

No, l'esternalizzazione non ha risolto i problemi delle biblioteche di Parma.

- E questo bando (cfr. D.D. 656 a firma Raffa Flora) non va nella direzione giusta, anzi: a fronte di un trattamento economico (già basso) in sostanza invariato, che configura un costo del lavoro orario di € 18.44 (da cui togliere la quota per la società appaltatrice), le competenze richieste al personale sono accresciute (dall'organizzare eventi alla catalogazione, dal ricevimento utenza straniera e front-office alla pulitura scaffali, all'organizzazione di Centri Estivi in Biblioteca, alla comunicazione web, ecc. ecc.).
Se pensiamo alle centinaia di migliaia di euro spese per eventi culturali/turistici negli ultimi mesi, la valutazione rischia di essere di continuità con la tanto contestata fase della politica culturale parmigiana, che poneva massima priorità sugli eventi a scapito delle strutture e dei servizi culturali.

Il Comune di Parma può annullare il bando: la legge sui contratti pubblici lo consente, e la stesso schema di contratto contenuto nel progetto di bando (art. 13 c. 1) recita "L’Ente ha diritto, a suo insindacabile giudizio e senza necessità di motivazione, di recedere dal
presente contratto in qualunque momento, con preavviso di almeno trenta giorni solari, da comunicarsi all’Appaltatore con PEC".

Il Comune di Parma deve annullare il bando e riformularlo su basi più eque: lo status di Capitale della Cultura Italiana 2020 comporta onori e responsabilità, non ultima quella di essere di esempio in un panorama nazionale che vede il lavoro culturale sottovalutato, sottopagato, non riconosciuto.

Siamo consapevoli delle difficoltà che questo gesto comporterebbe, ma qual è l'alternativa?
Parma non può associare il suo nome al titolo di "Capitale dello sfruttamento nella cultura".

Come secondo obiettivo, poniamo fortemente la questione del personale interno. Lo stesso Comune di Bologna, per certi versi antesignano nell'esternalizzazione, ha dichiarato nel piano programma della propria Istituzione Biblioteche (gennaio 2018), la necessità di "una decisa azione di ripensamento nelle politiche del personale fin qui messe in atto, intervenendo sulla complessiva consistenza numerica degli addetti e sulla qualifica professionale dei nuovi inserimenti, che devono avere specifica formazione e qualificazione, con competenze plurispecialistiche e di livello elevato, da reperire attraverso apposite procedure concorsuali“.
- Occorre al più presto riportare la dotazione di organico comunale a livelli adeguati
- Procedere all'internalizzazione dei precari
- Attivare procedure di mobilità interna e di formazione del personale.

Le numerose e sostanzialmente unanimi voci contrarie levatesi da diversi Consiglieri e Gruppi Consiliari, da Sindacati (USB, CGIL), dall'Associazione Italiana Biblioteche, convergono in questa direzione.
Come utenti interessati al futuro delle Biblioteche di Parma non possiamo tacere sul futuro dei lavoratori.

Leggere tra le ruspe

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