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ZFoto Schermata del 2018 03 28 21 49 43Le righe vergate da chi deve mantenere, per ruolo e per funzioni, un carattere di terzietà in qualche caso fanno davvero ridere: è lampante che chi scrive vorrebbe essere più esplicito, ma si deve trattenere e rifugiare nella laconicità di un commento en passant.

E’ verosimilmente il caso del parere espresso dai magistrati Paolo Romano, Massimo Romano, Alberto Stancanelli, Riccardo Patumi, Federico Lorenzini, della sezione Controllo della Corte dei Conti di Bologna, presidente Carlo Greco : “La deliberazione – spiegano i togati in fase di presentazione breve del parere - esamina la richiesta di parere del sindaco di Parma circa una risalente vicenda amministrativa riguardante il tema della corresponsione di compensi a dipendenti del Comune che, nel tempo, hanno svolto attività di progettazione ed altro in favore di società di trasformazione urbana convenzionate con il Comune nonchè di responsabile del procedimento e di collaudo, svolte per opere realizzate da privati ed acquisite dal Comune (opere fuori comparto). In particolare il Sindaco chiede alla Sezione se sia “legittimo” procedere, ora, alla liquidazione delle somme richieste dai propri dipendenti considerato che alcuni di loro, pur in presenza di intese generiche fra il Comune e le S.T.U. hanno fornito le prestazioni in assenza di atti di nomina e di fissazione dei corrispettivi, e che altri risultano responsabili del procedimento pur in assenza di un bando di gara.

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Il Collegio ha ritenuto inammissibile sotto il profilo oggettivo il quesito poiché implica una anticipata valutazione di legittimità di numerosi comportamenti amministrativi – peraltro esplicitamente invocata dall’estensore - e richiede altresì considerazioni che non mancherebbero di interferire con successive pronunce giurisdizionali, che non è irragionevole considerare possibili alla luce della situazione venuta a determinarsi, suscettibile di scaturire in contenzioso. In sostanza il quesito, invece di porre come previsto una questione generale ed astratta riguardante aspetti di contabilità pubblica, ricostruisce e prospetta diverse e concatenate attività gestionali, e formula la conclusiva richiesta di conoscere la liceità dell’eventuale erogazione dei compensi sollecitati dagli interessati. La giurisprudenza contabile ha puntualmente più volte rammentato che dalla funzione consultiva resta esclusa qualsiasi forma di cogestione o co-amministrazione con l'organo di controllo esterno (cfr. ex multis SRC Lombardia, n. 36/2009/PAR, delibera Sezione di controllo regione Piemonte, n. 345/2013/SRCPIE/PAR). In altri termini la funzione consultiva non può avere ad oggetto fattispecie specifiche, né può estendersi sino ad impingere, in tutto o in parte, nell'ambito della discrezionalità, nonché nelle specifiche attribuzioni e delle responsabilità, degli Enti interpellanti e dei loro organi (Sezione regionale di controllo per la Campania, deliberazione del 17 gennaio 2013, n. 2/2013; deliberazione del 14 febbraio 2013, n. 22/2013) mentre il quesito si pone in una prospettiva, non conforme a legge, di apertura ad una consulenza generale della Corte dei Conti”.

Federico Pizzarotti Procura di ParmaIn altre parole, e non siamo più di tanto interpretativi, Federico Pizzarotti “c’ha provato”: avendo un parere su un aspetto non particolarmente rilevante della vicenda Stu Pasubio (il riconoscimento economico a quei dipendenti comunali che abbiano assunto ruolo nella vicenda) avrebbe contestualmente incamerato una sorta di “legittimazione” di tutta una serie di scelte del passato. I giudici l’hanno, sommessamente, sfanculato, ridicolizzandone il tentativo.
Nella forma estesa del parere, che riportiamo sotto in forma integrale, si legge infatti, relativamente alle intenzioni del proponente il quesito (Federico Pizzarotti) che “nel caso di specie è palese che la finalità della richiesta di parere non è quella di ottenere chiarimenti sulle normative e sui relativi atti applicativi che disciplinano in generale l'attività finanziaria che precede o che segue i distinti interventi di settore (cit. Sezioni Riunite in sede di controllo, deliberazione n. 54/CONTR/10 del 17 novembre 2010), bensì quella di ottenere una valutazione di legittimità sulla soluzione gestionale da applicare al caso concreto, in una prospettiva, non conforme a legge, di apertura ad una consulenza generale della Corte dei conti”.
Ah, quella nostra affermazione per cui il sindaco di Parma “c’ha provato”, cercando una legittimazione che si sarebbe potuta spendere in processi (è rinviato a giudizio, per la STU Pasubio, ricordiamolo bene)...non è una nostra affermazione fino in fondo, in realtà. Sempre nella forma estesa della deliberazione si legge che la domanda del sindaco “richiede altresì considerazioni che non mancherebbero di interferire con successive pronunce giurisdizionali, che non è irragionevole considerare possibili alla luce della situazione venuta a determinarsi, ben suscettibile di scaturire in contenzioso”.
Ma guarda te se perché lui è in un mare di guai giudiziari ( LEGGI ), noi come città dobbiamo farci compatire in giro!

LEGGI DALLA PAGINA INTERNET DELLA CORTE DEI CONTI

LA DELIBERAZIONE IN FORMA ESTESA:
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER L’EMILIA-ROMAGNA

composta dai magistrati: dott. Carlo Greco presidente

dott. Massimo Romano consigliere

dott. Paolo Romano consigliere (relatore)

dott. Alberto Stancanelli consigliere

dott. Riccardo Patumi consigliere

dott. Federico Lorenzini primo referendario

Adunanza del 13 febbraio 2018 Comune di Parma – Parere circa la legittimità dell’erogazione a dipendenti del Comune di compensi per attività di progettazione svolte in favore di società di trasformazione urbana (STU) e per attività funzionali all’ acquisizione di opere realizzate da privati nonché collaudi (opere fuori comparto)

Visto l’art. 100, comma secondo, della Costituzione; Vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; Visto il testo unico delle leggi sull’ordinamento della Corte dei conti, approvato con il regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni; Visti la legge 14 gennaio 1994, n. 20, e il decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639, recanti disposizioni in materia di giurisdizione e di controllo della Corte dei conti; Vista la deliberazione delle Sezioni riunite n. 14 del 16 giugno 2000, che ha approvato il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, da ultimo modificata con deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 229 dell’11 giugno 2008; Vista la legge 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3; 2 Vista la legge della Regione Emilia-Romagna 9 ottobre 2009, n. 13, istitutiva del Consiglio delle autonomie locali; Vista la deliberazione della Sezione delle autonomie del 4 giugno 2009 n. 9/ SEZAUT/2009/INPR; Vista la deliberazione della Sezione delle autonomie del 19 febbraio 2014 n. 3/ SEZAUT/2014/QMIG; Viste le deliberazioni delle Sezioni Riunite in sede di controllo n. 8 del 26 marzo 2010 e 54 del 17 novembre 2010; Visto l’articolo 17, comma 31, del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102; Visto l’articolo 6, comma 4, del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213; Vista la richiesta di parere formulata dal Sindaco del Comune di Parma, pervenuta a questa Sezione in data 15/11/2017; Visto il parere del gruppo tecnico istituito presso il Consiglio delle autonomie locali; Vista l’ordinanza presidenziale n. 13/02/2018, con la quale la questione è stata deferita all’esame collegiale della Sezione; Udito nella camera di consiglio il relatore; Ritenuto in

FATTO

Il Sindaco del Comune di Parma ha inoltrato a questa Sezione una richiesta di parere circa una risalente ed articolata vicenda amministrativa, avviatasi nel 2004 e riguardante il tema della corresponsione di compensi a dipendenti del Comune che, nel tempo, hanno svolto attività di progettazione ed altro in favore di società di trasformazione urbana convenzionate con il Comune ( segnatamente “Area Stazione” s.t.u. SPA e “Pasubio” s.t.u. SPA) nonchè di responsabile del procedimento e di collaudo, svolte per opere realizzate da privati ed acquisite dal Comune (opere fuori comparto). In particolare il Sindaco (allegando copiosa documentazione consistente negli atti stipulati fra il Comune e le due citate società, nelle richieste di liquidazione dei propri dipendenti e, per ultimo, in numerose diffide a procedere ai richiesti pagamenti) chiede alla Sezione “se sia legittimo” procedere, ora, alla liquidazione delle somme richieste dai propri dipendenti considerato che: - alcuni di loro, per anni, hanno prestato la loro attività professionale di progettazione in favore delle s.t.u. “Area Stazione” e “Pasubio” in presenza di deliberazioni di Consiglio e di Giunta comunale che, pur prevedendo al riguardo un supporto del Comune a tali società per la realizzazione dei programmi di riqualificazione urbana, non avevano poi trovato ulteriore riscontro e specifica finalizzazione in atti di nomina degli interessati che disciplinassero i corrispettivi delle attività in considerazione, e che gli schemi di convenzione fra il Comune e le due società, poi predisposti al fine di regolamentare ex post i rapporti per le prestazioni rese dal personale comunale a vantaggio delle società stesse, elaborati nel 2007 ed approvate dal Comune con deliberazione di Giunta (nonchè accompagnate da comunicazioni dell’ Ufficio del personale del Comune che evidenziavano come il pagamento sarebbe avvenuto successivamente alla sottoscrizione delle suddette convenzioni) non erano, poi, mai stati sottoscritti dalle parti; - altri hanno svolto, su nomina dell’ amministrazione, attività di responsabile del procedimento nel contesto di acquisizioni da parte del Comune di opere realizzate da privati, e nonostante l ‘ assenza di un bando di gara, sono stati riconosciuti come destinatari degli incentivi previsti dalla legge Merloni (in atti del medesimo Comune) anche se “ parrebbe mancare il presupposto fondamentale da cui discende il diritto allo stesso incentivo” mentre, nel contesto di analoghe acquisizioni da privati, altro dipendente ha svolto i relativi collaudi, in forza di una convenzione fra il Comune e questi ultimi, ed in attuazione della quale il Comune ha già ingressato i relativi compensi ed accantonato le relative somme. Il Sindaco soggiunge che, in data 27 marzo 2017, l’amministratore unico dell’ ”Area Stazione” s.t.u. ha ribadito la propria indisponibilità a procedere al pagamento delle prestazioni ricevute.

DIRITTO

1. L’articolo 7, comma 8, della legge n. 131 del 2003 - disposizione che costituisce il fondamento normativo della funzione consultiva intestata alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti - attribuisce alle Regioni e, tramite il Consiglio delle Autonomie locali, se istituito, anche ai Comuni, Province e Città metropolitane la facoltà di richiedere alla Corte dei Conti pareri in materia di contabilità pubblica. Preliminarmente, la Sezione è chiamata a verificare i profili di ammissibilità soggettiva (legittimazione dell’organo richiedente) e oggettiva (attinenza del quesito alla materia della contabilità pubblica, generalità ed astrattezza del quesito proposto, mancanza di interferenza con altre funzioni svolte dalla 4 magistratura contabile o con giudizi pendenti presso la magistratura civile o amministrativa). 2. In relazione al primo profilo, si ritiene che la richiesta di parere sia ammissibile, in quanto proveniente dall’organo rappresentativo dell’Ente, il Sindaco 3. Con riferimento alla verifica del profilo oggettivo, occorre anzitutto evidenziare che la disposizione contenuta nel comma 8 dell’art. 7 della legge 131 del 2003, deve essere raccordata con il precedente comma 7, norma che attribuisce alla Corte dei conti la funzione di verificare il rispetto degli equilibri di bilancio, il perseguimento degli obiettivi posti da leggi statali e regionali di principio e di programma, la sana gestione finanziaria degli enti locali. Il raccordo tra le due disposizioni opera nel senso che il comma 8 prevede forme di collaborazione ulteriori rispetto a quelle del precedente comma rese esplicite, in particolare, Sull’esatta individuazione di tale locuzione e, dunque, sull’ambito di estensione della funzione consultiva intestata alle Sezioni di regionali di controllo della Corte dei conti, che non può essere intesa quale una funzione di carattere generale, sono intervenute sia le Sezioni riunite sia la Sezione delle autonomie con pronunce di orientamento generale, rispettivamente, ai sensi dell’articolo 17, comma 31, d.l. n. 78/2009 e dell’articolo 6, comma 4, d.l. n. 174/2012. Con deliberazione 17 novembre 2010, n. 54, le Sezioni riunite hanno chiarito che la nozione di contabilità pubblica comprende, oltre alle questioni tradizionalmente ad essa riconducibili (sistema di principi e norme che regolano l’attività finanziaria e patrimoniale dello Stato e degli enti pubblici), anche i “quesiti che risultino connessi alle modalità di utilizzo delle risorse pubbliche nel quadro di specifici obiettivi di contenimento della spesa sanciti da principi di coordinamento della finanza pubblica (….), contenuti nelle leggi finanziarie, in grado di ripercuotersi direttamente sulla sana gestione finanziaria dell’Ente e sui pertinenti equilibri di bilancio”. Successivamente la Sezione delle autonomie, con la deliberazione n. 3/2014/SEZAUT, ha operato ulteriori ed importanti precisazioni rilevando come, pur costituendo la materia della contabilità pubblica una categoria concettuale estremamente ampia, i criteri utilizzabili per valutare oggettivamente ammissibile una richiesta di parere possono essere, oltre “all’eventuale riflesso finanziario di un atto sul bilancio dell’ente” (criterio in sé riduttivo ed insufficiente), anche l’attinenza del quesito proposto ad “una competenza tipica della Corte dei conti in sede di controllo sulle autonomie territoriali”. E’ stato, altresì, ribadito come “materie estranee, nel loro nucleo originario alla contabilità pubblica – in una visione dinamica dell’accezione che sposta l’angolo visuale dal tradizionale contesto della gestione del bilancio a quello inerente ai relativi equilibri – possono ritenersi ad essa riconducibili, per effetto della particolare considerazione riservata dal Legislatore, nell’ambito della funzione di coordinamento della finanza pubblica”: solo in tale particolare evenienza, una materia comunemente afferente alla gestione amministrativa può venire in rilievo sotto il profilo della contabilità pubblica. Al contrario, proprio per quanto di specifico interesse per il caso in esame, nella medesima deliberazione della sezione delle Autonomie è affermato che la presenza di pronunce di organi giurisdizionali di diversi ordini, la possibile interferenza con funzioni requirenti e giurisdizionali delle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti o di altra magistratura, nonché il rischio di un inserimento nei processi decisionali degli enti territoriali, che ricorre quando le istanze consultive non hanno carattere generale e astratto, precludono alle sezioni regionali di controllo la possibilità di pronunciarsi nel merito. Sulla base di quanto appena sopra per ultimo evidenziato, la richiesta di parere del Sindaco di Parma dev’essere considerata oggettivamente inammissibile poiché va rilevato che nel complesso caso sottoposto al parere della Sezione, l’auspicata funzione consultiva implica una anticipata valutazione di legittimità di numerosi comportamenti amministrativi – peraltro esplicitamente invocata dall’estensore del quesito - e richiede altresì considerazioni che non mancherebbero di interferire con successive pronunce giurisdizionali, che non è irragionevole considerare possibili alla luce della situazione venuta a determinarsi, ben suscettibile di scaturire in contenzioso. In sostanza il quesito, invece di porre come previsto una questione generale ed astratta riguardante aspetti di contabilità pubblica, ricostruisce e prospetta diverse e concatenate attività gestionali, a monte della conclusiva richiesta di conoscere la liceità dell’eventuale erogazione dei compensi sollecitati: il descritto approccio rende oggettivamente problematica anche la doverosa prospettiva di provare ad enucleare comunque, dal caso concreto rappresentato, le disposizioni di contabilità pubblica da porre a base della formulazione del parere. La giurisprudenza contabile, del resto, ha puntualmente più volte rammentato che dalla funzione consultiva resta esclusa qualsiasi forma di cogestione o co-amministrazione con l'organo di controllo esterno (cfr. ex multis SRC Lombardia, n. 36/2009/PAR, delibera Sezione di controllo regione Piemonte, n. 345/2013/SRCPIE/PAR). In altri termini la funzione consultiva non può avere ad oggetto fattispecie specifiche, né può estendersi sino ad impingere, in tutto o in parte, nell'ambito della discrezionalità, nonché nelle specifiche attribuzioni e delle 6 responsabilità, degli Enti interpellanti e dei loro organi (Sezione regionale di controllo per la Campania, deliberazione del 17 gennaio 2013, n. 2/2013; deliberazione del 14 febbraio 2013, n. 22/2013) mentre nel caso di specie è palese che la finalità della richiesta di parere non è quella di ottenere chiarimenti sulle normative e sui relativi atti applicativi che disciplinano in generale l'attività finanziaria che precede o che segue i distinti interventi di settore (cit. Sezioni Riunite in sede di controllo, deliberazione n. 54/CONTR/10 del 17 novembre 2010), bensì quella di ottenere una valutazione di legittimità sulla soluzione gestionale da applicare al caso concreto, in una prospettiva, non conforme a legge, di apertura ad una consulenza generale della Corte dei conti. Ne consegue l’impossibilità, per la Sezione, di entrare nel merito del quesito.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile la richiesta di parere del Comune di Parma

DISPONE che, a cura della Segreteria di questa Sezione regionale di controllo, copia della presente deliberazione sia trasmessa - mediante posta elettronica certificata – al Sindaco di Parma e al Presidente del Consiglio delle autonomie locali della Regione Emilia-Romagna; - l’originale della presente pronuncia resti depositato presso la predetta Segreteria.

Così deciso in Bologna, nella camera di consiglio del 13 febbraio 2018.

Il Presidente f.to (Carlo Greco)

Il relatore f.to (Paolo Romano)

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