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Per una Sinistra Rivoluzionaria ingegneriaIl voto del 4 marzo costituisce un nuovo terremoto nella politica italiana, sia pure visto attraverso le lenti deformanti di una campagna elettorale.
Quello che i commentatori politici chiamano il “centro”, ossia i partiti che la borghesia considera affidabili, si è letteralmente liquefatto. È impraticabile qualsiasi ipotesi di larghe intese basata su Forza Italia e il Pd.
In questo crollo dei partiti che hanno governato per decenni c’è un elemento di profondo odio di classe che dobbiamo saper leggere al di sotto e al di là della demagogia dei 5 Stelle o delle campagne reazionarie della destra.
Il voto ai 5 Stelle si raccoglie in larghissima parte fra operai, lavoratori, precari, disoccupati, ceto medio rovinato. È un voto caratterizzato socialmente fra i settori che sono stati schiacciati negli anni della crisi, dove si concentra una protesta che nasce innanzitutto dalla condizione economica e dal crollo di ogni fiducia nel sistema. I 5 Stelle si sentono a un passo dal governo: è un passaggio probabilmente necessario e ineludibile. Vada pure, Luigi Di Maio, a Palazzo Chigi e dimostri come pensa di conciliare gli interessi dei milioni di persone che lo hanno votato con quelli di un capitalismo che non potrà che imporre nuove politiche antipopolari e antisociali, in Italia come in tutta Europa.
Il balzo della Lega indica indubbiamente che una parte dell’elettorato popolare ha ceduto alla demagogia della guerra fra poveri e alla campagna razzista che da tempo imperversa nel paese e che si riflette anche nella crescita delle forze neofasciste. Una parte del voto alla Lega va però anche ascritta al generale sentimento antisistema, sia pure espresso in modo estremamente distorto e reazionario.
La sinistra vive una nuova e clamorosa sconfitta. Il voto conferma che nel sentimento di massa la sinistra è identificata con la gestione del potere borghese e con le politiche di austerità imposte dall’Unione europea. Una sinistra in cui a livello di massa non si perde più di tanto tempo a distinguere fra le diverse liste, ma che viene accomunata in un giudizio comune tanto sommario quanto meritato. È da questo dato di fatto che si deve partire, rifiutando il piagnisteo di chi attribuisce la sconfitta alla presunta arretratezza delle masse.
Il dato negativo di Sinistra rivoluzionaria va quindi letto in questo quadro. Sapevamo e abbiamo detto in ogni sede che la nostra era una battaglia in salita, controcorrente, e il dato lo conferma oltre ogni dubbio. Vediamo tuttavia confermata in questi dati la giustezza della scelta di presentarci.
Non presentarci avrebbe significato semplicemente assistere passivamente al processo sopra descritto, anziché usare la campagna elettorale se non per invertirlo (cosa assolutamente al di fuori delle nostre forze e soprattutto della condizione oggettiva), almeno per indicare chiaramente attraverso il nostro programma una prospettiva di costruzione della sinistra di classe nel nostro paese.
I tempi della costruzione di sinistra di massa nel nostro paese saranno dettati innanzitutto dall’evoluzione del conflitto di classe. Anche le forme e i percorsi difficilmente sono prefigurabili. Vediamo in queste ore vaste parti del cosiddetto “popolo della sinistra” abbandonarsi a recriminazioni, pessimismo e dibattiti di livello infimo. Consigliamo di tenersene a debita distanza: si deve ricostruire tra i giovani, i lavoratori, tra quelle forze fresche che hanno accolto con interesse ed entusiasmo il nostro programma e che sono disposti a impegnarsi per il futuro.

Sinistra Classe Rivoluzione - Parma

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