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ZFoto Schermata del 2018 01 17 11 41 30Volendo affrontare la questione dell’annuncite compulsiva della giunta Pizzarotti, notoriamente poco propensa ad azioni dirette in senso stretto, il ponte Nord è probabilmente il tema dei temi.

Basta del resto digitare le parole chiave su Google per trovare una sfilza di dichiarazioni estremamente promettenti di Michele Alinovi e/o Federico Pizzarotti. “Apriremo”, “faremo”, “stiamo organizzando”...al netto delle chiacchiere ciò che rimane delle tante promesse del duo del neoliberismo ducale è un ponte vuoto, qualche cena con gli industriali più vicini e grati ( LEGGI DELLA VARIANTE URBANISTICA DI CHIESI LEGGI DELLA CENA AL PONTE NORD LEGGI DI PARMA IO CI FLOP ) e una grana da dirimere con la ditta appaltante, riconducibile alla Pizzarotti Spa.
Ora, pensateci bene: in una contesa che spinga a scegliere tra gli interessi confliggenti della cittadinanza di Parma e della famiglia Pizzarotti, quante possibilità ci sono che la cosa finisca a vantaggio dei primi, dovendo decidere l’attuale giunta? Ecco, per l’appunto.

Videata Medioli Tassi carboni INFRASTRUTTURE PONTE NORD FOTOIL PONTE: fuoriluogo. In tutti i sensi, sia dal punto di vista urbanistico (non ha particolari punti di contatto con l’area circostante) e sia dal punto di vista economico. Legato all’insediamento dell’Efsa, il ponte progettato da Vittorio Guasti, ex senatore di Forza Italia, ex capogruppo della maggioranza che sosteneva Pietro Vignali, e architetto, è costato più o meno 39 milioni di soldi pubblici.

Perché tanta vaghezza? Perché l’opera è stata poi oggetto di stralci (la torre con uffici, per esempio) e di ridimensionamenti di parte economica piuttosto importanti: immaginato come abitabile per spazi espositivi e commerciali, patisce gli effetti della legge Galasso, che vieta costruzioni con usi permanenti sull’alveo dei fiumi. La legge Galasso è del 1985: architetti, legali e controllori dei conti di parte pubblica e di parte privata dovevano conoscerla, ma andò comunque così.
Nota di colore politico: tra i tanti ad aver mangiato col ponte anche la A.I.Erre Engineering, l’azienda che vanta nel proprio staff il Consigliere comunale di due mandati della giunta Pizzarotti, nonché ex presidente della Commissione Urbanistica Andrea Medioli ( PER APPROFONDIRE LEGGI ). Come fai ad assicurarti che le opere della giunta Vignali giungano dove sarebbero dovute da subito giungere? Semplice, metti uno che ha fatto parte dell’ “azienda simpa” a capo della Commissione comunale. Parma ormai sembra davvero Crotone ( PER APPROFONDIRE LEGGI ).
Quali idee ha sviluppato, al netto degli annunci, la giunta Pizzarotti (primo e secondo tempo) per il ponte? Nada. Nisba. Nemmeno una. Si affidano alla possibilità, molto remota, di ottenere una deroga alla legge Galasso.
La differenza tra cavolate dettate al giornalista del giornale del famoso costruttore e la vita del parmigiano della strada è tutta nell’oggetto della delibera di giunta votata un paio di giorni fa: “linee di indirizzo per l’esperimento di individuazione di ipotesi conciliative a seguito della sospensione del giudizio arbitrale Ponte Nord SpA v Authority STU SpA in liquidazione e Comune di Parma non costituito. I.E.”. Praticamente una prematurata supercazzola come se fosse Antani in salsa amministrativa.

Consiglio Comunale2017 giunta Pizzarotti bisPerché ridete? C’è scritto così per davvero!
Tralasciamo la formula, che non rivela esattamente le idee chiare professate ai microfoni da questa amministrazione comunale, di cosa si occupa la delibera?
Fondamentalmente di questo: nel 2005 il Comune di Parma ha deliberato la costituzione della società partecipata STU Authority, dedicata in estrema sintesi alla realizzazione di quelle opere promesse a Bruxelles in cambio dell’assegnazione dell’ Efsa a Parma.
Dopo parecchi ghirigori si è arrivati a stendere un piano economico e a impugnare una serie di strumenti urbanistici. Il problema è che la formula adottata fu quella tanto cara del Project Financing, che a Parma ha devastato e condannato al degrado l’Ospedale Vecchio (toh, guarda! Coinvolta sempre la Pizzarotti Spa!): dei 7.700 mq di superficie utile, 3.500 erano dedicate ad opere di interesse pubblico e ben 4.200 “ad attività ricettive, commerciali, terziarie di tipo privato“. Quest’area, prevalente per estensione (praticamente un ponte privato con alcune porzioni a vocazione pubblica), era parte del piano finanziario: chi eseguiva l’opera sapeva di dover tirare fuori X euro avendo speranza di incassarne Y dallo sfruttamento della parte privata. La seconda parte, come detto, non si è realizzata, e Comune di Parma e ditta esecutrice sono andati per vie legali. Con atteggiamento bonario ma legali.
In termini legali, per l’appunto, le opere dedicate alla parte pubblica sono denominate “opere fredde” ( LEGGI PER ESEMPIO DEL PARCHEGGIO ADIACENTE, TERMINATO E INUTILIZZATO DA ANNI ), quelle alla parte privata “opere calde”. Quanto riportato dalla delibera in realtà non è propriamente corretto: le opere calde relative ad un ponte sarebbero, per intenderci, gli eventuali pedaggi per il suo attraversamento. Per “opere calde” si intendono quelle i cui costi diretti possono essere, in grande parte o in toto, ammortizzati con i flussi di cassa derivanti dalla gestione economica dell’infrastruttura.
Ve lo ricordate “Non ci resta che piangere” con Troisi e Benigni? “Chi siete? Cosa fate? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”, recitava il doganiere. Ecco, se la quantità di passaggi avesse coperto il suo stipendio, l’affitto della sua guardiola e tutto l’allestimento in tempi relativamente brevi...quella è un’opera calda. Per il ponte Nord (più propriamente Ponte Europa) si può parlare di “opere tiepide” (fa sorridere, ma è così la definizione), che sono quelle suscettibili di produrre una redditività futura, ma non in grado di coprire, in un tempo ragionevole, l’ammontare del costo di costruzione dell’opera e che necessitano di una contribuzione pubblica.
Fatto sta che le opere calde, o tiepide che dir si voglia, occupavano 17 milioni e mezzo dei 39 complessivi spesi per l'infrastruttura e che il Commissario Ciclosi ha, in tempi straordinariamente celeri, snellito le procedure di approvazione. Le parti, il Comune non si è costituito, sono finite davanti ad un Collegio Arbitrale, che ha sancito un annetto e mezzo fa “una sospensione volontaria del procedimento arbitrale sino al 31 gennaio 2018, al fine di verificare insieme al Comune di Parma se siano utilmente percorribili ipotesi conciliative”.
Comune di Parma duc“Oh diamine! Abbiamo dormito e ora mancano appena due settimane”, si deve essere detto qualcuno al Duc. Ed ecco qui la delibera. E cosa prevede? Ovviamente di avvantaggiare il privato. Siccome ha costruito un’opera che prevedeva attività commerciali in una infrastruttura che non ne acconsente per legge, e lo ha fatto anche a fronte di una legge che è di molti anni precedente la progettazione dell'opera, il privato è in un mare di guai. Il nostro amato sindaco ed il nostro ancora più amato assessore Michele Alinovi hanno deciso di andare incontro alla Pizzarotti Spa e concedere delle cose in cambio.

La frase “Qualora siano individuati dei motivi legittimi che consentono la revisione del PEF (acronimo di Piano Economico Finanziario, ndr) di Convenzione, che costituisce lo strumento base concordato tra le parti su cui misurare le azioni in corso di rapporto, detta revisione dovrà muovere dall’aggiornamento del PEF convenzionale agli eventi reali nel frattempo succedutisi e, tra questi, in particolare al valore del contributo pubblico effettivamente erogato alla soc. Ponte Nord;” non si presta a moltissime interpretazioni. Si può tradurre tranquillamente in “siccome avete realizzato qualcosa che non potete sfruttare, tranquilli: modificheremo il piano economico finanziario affinché non dobbiate temere danni economici. Ma non andiamo in tribunale per carità, che poi non si sa cosa non esce, ad aprire quel pozzo nero”. Non letteralmente così, ma una cosina del genere.
Come si svilupperà questa delibera? Dalla vaghezza dell’oggetto, di un meraviglioso burocratese, una certezza: troveremo tutto nelle pieghe delle determine dirigenziali prossime venture, magari apparentemente non collegate. Le dovremo leggere ad una ad una, come si fa quando ci si raffronta ai livelli di onestà di un Pizzarotti, di un Alinovi. Livelli ormai notori.

Perché ricordatevi: l’onestà andrà di moda.

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