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ZFoto Victor Emilio Dreke Cruz BUONAA Parma si è fermata una vera e propria pagina di storia recente dell’umanità, ma Parma ne è stata pigramente (e colpevolmente) inconsapevole.

Anzi, a dire il vero molti dei suoi abitanti avranno vissuto un momento manzoniano da “Carneade, chi era costui?”, leggendo dell’arrivo di Victor Dreke (nome completo Victor Emilio Dreke Cruz LEGGI DEL SUO ARRIVO ). Eppure poche voci hanno osservato e contemporaneamente modellato la storia moderna quanto questo ormai anziano negro cubano. Il “negro” (una sua autodefinizione) ha una spiegazione nei video allegati all’articolo: guardateli e capirete.


Chi è stato, da giovane, Dreke?

ZFoto Victor Emilio Dreke Cruz IIIBé, innanzitutto uno dei primi ad appoggiare l’idea di un tale, Ernesto Che Guevara, che assieme ad altri si era dato come obiettivo quello di rovesciare la dittatura del crudele Fulgencio Batista. Per descriverlo basterebbe aggiungere che ha, guidando due compagnie, de facto mandato a monte l’operazione Cia alla Baia dei Porci. Nessuna dietrologia da comunistoni, è un fatto storicamente accertato: come conseguenza di quello che per molti è il punto più basso dell’amministrazione Kennedy, per esempio, si ebbero le dimissioni dell’allora direttore dell’agenzia Allen Dulles.
Attuata la Rivoluzione cubana, invece che tentare la scalata interna al partito comunista, cosa che gli sarebbe riuscita piuttosto facilmente, ha mollato tutto ed insieme al Che e ad altri 150 cubani è partito per il Congo (anno 1965), intenzionato a portare il socialismo e la rivoluzione anche in quel martoriato angolo di Africa. L’anno successivo, lo racconterà lui stesso nella sala che ha accolto il dibattito all’Aquila Longhi, è alla testa del gruppo cubano nella guerriglia in Guinea-Bissau, e quindi è tornato in patria. Lì ha preso due lauree (scienze politiche e giurisprudenza).
ZFoto Victor Emilio Dreke Cruz IVQuindi Dreke è stato qualcosina di più del “braccio destro del Che”, ma è evidente che se si vuole sapere qualcosa del mito argentino sia soprattutto da lui che occorra passare.
Circolo Aquila Longhi pieno zeppo, sono stati in tanti ad aver aderito alla cena indetta dall’Associazione Nazionale per l’Amicizia Italia-Cuba, circolo "Celia Sanchez - Marilisa Verti", ed ancora di più quelli che hanno assistito al dibattito che ne è conseguito. Al fianco del rivoluzionario, un’altra rivoluzionaria: la moglie Anna, un medico che ha fondato ospedali in Guinea-Bissau e curato in mezzo mondo. “E oltre a ciò mi sopporta da oltre 30 anni”, dirà Victor, a chiosa della presentazione dedicata alla consorte, strappando una risata alla platea.
Aveva solo 15 anni, Victor Dreke, quando ha deciso di approfondire le tesi politiche di quei strani rivoluzionari, così diversi da chiunque lo circondasse a Sagua La Grande, città della provincia di Santa Clara.


ZFoto Victor Emilio Dreke CruzPerché diventare rivoluzionario?
“Ci sono tre questioni fondamentali – ha dichiarato Victor Dreke alla platea -: in primo luogo perché i poveri a Cuba non possiedevano nulla. Essere povero a Cuba prima della Rivoluzione equivaleva quasi ad essere schiavo. Questo valeva tanto per le donne quanto per gli uomini, tanto per i neri quanto per i bianchi e per i meticci. Questa è la prima ragione per cui mi sono avvicinato alla Rivoluzione.
La seconda ragione è che ero giovane: tutta la povertà che arrivava la soffrivano principalmente i giovani. La stessa separazione tra bianchi e neri la pativano i giovani: Cuba in quel momento aveva 5 milioni di abitanti, e più o meno mezzo milione di analfabeti ed un altro gruppo di semi-analfabeti. Il governo Batista reprimeva soprattutto loro, perché il capitalismo di ogni parte del mondo, il fascismo di ogni parte del mondo, ha paura della gioventù.
ZFoto Victor Emilio Dreke Cruz IILa terza ragione della mia adesione al movimento rivoluzionario è di essere un nero: i “negri” (categoria mutuata dalla lingua spagnola, non intesa in senso razzista) erano maltrattati, non erano riconosciuti. C’erano scuole solo per i bianchi, che erano di livello superiore a quelle frequentate dai neri”.
Ad ascoltare Dreke è impossibile non riflettere sul fatto che quelle condizioni siano essenzialmente simili a quelle vissute da molti oggi in Italia. Chissà come mai, però, quello stesso schema da noi viene elaborato con una discussione “rigore sì rigore no alla Juve” nei bar. Misteri del Belpaese.
La serata (dedicata alla memoria del compianto Angelo Giavarini dai vertici nazionali dell'associazione Italia-Cuba) procede, il miglior regalo che abbiamo pensato di fare ai nostri lettori è di riprenderne ampi stralci, per donare la possibilità di ascoltare la storia narrata da chi l’ha fisicamente fatta. Tra una settimana esatta sarà il 50° anniversario della morte del Che, ricevere chi l’ha conosciuto così profondamente è il modo migliore per celebrare il Comandante.
ZFoto Victor Emilio Dreke Cruz IPostilla: se cercate con Google o con un altro motore di ricerca, troverete interviste esclusive a Victor Dreke sui più importanti giornali al mondo, da The Indipendent a Prensa Latina passando da New York Times, Granma Internacional e altri.

Da 50 anni i principali quotidiani del pianeta si occupano di ques'uomo e delle imprese che ha compiuto.

Delle molte testate esistenti a Parma, tutte infiltrate da giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine, eravamo presenti solo noi. Forse fare una rivoluzione a Cuba, respingere l’assalto delle forze Usa con avvallo di J.F.K. e combattere per la liberazione di mezza Africa al fianco di un tizio noto come Ernesto Guevara detto El Che non è importante quanto l’ora esatta in cui un esponente leghista ha fatto la cacca. Poi non lamentatevi se voi dovete comprare visualizzazioni su Facebook e noi andiamo come dei treni: la spiegazione è lampante.

PER AIUTARE CUBA COLPITA DALL'URAGANO

VIDEO NUMERO UNO DELLA SERATA

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