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Dario Costi con VignaliLa prima fase delle Primarie, quella della raccolta firme, non è esattamente un crescendo di emozioni: ciascuno dei candidati fa il giro delle proprie parrocchiette per raccogliere i sigilli, e se si è proposto potete stare sicuri che una ragionevole certezza di averle a portata di mano l’aveva.

Questa dinamica ha trasformato queste settimane in una sequenza di cazzeggi politici da finale di Miss Italia: quelle frasi del tipo che si vorrebbe la pace nel mondo, che Parma è la città più bella di tutte, che d’inverno fa freddo soprattutto per chi è povero, e via con una serie sconcertante di scemenze.
Fatte salve tutte queste considerazioni iniziali, è però possibile cominciare a definire i profili dei cinque, quantomeno per capire se le presentazioni corrispondessero a qualcosa di verosimile o meno.

LEGGI DELLA PRESENTAZIONE
DARIO COSTI 1605: inizio in carrozza, per il vignaliano candidato di Giorgio Pagliari. Il senatore gli ha portato in dote tutta la sua gente, gli avversari si sono ben guardati dall’andare nello specifico delle tante cose che si possono imputare a questo figlio della “tetta parmigiana” (quella per la quale se nasci nella famiglia giusta, qualcosa da fare ti salta sempre fuori). Sì, quando abbiamo fatto l’accenno alla Metro e ad altri progetti, alcuni giornali hanno ripreso la cosa. Ma sono cosine da nulla rispetto alle decine di determine della passata (e della attuale) giunta che hanno veicolato nelle tasche di Costi il denaro dei contribuenti. Sottolineiamo: cosine.
Il motivo di tanto silenzio è tutto nella considerazione iniziale: in fase di raccolta firme entrare nello specifico dei singoli lascia il tempo che trova. Per quanto riguarda Costi non si registrano dichiarazioni degne di nota su alcun tema, lo staff sostiene perché concentrato in “incontri”. I medesimi però devono essere di tipo spiritico, visto che nessuno ne ha traccia. Vedremo. Per ora è essenzialmente il drone dei renziano-vignaliani, e poco più, confermando il giudizio che abbiamo dato in sede di presentazione.


PD Nicola DallOlio con Pierpaolo ScarpinoNICOLA DALL’OLIO 967: onestamente la campagna di raccolta firme migliore, da tanti punti di vista. Sul piano prettamente numerico con le sue quasi mille ed in assenza di “apparato”, ha dato la paga a tutti. Anche sul piano politico è risultato il più convincente: all’indomani della sconfitta del referendum costituzionale nel PD di Parma i nervi sono saltati a tanti. Dall’Olio, l’uomo di partito meno amato dalla burocratia interna, è andato in controtendenza e ha sfoderato il petto, mettendo in campo una candidatura pidissima: firme ed incontri solo nelle sedi del Partito, con predilezione per quello del Montanara. Lo avevamo messo come vincitore probabile, siamo andati piuttosto vicini ad una previsione che forse nemmeno all’interno dei dem avevano valutato credibile.
Il grande rischio, di lì il passaggio in cui parlammo di “saper togliere il piede dall’accelleratore”, consisteva in un accordo con Paolo Scarpa, che avrebbe certamente comportato due grandi danni: il primo perché avrebbe paventato un’inconsistenza numerica di Dall’Olio, non corrispondente al vero e preclusiva di future aspirazioni, il secondo perché entrambi sarebbero stati tacciati di inciucio, con l’aggravante che ciascuno dei due sarebbe passato come non in grado di farcela autonomamente.
La cosa non è accaduta, ed il Capogruppo PD ha incamerato un ottimo successo personale, aumentato di spessore dal fatto che quando altri ci mettono la faccia (Giorgio Pagliari e company) l’insuccesso è assicurato.

GENTIAN ALIMADHI 843: la candidatura è stata considerata folkloristica per un certo numero di ore, più o meno fino a quando non abbiamo fatto una rapida presentazione su questo giornale:  in essa ponevamo l’accento su un dato molto semplice: gli albanesi a Parma sono più numerosi di tutti i partecipanti alle primarie della scorsa edizione. Non bastasse ciò, Alimadhi è un avvocato di buone capacità e un uomo piuttosto apprezzato in città.
Erano considerazioni elementari, che poi anche altri media hanno ritenuto condivisibili.
La fase di raccolta firme dell’avvocato pramzalbanese ha presentato luci ed ombre: le luci sono state rappresentate dai contenuti proposti in alcune interviste, diretti, pragmatici e di facile comprensione (non dimentichiamo che sono rivolti essenzialmente ad elettorato renziano ma che devono essere comprensibili anche ai leghisti), le ombre invece sono inerenti alla costruzione del personaggio.
Se Gentian, come essere umano, si caratterizza per un approccio molto personale e diretto, rimarcare tanto l’atipicità della candidatura di un albanese rischia di creare (anzi, diciamo che è avvenuto) una sorta di pupazzo non corrispondente al reale: il lettore che non lo conosce visualizza un tizio tozzo, petto villoso, canotta bianca e collanona d’oro, e quindi un’immagine molto lontana dall’essenza di Alimadhi. Anche esibire i parmigiani che si accorgono di quanto sia un brav’uomo è un bel boomerang: fa tanto “xenofobia interiorizzata”. Una limatina su questo versante non guasterebbe: la diversità deve essere gioia, e non di pelle.


ZFoto Paolo Scarpa banchetto PDPAOLO SCARPA 692: bersaniano, con sfumature di bernazzolismo. La foto al banchetto di via Venezia, corrispettivo parmigiano della birra solitaria e triste dell’ex segretario PD, fatta frontalmente e dall’alto verso il basso (è la regola zero della comunicazione politica, per diana!), in un deserto desolante e con i vessilli democratici di lato, rappresenta tutta la confusione interiore e politica di un gruppo di persone che non pare avere strategia vera e propria. Se, ma è tanto per fare un esempio, una grande parte del tempo la si è usata a spiegare che non sono primarie del PD ma della città, farsi una delle poche foto in posa in quel modo forse non è la maniera migliore per trasmettere coerenza, chiarezza di idee. Oltre al fatto che congiunturalmente togli dignità alle cose dette da chi ti sostiene.
A causa della loro lunghezza, i suoi post hanno in sette stati americani sostituito il pentobarbital nella pratica dell’iniezione letale: apprezzabili solo l’intervento sul commercio ed il video di presentazione, arrivato comunque tardivo (prima ci si presenta e poi si parla del commercio, non il contrario).
Nonostante la squadra e una certa capacità personale è arrivato penultimo, quasi raggiunto da Francesco Samuele: chissà se questa evidenza lo indurrà ad un qualche ragionamento. Per ora ci sono tutti gli elementi per ritenere di no.
FRANCESCO SAMUELE 500: le firme le consegnerà fisicamente nel pomeriggio, Serpagli gli ha abbuonato lo sforamento delle ore 12: ha superato “a pelo” la quota di ammissione. Poca gente vera e propria attorno a sé, rappresenta essenzialmente se stesso. Esattamente come quando era in Rifondazione Comunista.

Per oltre un mese queste cinque persone si confronteranno per convincere una cittadinanza alquanto refrattaria della bontà delle proprie idee: speriamo che ciò avvenga con concretezza e spiegando anche la percorribilità economica, altrimenti non sarà difficile prefigurare un flop di proporzioni significative, il 19 febbraio.

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