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ZFoto Clint Eastwood feritoSi chiudono oggi i termini di presentazione della propria candidatura alle primarie del cosiddetto centro-sinistra.

Lo scenario in cui ciò avviene è decisamente post-atomico e vagamente surreale.

Post-atomico per gli effetti su un già risibile Partito Democratico parmense della sconfitta del “Sì” al recente referendum costituzionale. E anche, se vogliamo, per le opinabili modalità di conclusione di Sel. Surreale per l’assoluta impermeabilità di praticamente tutti gli esponenti politici coinvolti rispetto alle problematiche quotidiane dei propri concittadini.

I candidati pare saranno cinque: Nicola Dall’Olio, Paolo Scarpa, Dario Costi, Gentian Alimadhi Francesco Samuele. Li abbiamo elencati in ordine di probabilità di vittoria, con i primi due piuttosto vicini e l’albanese Alimadhi possibile sorpresa. Fantapolitica? Rosso Parma non vi ha abituati a previsioni sballate, in tutta umiltà.

NICOLA DALL’OLIO: quella del Capogruppo in Consiglio a Parma è una candidatura che ha punti deboli e punti forti. I punti deboli sono essenzialmente caratteriali: è una persona ruvida, e questo in politica (ma anche nell’ editoria) può essere un grave difetto, e tendenzialmente furbetta, nel senso che sa togliere il piede dall’ acceleratore se ha stretto un accordo conveniente. La seconda caratteristica è anch’ essa un grave difetto, di quelli che la gente non ti perdona più (ma nemmeno l’editoria):se l’ha capito l’ha capito, e se non l’ha capito cavoli suoi. I punti forti sono impattanti: è uno dei pochi animali politici che sappia utilizzare gli strumenti amministrativi, che in anni di personaggi incapaci di cogliere la differenza tra determina e delibera è oro. Letteralmente oro. Piace alle persone comuni, ed è verosimilmente l’unico PD che potrebbe arrivare ad un presidio dei No TiBre o di Ascom senza suscitare uno sguardo di disprezzo. Anche stare sui maroni agli altri esponenti “dem”, in questa fase storica e a differenza del passato, è un valore aggiunto: quelli del Pd parmense hanno inanellato una tale sfilza di operazioni esecrabili e sconfitte da rendere “simpatici per contrappasso”. Diciamocelo chiaramente: avere al fianco gente come Giuseppe Romanini, Barbara Lori o la Patrizia Maestri (ma la lista è lunghiiiiissssssima) in una foto può costarti voti a centinaia, oggi come oggi. Esagerazioni? Come no! Fate però un esperimento: mettetevi vicini a qualcuno che sfogli la Gazza al bar e osservatene la mimica faciale quando arriva alla foto di questa o quella inaugurazione, poi ragionateci su. Se Dall’Olio giocherà per vincere potrà fare bene, ma dovrà condurre qualche riflessione rispetto all’etica dei comportamenti trasmessi, che non possono consistere solo nel non prendere mazzette (che comunque nel Pd...così, per dire).

PAOLO SCARPA: pirandelliano, l’ex presidente de Il Borgo è attualmente impegnato nella messa in scena di “Uno, nessuno e centomila”: presentatosi come uno, è da alcune settimane concentratissimo nell’ interpretare la seconda parola del titolo. Questo tizio si è presentato alla città parlando di cappelle, non comprendendo che al cittadino medio poco importa dell'argomento se non collegato con Youporn. Non pago si è quindi inspiegabilmente attorniato di vecchie e pluri-trombate cariatidi della politica e della società locale. Determinato nelle proprie convinzioni, ha quindi proseguito avvitandosi in una serie di comunicati stampa che ne hanno evidenziato la completa estraneità dalle vite di noi comuni mortali. E’ probabilmente il candidato con le qualità mentali e la “squadra” potenziale più serie in campo, ma qui stiamo parlando di amministrare 200 mila anime, non di organizzare il buffet per un convegno alla Fondazione Banca Monte: l’impressione è che a Il Borgo si sia circondato di una piccola corte di plaudenti amici, e che da ciò sia derivata l’abitudine a ricevere approvazione per qualsiasi vaccata detta o fatta. Se non rivedrà rapidamente la forma mentis ci impianterà (nuovamente, visto che non ha un percorso politico definibile “vincente”) il naso a livelli pattonali. E' piuttosto chiaro come a nessuno freghi particolarmente se diventerà o non diventerà sindaco. Non guasterebbe, a completare il quadro, nemmeno che qualcuno dei tantissimi firmatari andasse oltre il blablabla di appartenenza e operasse concretamente. Per ora la compagine è poco più che la versione parody e (mono)locale dell’Ulivo di Prodi, ed una sorta di presepe politico.

DARIO COSTI: poveretto, fa quasi tenerezza. Da un lato un passato di posizioni imbarazzanti sui temi vignaliani per eccellenza (al momento opportuno rispolvereremo le posizioni in merito alla Metropolitana, per esempio), dall’altro un presente fortemente opinabile rispetto alla natura finanziaria e politica del Parma Urban Center (approfondiremo anche questo, potete starne certi), e come se già questo non bastasse un futuro da “drone” politico di Giorgio Pagliari. Ora, capiamoci: essere appoggiati da Giorgio Pagliari, in questa fase politica, è qualcosa da mano sui maroni o sulla tetta sinistra (scaramanzie di genere), ma passare da sua marionetta è irrecuperabile, sul piano della credibilità. Giorgio Pagliari, guida renzianissima del fronte del “sì”, è stato capace di una delle pochissime vittorie del “no” in tutta la regione Emilia-Romagna: un’impresa epica che ha consolidato una striscia di sconfitte già piuttosto nutrita (pensiamo alle Provinciali, e a tutti i tasselli intermedi, ivi incluso la perdita di Tep per mano del pupillo Antonio Rizzi). Oltretutto Pagliari ha già “magheggiato”, piazzando alla corte di Alfieri gente sua tipo la Fabrizia Dalcò, Gabriele Ferrari (sì, quello dell’inchiesta in Regione sulle spese pazze...proprio lui), tutti gli scendiletto di Antonio Costantino d’area Proges e svariati elementi d’area Guasti, fuoriusciti da una Forza Italia ormai esanime. Ce li avete presenti tutti i peggiori ceffi dell’epoca Vignali? Ecco, gira gira sono finiti tutti lì. Ora… Pagliari si è già reso protagonista di porcate del genere in passato ( do you remember le interviste sul candidato sindaco Bernazzoli? ) e l’impressione è che la "base" coglierà la palla al balzo per fargliela pagare definitivamente. Questo ennesimo tentativo di spaccare il PD , o meglio il prefigurare a mo’ di ricatto una spaccatura del PD per ottenere un voto terrorizzato, verrà stavolta punito severamente. Il senatore non pare aver colto il messaggio mandato dagli elettori il 4 dicembre, e prima ancora quello dei cittadini di Fontevivo: peggio per lui. Di Dario Costi parleremo in modo più approfondito: da qui a febbraio è lunga. Il profilo, tanto per capirci, è quello di un Carlo Quintelli, di un Antonio Rizzi...è quel livello di gente lì.

GENTIAN ALIMADHI: se si presenta (deve ancora sciogliere la riserva) rischia di vincere. I motivi sono molti, alcuni personali, altri “razziali”. Quelli personali sono più numerosi: Gentian è conosciuto in città come uno che si è fatto da solo (farsi in compagnia è più divertente, non sa cosa si perde), che ha mangiato il “pane e sale” dell’ essere uno studente albanese non particolarmente in grana, e che si è creato una posizione con un duro lavoro. E’ piuttosto stimato come avvocato, e la clientela è di fascia medio-alta, dal profilo barilliano (che a Parma porta parecchia fortuna). Come uomo è un maschio alfa da antologia, e presenta un profilo di professionista da “wasp Usa”: marito presente, figli spesso con sé, viaggi con la famiglia, il lavoro, e via dicendo. Ogni casella è al posto giusto. Oltre a ciò è una persona alquanto gradevole e dialogante (che per essere un avvocato è tanta roba). La “componente razziale” (vuole essere un articolo tra il serio ed il faceto, questo) è anch’essa una carta vincente: detto delle qualità personali, Alimadhi ha dalla sua anche un gruppo etnico piuttosto coeso, quello degli albanesi. Sì, certo, esiste la fazione perdente di Scanderbeg, quella che è corsa a piagnucolare da Fritelli, ma sono minimali e per nulla incisivi. Nella realtà tutti gli altri candidati hanno dalla propria dei sostenitori che non spostano più un voto nemmeno in famiglia, mentre Gentian ha come minimo 1.500 persone che lo sosterranno. Se la proposta sarà recepita dagli altri gruppi di migranti arrivare a 10 mila sarà un attimo. Certo, Jean Claude Didiba è un uomo PD tout-court, con tessera e tutto il resto, ma non è escluso che un’alleanza tra svariati gruppi di comunità migranti non possa portare una Parma senza voce a imporre le proprie tematiche e a farlo con una candidatura “non di bandiera”, per così dire. Il momento è certamente irripetibile: l’apparato non è mai stato tanto debole e antipatico alla gente comune.

FRANCESCO SAMUELE: essenzialmente sono quelli di Sinistra Italiana che si sono accorti di contare nella compagine di Paolo Scarpa persino meno che nel governo di Renzi. Visti i ricordi lasciati da Samuele tra i compagni di Rifondazione e di altri gruppi di sinistra è ipotizzabile il consueto floppone: otterranno un po’ di voti, il Pd gli darà qualcosina in cambio e tutto procederà come sempre. Niente che non si sia già visto, né come dinamiche né come candidato.

Da stanotte, la scadenza è fissata a mezzanotte, le candidature diventeranno reali. Domani il comitato organizzatore deve fornire chi si autocandida dei moduli per la raccolta firme: ne dovranno essere presentate 500 per passare dalla autocandidatura alla candidatura vera e propria, con tempi piuttosto stretti, visto che il time-limit è fissato per le ore 12 del 10 gennaio. Le primarie si svolgeranno il 19 febbraio, dalle ore 8 alle ore 20. Fattore a suo modo importante (con l’arietta xenofoba che tira a Parma lo è certamente): gli stranieri possono votare con un seggio in via Treves o più genericamente ovunque se si iscrivono al registo entro il 15 febbraio. Come andrà? Non attendetevi l’affluenza delle prime volte: a nessuno importa più molto del PD, e anche meno del concetto di “centro-sinistra”. Certo però sarà un momento di valutazione dei profili, e di distinzione tra chi si presenta cazzeggiando e chi si presenta con un disegno concreto ed attuabile di città.

Postilla: la fotografia tratta da “Per un pugno di dollari” è chiaramente non collegata al concetto di gratuità che siamo certi guidi la quasi totalità delle persone in campo.

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