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Federico Pizzarotti conferenza stampa mani giunteA fare un esposto-denuncia sarebbe stato un funzionario comunale, nel lontano 2012: è da questo atto di coscienza (o di opportunità politica? Non è dato a sapersi) che la Procura avrebbe aperto il fascicolo che oggi vede il commissario Ciclosi ed il sindaco Pizzarotti indagati per l’ “affaire-Stu Pasubio” ( LEGGI DELLA NOTIZIA ).
L’iscrizione nel registro degli indagati ad opera della pm Paola Dal Monte sarebbe del luglio 2015, e ciò apre un’interessante parentesi politica rispetto all’onestà di Federico Pizzarotti: alcuni mesi fa, una sala stampa piena di giornalisti provenienti da tutta Italia, sparammo una domanda semplice e diretta relativa all’avviso di garanzia relativo all’indagine sul Regio ( LEGGI ): chiedemmo se avesse solo quell’indagine aperta. Lui ci rispose risolutamente un “solo questa”. Poi scoprimmo che era indagato anche per l’alluvione e oggi scopriamo che da oltre un anno lo è anche per Stu Pasubio.
Mentì in sala stampa? Bé, poniamoci una domanda semplice semplice: avendo Pizzarotti pubblicamente annunciato, mesi fa, di aver fatto controllare la propria condizione rispetto ai carichi pendenti, quanta probabilità c’è che all’avvocatura municipale sia sfuggito un particolare come un’iscrizione al registro?
Salvatore Rustico, procuratore capo di Parma, ha specificato che è possibile, per un dettaglio legale molto tecnico, che ai protagonisti non sia stato notificato l’atto, ma è un fatto che nel febbraio 2016 il gip di Parma abbia chiesto sull’inchiesta una proroga delle indagini, e che questo determini una notifica della decisione a tutti gli indagati da parte del tribunale.
Come può poi, nel certificato 335 richiesto a luglio, cui facevamo cenno prima, il primo cittadino non aver notato l’inchiesta su Stu Pasubio?
Siamo abituati a sindaci che ci mentono e che successivamente finiscono nel tritacarne processuale di vicolo San Marcellino: non ci confronteremmo con nulla di nuovo.
LA CRONACA DELLA DIRE: Nuovi guai giudiziari per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Prosciolto dalle accuse per le nomine al Teatro Regio, ma ancora sotto indagine per l’alluvione del 2014, il primo cittadino è nuovamente indagato in relazione alla vendita della società partecipata Stu Pasubio. La società immobiliare che ha effettuato interventi di riqualificazione urbana del quartiere San Leonardo è stata ceduta all’azienda Remilia di Reggio Emilia (gruppo Unieco) nel 2012. L’operazione era però stata avviata dal commissario Mario Ciclosi per ridurre il debito del Comune. A rendere noto l’indagine nei suoi confronti è lo stesso Pizzarotti in un post su Facebook: “Abbiamo liberato Parma da 40 milioni di euro di debiti, ma risulto indagato. Devo comunicarvi che sono venuto a conoscenza di una nuova indagine nei miei confronti, relativa a una questione di oltre quattro anni fa, quando diventato sindaco da pochissime settimane ho dovuto affrontare il difficile e grave problema del debito di Parma, che sappiamo tutti ha rischiato di mandare la città in default”.
Prosegue il sindaco: “Pur non conoscendo per nulla i dettagli dell’indagine, che non mi sono stati comunicati in modo ufficiale, so che si tratta della vendita di Stu Pasubio. Sinceramente mi sorprendo dell’indagine, visto che la vendita di Stu Pasubio era una procedura già in atto e visto che la società in questione era una partecipata che aveva oltre quaranta milioni di debiti”. Chi l’ha comprata, evidenzia Pizzarotti, “era l’unico soggetto che aveva interesse ad acquisire la partecipazione per completare l’operazione immobiliare. Quello che abbiamo fatto noi, continuando l’operazione del commissario Ciclosi, è stato di liberare i parmigiani da un debito di più di 40 milioni lasciato in eredità“.
L’ex sindaco del M5s si dice comunqe “tranquillo e sereno”, soprattutto perché “non mi occupo dei bandi di gara che escono, ci sono i tecnici per questo. So che anche questa volta il risultato è stato salvaguardare gli interessi dei parmigiani”. E conclude: “Mi sono preso un impegno verso la città, assumendomi ogni onere. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto, nel rispetto della legge e a tutela dei miei concittadini. Mi sorprende solo che ancora una volta la notizia esca dalla Procura senza che un avviso di garanzia con dettagli utili e dati essenziali arrivi al diretto interessato”.
di Mattia Caiulo, giornalista professionista

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