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Iren vetrina con logoBisogna opporsi all'annunciata volontà dei sindaci soci di Iren di scendere sotto il 51% perché contraria all'interesse pubblico e dettata solo da ragionamenti di corto respiro.
Cedere azioni di una società che agisce in regime di concessione significa infatti trasferire risorse dai bilanci pubblici, e quindi dai servizi per i cittadini, alla rendita privata, oltre che perdere progressivamente la capacità di indirizzo e controllo su attività centrali per il benessere delle comunità.
Cosa vale l'incasso immediato dei proventi della vendita se poi in pochi anni questo sarà compensato dai minori dividendi per diventare rapidamente un affare in perdita per le casse pubbliche?
Anziché avere il coraggio e la forza di denunciare le politiche del Governo nazionale, che strozza gli enti locali, si preferisce tamponare le difficoltà vendendo ciò che si è costruito con i sacrifici delle generazioni passate.
Tutto questo in riferimento ad una società che già dovrebbe essere ricondotta dai soci a pratiche più corrette in termini di trattamento degli utenti e soprattutto dei lavoratori, come denunciato dai recenti scioperi.
No quindi alla perdita di influenza pubblica, certamente non contrastata dall'adozione statutaria del voto maggiorato, e Sì ad una maggiore assunzione di responsabilità del pubblico nella gestione delle strategie aziendali.
È necessaria una mobilitazione a difesa dei beni comuni, che spinga a recedere da scelte miopi e prive di qualsiasi logica di lungo periodo.

On. Giovanni Paglia
Sinistra Italiana

Federica Barbacini
Coordinatrice provinciale SEL Parma

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