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Siria bombardamento Aleppo“Dov’e’ l’indignazione di chi ha il potere e il dovere di fermare questo massacro? “ si chiedeva alcuni giorni fa Muskilda Zancada, capomissione dell’Organizzazione Médecins Sans Frontière in Siria presentando il bilancio di morte del bombardamento del loro ospedale ( LEGGI LEGGI LEGGI ). E dov'è la capacità dei media occidentali, e di questo media in particolare, di raccontarla, la tragedia siriana, abbiamo pensato nel pubblicare l'articolo.
I ribelli hanno colpito un ospedale ad Aleppo anche poche decine di ore fa, causando decine di morti, e una cinquantina di feriti.
I ribelli...chi? I raid...di chi? Il tema angosciante della narrazione siriana sta nel numero di pedine sulla scacchiera, e sulla loro “mobilità”: a parte le grandi nazioni, i bersagli grossi che più o meno hanno definito la propria strategia e appartenenza, il resto del quadro sfugge al cronista occidentale, e questo va onestamente oltre meriti e demeriti del singolo.
Hisam Jamil compare sul fondo di viale Bottego con la propria irradiante aria da asceta mediorientale: insegnante in Siria, dalla fuga in poi ha lavorato come mediatore culturale e insegnante di arabo, scrivendo anche alcuni libri (l'ultimo, di poesie, verrà presentato tra non molti giorni). In mezzo hai dubbi di cui scrivevamo sopra Hisam appare come un bel raggio di sole. Chiediamo a lui nubi rispetto ad una realtà che dall' Emilia proprio si fatica a decifrare, e lui accetta di buon grado.
A bombardare gli Ospedali è chiaramente il governo di Assad – ci dice riferendosi ad una insanguinata Aleppo -: il motivo per cui lo fa, la strategia di fondo, è difficile da capire. Ma una sua costante è di bombardare gli ospedali, in qualsiasi zona la prima struttura ad essere bombardata è rappresentata dagli ospedali, e non capiamo bene nemmeno noi il motivo. La cosa strana è che nell'ospedale bombardato venivano curati i bambini, segno che ragionano anche in prospettiva. Ora ha allargato l'azione, e sta bombardando tutta Aleppo: lui ed il suo esercito hanno deciso di liberarla, ma da chi nessuno lo ha capito. Ad Aleppo, infatti, non c'è l'Isis. La capitale di Isis è Raqqah, ma lì Assad non va (ci vanno altri, ma non lui, ndr). Aleppo, da due o tre anni, era in una situazione di relativa calma, e la gente viveva bene. Si vede che ciò non era di gradimento di Assad”.

 

Hisam Jamil lungopparmaIl difficile è, come dicevamo, capire chi fa cosa a chi: le divise militari sono tante, le alleanze labili e non sempre dichiarate.
“ Lo è anche per noi – ci dice Hisam Jabil -, capire. Lo è anche per chi ad Aleppo è rimasto a vivere. Nessuno ha ben chiaro il perché Assad abbia deciso proprio adesso di bombardare Aleppo. Fino a tre anni fa potevo darti una risposta giusta sul cosa stia accadendo, ma oggi come oggi nessuno riesce a capirlo davvero: vale per me che abito qui, ma anche per i miei genitori che sono ancora lì. Nessuno sta capendo realmente cosa stia succedendo, e credo che dipenda dal fatto che ora la Siria non è uno stato unico, ma sono varie zone controllate da vari gruppi armati, e quindi i territori sono divisi come fossero dieci Stati. Nessuno si può muovere, nessuno può andare in un'altra zona. Noi che siamo in Italia ne sappiamo di più, di quel che sta succedendo, di quelli che abitano lì. Non c'è più la luce, non c'è il gas, non ci sono i social media che aiutino a capire la gente rispetto a quanto accade. Io, per esempio, quando parlo con i miei genitori, pongo la tua stessa domanda: “che cosa sta succedendo, laggiù?”. E non sanno darmi una risposta, sanno solo dirmi che c'è una guerra, che ci sono morti dappertutto. Ma non sanno neanche loro se a bombardare in quel preciso giorno sia la Siria, la Turchia, l'Isis, l'Iran...l'unica cosa chiara a tutti quelli che abitano in Siria è che Assad c'è ancora, il resto è confuso”.

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I social media, per l'appunto: un momento di esplosione potente delle dirette streaming sui social consente ad uno smartphone di diventare testimone contemporaneo di quanto accade. Quindi cosa accade? Che la prima cosa che fanno i vari comandanti è di oscurare la rete, di fare in modo che ci sia campo sì e no per spedire un viper (versione a livello mondiale più utilizzata di Whatsapp). Alcune settimane fa si sono cominciate a vedere in diretta le trasmissioni Periscope da Suruc e Kobane (Kurdista turco) ed Aleppo. Poi nulla. Da allora ciò che si sa è di terza, se non di quarta mano: ascoltare la viva voce di Hisam, in quest'ottica, è un vero privilegio.

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