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Uomo solitudine mare tempestaAnsia, panico e fobie rientrano nelle organizzazioni fobiche. Luca Mazzucchelli, direttore della rivista 'Psicologia Contemporanea', ne parla con Valeria Ugazio, professoressa di Psicologia clinica all'Universita' di Bergamo e membro del comitato scientifico della rivista.

"Chi soffre di attacchi di panico, agorafobia, claustrofobia o ansia vive sull'orlo di un baratro. È sempre in allarme, avverte il mondo come estremamente pericoloso, ma allo stesso tempo desidera uscire da un dentro costruito come limitante- spiega Ugazio- per fare un salto oltre la siepe".

Il ritratto dei fobici e' quello di "persone dominate dalla paura, ma con un grande desiderio di esplorare". Vivono un dilemma: "Vogliono stare in relazione, perche' la relazione li protegge, ma hanno bisogno di essere liberi e indipendenti. La peculiarita' di questa semantica la troviamo in tantissime persone sanissime, che quando s'innamorano possono diventare sintomatiche. Perche' innamorarsi e' pericoloso da molti punti di vista- chiarisce la psicoterapeuta sistemico relazionale- si perde il controllo sulle proprie emozioni e quando si entra in una relazione si teme di non uscirne piu'".

Le persone con questa organizzazione sono "inizialmente diffidenti- continua la docente- e normalmente molto gentili perche' necessitano di avere tanti punti di riferimento. Hanno bisogno di un mondo intorno che sia accogliente nel caso in cui si sentano male. Sono apparentemente aperte, ma in realta' tendono a non entrare in relazione. Temono la prigione del legame- avverte Ugazio- e se s'innamorano devono far accettare il nuovo rapporto, avendo un mondo ricco di relazioni".

Hanno una dinamica di costruzione del legame fatta di "avvicinamenti, allontanamenti e tradimenti". Nell'insorgenza degli attacchi di panico e' quindi importante osservare la dinamica di coppia: "L'esordio sintomatico e' legato a un equilibrio tra piu' sistemi di relazioni che si rompe". Le capacita' dei fobici? "Sono tante- conferma la studiosa- sanno creare relazioni a lungo termine e riescono ad accettare l'ambivalenza. Non rompono mai con il partner in caso di separazioni, hanno una capacita' di trasformare la relazione che diventa come quella che hanno con un parente. Amando la liberta', non sono conformisti, sono open minded, non esplorano come vorrebbero per le paure, ma mentalmente sono esploratori di nuove idee. Sanno chiedere e accettare aiuto, hanno un'aspettativa positiva e stabiliscono un'alleanza terapeutica. La paura li rende caldi e affettivi nelle relazioni, ed e' una risorsa enorme. Avendo un nido sono amabili, il loro problema e' che non se la cavano da soli come vorrebbero".

Quali sono gli elementi di rischio per i terapeuti? "La possibilita' dei drop-out iniziali- risponde Ugazio- siccome il mondo e' pericoloso sono estremamente gentili e scelgono un terapeuta che gli appare una persona libera e indipendente, ma poi ne hanno paura. Temono, ad esempio, di avvertire il rischio che approfondendo la relazione con i genitori debbano poi staccarsene e rimanere soli". Un altro rischio e' quello di "colludere con la loro idea che essere liberi significhi essere liberi dalla relazione. Il lavoro terapeutico deve portare il paziente a trovare la liberta' dentro la relazione". La buona notizia e' che "dal disturbo fobico si guarisce con grande soddisfazione. Sono persone che creano alleanza terapeutica e guariscono totalmente. Possono rimanere un po' ansiose- conclude Ugazio- ma il resto si supera".

(Wel/ Dire)

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