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Australia onorevole Lucy Gichuhi“Venti anni fa non avrei mai potuto immaginare che un giorno io, ‘nuova australiana’, avrei avuto l’opportunità di servire questa grande nazione come senatore”.

Così, parlando alla stampa, l’avvocato Lucy Gichuhi, ha espresso oggi la sua soddisfazione per essere la prima persona di origine africana a ricoprire il ruolo di senatrice in Australia, con il partito ‘Family First’. Cresciuta alle pendici del Monte Kenya, Gichuhi ha raccontato la sua infanzia al network australiano ‘Abc’: il cammino fino a scuola a piedi scalzi, la dura vita contadina, il letto che condivideva con otto sorelle. “Penso che fosse una vita ricca, perché questo concetto di povertà non è mai esistito nelle nostre menti – ha detto Gicuhi – e quella vita ci ha insegnato a condividere”.
Il senso di condivisione evocato da Gichuhi però si ferma davanti a quello che per il suo partito è un “eccesso di affidamento al welfare” degli australiani. Sugli aiuti statali, Gichuhi ha espresso diverse volte le sue perplessità: “Siamo in una comunità che invecchia, molto presto avremo pochi lavoratori e molte persone da aiutare” ha detto la neo-senatrice ad ‘Abc’: “È sostenibile?”. Ieri l’Alta Corte australiana ha confermato la carica della senatrice, subentrata al suo compagno di partito Bob Day, dichiarato non eleggibile per un conflitto d’interessi. Negli scorsi giorni, diversi oppositori del partito di Gichuhi avevano contestato la sua eleggibilità a causa della sua presunta doppia nazionalità australo-keniota, poi smentita anche dalle autorità del Paese africano. ‘Family first’, anche se formalmente aconfessionale, è vicino al cristianesimo conservatore: il suo co-fondatore è stato per 20 anni soprintendente generale delle Assemblee di Dio in Australia.
di Giulia Beatrice Filpi, giornalista

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