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ZFoto Elisa Pavarani Luigi CollaA scrivere “femminicidio” in molti storcono il naso, ma è un fatto che poche situazioni come l’assassinio di Elisa Pavarani corrispondano a una “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”, che è poi la definizione di “femminicidio”. Pare impossibile individuare in Elisa Pavarani altra colpa rispetto all'essere considerata "di proprietà" da un ex, francamente.
Considerare Luigi Colla l’omicida non è d'altronde travalicare le sfere di competenza della giustizia, se consideriamo che l’ex fidanzato ha dichiarato al pm Umberto Ausiello di essere l’autore del delitto e di aver agito in un momento d’impeto. Il magistrato lo ha ascoltato il 10 settembre, accogliendo la richiesta dell’imputato di fare dichiarazioni.
La colpa di Elisa? Aver accettato l’invito di un’amica di andare a sentire della musica dal vivo:
“Stavamo parlando tranquillamente sul divano – ha dichiarato l’uomo -, poi quando Elisa ha ricevuto la chiamata di un’amica che le chiedeva se volesse andare ad un concerto la sera stessa ho perso la testa. A quel punto le ho messo le mani sul collo e ho stretto, lei è caduta per terra e l’ho accoltellata”.
Colla sta cercando qualche attenuante legata allo stato umorale, che essa sia pertinente o meno (grazie a Dio) non sta a noi stabilirlo.

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