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ZFoto pedemontana ApericenaNel 2008 erano tre, oggi sono più di 30. E tutte hanno da raccontare una testimonianza di generosità al servizio della comunità
Li amano come se fossero loro figli. Li aiutano a superare gli ostacoli che la vita gli ha messo di fronte, sapendo benissimo che sarà per un periodo limitato, perché l’obiettivo è quello di farli tornare con i loro genitori. E lo accettano, sono lì per quello. Sono le famiglie accoglienti, capaci di aprire la porta di casa a quei bambini o a quei giovani minorenni che hanno bisogno dell’affido per consentire alla loro famiglia di avere un tempo e un supporto per “rimettersi in piedi”.
Ma aprire le porte di casa può voler dire anche rendersi disponibili per affiancare i bambini nei compiti scolastici, o giovani madri nel percorso di genitorialità. Esistono infatti diverse tipologie di affidi e tutti possono mettersi a disposizione della comunità, anche se si ha poco tempo e tante preoccupazioni.
Nei cinque comuni dell’Unione Pedemontana Parmense nel 2008 le famiglie accoglienti erano tre, oggi sono più di 30. E martedì 20 dicembre si sono ritrovate al Circolo “Il Rugantino” di Basilicanova con i loro ragazzi, per scambiarsi gli auguri di Natale. Sono arrivate da Collecchio, Felino, Montechiarugolo, Sala Baganza e Traversetolo per un apericena organizzato dall’Azienda Pedemontana Sociale che ha voluto dirgli “grazie”. E in questi anni l’azienda che gestisce i servizi socio-assistenziali dei cinque comuni ne ha fatta di strada, arrivando, esattamente un anno fa, ad approvare insieme all’Unione Pedemontana Parmense un regolamento per delineare le buone prassi dell’affido, che ha l’obiettivo di garantire al minore le cure e gli affetti presso un altro ambiente familiare idoneo a permettergli un adeguato sviluppo psico-fisico, nel caso in cui la famiglia di origine si trovi in temporanea incapacità o impossibilità a farlo.
Il servizio viene gestito direttamente dagli operatori della Pedemontana Sociale, in collaborazione con l’Ausl, che organizza i percorsi formativi e segue gli affidatari e le famiglie di origine durante il periodo dell’affido con percorsi di monitoraggio e sostegno. E le famiglie accoglienti della Pedemontana si conoscono tutte, perché si incontrano, si confrontano, mettendo in comune un patrimonio di esperienze e di conoscenze sulle difficoltà e gli ostacoli di questo «percorso di generosità», come lo ha definito Elisa Leoni, sindaco di Felino e assessore dell’Unione Pedemontana, che ha voluto portare i ringraziamenti e gli auguri degli amministratori. «Vedervi oggi sempre più numerose è un piacere – ha detto Leoni –. Per questi bambini è fondamentale poter contare su di voi. Ma non solo, siete importanti anche per le famiglie di origine che beneficiano del vostro amore. Un singolo Comune non avrebbe mai potuto permettersi un risultato simile – ha sottolineato – e questo progetto conferma come le 5 amministrazioni, lavorando insieme, possano arrivare a concludere un percorso riuscitissimo».
Per il direttore generale di Pedemontana Sociale, Adriano Temporini, «parlare di legami di comunità in questo clima non è semplice. I fatti di Berlino ci spingono ad avere paura del diverso, dell’altro da sé e spingono le persone ad alzare le barricate. Voi invece testimoniate il valore del legame di comunità, partendo dagli ultimi. Essere qui significa schierarsi per costruire un capitale sociale che è patrimonio di tutti e non di pochi. In questi anni – ha ricordato Temporini – ci siamo sforzati per condurre progetti di comunità. Più di 100 neomamme hanno iniziato a parlare fra loro, a confrontarsi e a sostenersi. Oltre 40 famiglie con figli disabili hanno immaginato e progettato nuovi servizi con noi. E voi oggi siete più di 30 famiglie, che accompagnano e sostengono l’ossatura di questa comunità responsabile. Ringrazio voi e anche i sindaci del Cda della Pedemontana, perché hanno scelto di investire di più e meglio nel sociale». Il direttore ha ringraziato anche gli operatori dell’azienda impegnati nei progetti di accoglienza.
Ognuna delle famiglie accoglienti ha una storia da raccontare, come quella di Angelo, il pioniere dell’affido nei Comuni dell’Unione, che nel 2003, insieme alla moglie e ai suoi due figli, ha aperto le porte di casa a Fabio (il nome, naturalmente, è di fantasia). «Abbiamo iniziato il percorso dell’affido e un giorno ci hanno chiamato, dicendoci che c’era un bimbo di otto anni che avrebbe avuto bisogno. Oggi è con noi da 14 anni e una volta diventato maggiorenne ha deciso di rimanere nella nostra famiglia, ma ha mantenuto i rapporti con i suoi genitori. All’inizio è stato molto faticoso – ha ricordato – perché si portava dietro problemi che dovevamo cercare di risolvere. Ma quando lo guardo vedo un uomo e dico che ne è valsa la pena. Tra lui e i miei figli, poi, si è creato un legame strettissimo, si considerano fratelli». Angelo ha sottolineato quanto fosse difficile, 13 anni fa, essere affidatari: «La Pedemontana Sociale non c’era, e non c’era neppure una rete di famiglie con cui confrontarsi, condividere le esperienze e aiutarsi a risolvere le difficoltà».
Alla festa c’erano anche famiglie che hanno appena iniziato il percorso per arrivare all’affido, come una coppia di Sala Baganza. «Siamo sposati da qualche anno – hanno raccontato – e ci siamo chiesti cosa potessimo fare per gli altri. Ci hanno parlato della possibilità dell’affido e abbiamo iniziato il corso mettendoci a disposizione. All’inizio l’idea ci spaventava un po’ – hanno confessato – ma poi al corso ci hanno spiegato come affrontare le difficoltà. E dobbiamo sempre essere consapevoli che non siamo i genitori dei bambini, perché l’affido non è un’adozione. C’è un equilibrio da mantenere e un legame da rispettare con la famiglia di origine».
Mentre gli adulti conversavano tra loro, i bambini si sono messi a saltare, correre e giocare. La vita, per loro, non sembra così difficile.

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