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Zfoto Mohamed Habassi uccisoSono i processi che a Parma occorre far passare per “incidenti”. Proibite le parole “razzismo”, “fascismo” e similari. Questo perché i parmigiani devono essere buoni, e Parma un luogo tranquillo e bellissimo. Il che è una mezza verità, e l’omicidio Habassi torna a ricordarcelo.

Con una variante, rispetto all’inattaccabile predecessore (Bonsu, un ragazzo di una bontà e discrezione a prova di moderato perbenista): quest’ultimo risulta essere stato uno spacciatore con uno scarsissimo rispetto per le regole di convivenza comune.
Stamane si è svolto l’incidente probatorio, e il coinquilino del povero Mohamed ( anch’egli uno “spaccino” ) ha perfettamente descritto il tipo di sevizie e torture cui è stato sottoposto, prima di trovare la morte, dallo squadrone della morte ( sei persone in tutto ) capeggiato da Luca Del Vasto ed Alessio Alberici.
I quali si accusano come i capponi di Renzo, e hanno affidato ai difensori la richiesta di una perizia psichiatrica, sostenendo di agire sotto l’effetto di coca ed alcol ( questa la teniamo da una parte per la prima occasione in cui un irregolare combinerà qualcosa nelle stesse condizioni ).
Stamane, comunque, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere al pm Daniela Nuzzo, davanti al gip Alessandro Conti.
Il testimone ha riconosciuto un po’ tutti, raccontando che proprio i due italiani (gli altri quattro sono comunitari) erano armati di bastoni. Ha narrato di come il povero Habassi sia stato torturato, del suono sordo delle dita staccate dalla mano, delle urla strazianti che hanno riecheggiato in via Castello, a Basilicagoiano.
Mohamed abbassi è poi morto soffocato dal proprio stesso sangue. Ed in fondo anche dalla complicità omertosa e vagamente neofascista di una significativa parte della popolazione salese. Tu chiamale, se vuoi, rimozioni.

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