0
0
0
s2smodern

Tribunale fallimento banconota martellettoChe casino, l’area a ridosso dell’aeroporto di Parma. Il progetto tutto pizzarottiano, in entrambe le accezioni del termine, di trasformarlo in un polo fieristico-commerciale, così stridente con la vocazione agricola e di trasporti già esistente, si è rivelato un mix di illegalità, illegittimità e abusi edilizi.

A sostenerlo, non tanto un piccolo giornale, quanto le inchieste di una magistratura determinata a fare luce su tanti passaggi in quell’area.
PER APPROFONDIRE LEGGI DEL BLOCCO DEL CANTIERE DEL MALL E VAI A RITROSO NEI LINK
Come preannunciato in un articolo precedente ( PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ), il parere del Consiglio di Stato sarebbe potuto costare alle tasche dei cittadini una marea di soldi, e quel parere è arrivato. Come previsto condanna il Comune di Parma a tutto vantaggio di Sviluppi Immobiliari Parmensi, soggetto attuatore anche del Mall e riconducibile alla Pizzarotti Spa.
Essenzialmente la vicenda riguarda la tangenzialina costruita tra il casello di uscita dalla A1 e strada Baganzola, e più precisamente la pertinenza (e gli oneri economici conseguenti) degli espropri dei terreni e una eventuale cessione a titolo gratuito di quelli detenuti dalla società al Comune di Parma.
Un passaggio non previsto chiaramente nelle more degli accordi, stipulati tra il 2006 ed il 2007, che l’ente pubblico ha poi sostenuto essere impliciti. Su un piano prettamente legale, una corbelleria talmente grossa da far sospettare rispetto alla pudicizia e alla moralità di qualche dirigente comunale di allora, anche in seno al settore legale. Perché a scrivere bestialità di tali dimensioni essendo “puri” occorre essere per converso davvero scemi (sospetto peraltro già venuto sui similari espropri operati per ampliare i parcheggi delle Fiere di Parma PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ). In una democrazia che avesse un senso, è gente che andrebbe perseguita e alla quale occorrerebbe chiedere di rispondere in solido, e ciò non avverra.
Stiamo parlando, per essere chiari, di un danno da oltre 1 milione di euro, mica di noccioline.
Naturalmente i giudici del Consiglio di Stato hanno respinto tutte le istanze del Comune di Parma, confermando la ragione legale di Sviluppi Immobiliari Parmensi, che non era tenuta, carte alla mano, né a cedere i terreni posseduti né a indennizzare i proprietari espropriati.
E adesso? Niente di nuovo, sotto l'amministrazione di Federico Pizzarotti: in Consiglio comunale arriverà verosimilmente l’ennesimo debito fuori bilancio, che una maggioranza granitica e acritica voterà volentieri, senza nulla eccepire rispetto alle scelte di una giunta (e della precedente) che in quell’area ha combinato porcate meritevoli di avvisi di garanzia. L’area di strada Baganzola limitrofa a Fiere di Parma è una torta: al netto di tutti i sofismi utilizzati per giustificare quanto sta accadendo, è questo e poco altro. In un certo senso l’erede, su un piano etico ed economico, di Spip.
LA SENTENZA IN FORMA INTEGRALE:
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 99 del 2018, proposto dal Comune di Parma, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Morbidelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale Maresciallo Pilsudski, n. 118;
contro
Sviluppi Immobiliari Parmensi S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Marcello Mendogni, Stefano Vinti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Stefano Vinti in Roma, via Emilia, n. 88;
per la riforma
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, sezione staccata di Parma (Sezione Prima), n. 00330/2017, resa tra le parti;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Sviluppi Immobiliari Parmensi S.r.l.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 luglio 2018 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti gli avvocati Giuseppe Morbidelli e Sonia Macchia su delega di Stefano Vinti;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
La Sviluppi Immobiliari Parmensi s.r.l., proprietaria delle aree identificate al Catasto Terreni nel comune censuario di Golese al foglio 28, mappale 281 di mq 847, fg.28, mapp. 282 di mq 672, fg. 28, mapp. 283 di mq 455, fg. 32, mapp. 138 di mq 6, fg. 28, mapp. 316 di mq 535, fg. 33, mapp. 287 di mq 5.246, fg. 33, mapp. 206 di mq 4714, fg. 28, mapp. 290 di mq 640, fg. 28, mapp. 291 di mq 139, fg. 33, mapp. 222 di mq 616, fg. 33, mapp.224 di mq 1060, fg. 33, mapp. 226 di mq 2718, per un totale di mq 17.648,2, stipulava con il Comune di Parma un accordo ex art. 18 l.r. Emilia Romagna n. 20/2000 in data 31 maggio 2006, successivamente recepito negli strumenti di pianificazione comunale, avente ad oggetto la realizzazione di un polo commerciale funzionale di grandi dimensioni.
1.1. Con la deliberazione n. 196/35 del 27 novembre 2006 il Consiglio Comunale di Parma approvava il progetto preliminare per la realizzazione della strada complanare all’Autostrada A1 dal casello di Parma alla zona Fiera, adottando nel contempo la variante urbanistica al Piano Operativo Comunale e approvando lo schema di progetto definitivo.
1.2. Con delibera della Giunta comunale di Parma n. 333/20 dell’8 marzo 2007 veniva approvato il progetto definitivo dell’opera, anche ai fini della dichiarazione di pubblica utilità e dell’espletamento delle procedure espropriative, con l’approvazione in allegato alla delibera stessa del piano particellare degli espropri.
1.3. Con lettera del 26 ottobre 2007 prot. 183944 il Comune di Parma comunicava l’avvio del procedimento per la dichiarazione di pubblica utilità dell’asse stradale di collegamento fra il casello dell’autostrada A1 e la fiera, quanto alla seconda fase delle opere: si prevedeva, infatti, un raddoppio delle corsie della strada complanare.
1.4. Con deliberazione n. 1725/81 del 19 dicembre 2007 la Giunta comunale di Parma approvava il progetto definitivo riguardante il raddoppio della carreggiata della complanare.
1.5. Con determinazione dirigenziale n. DD/2007 – 3538 del 27 dicembre 2007 il Comune di Parma disponeva l’occupazione d’urgenza delle aree di proprietà della società ricorrente offrendo nel contempo l’indennità di esproprio provvisoriamente determinata.
1.5.1. Il giorno 8 gennaio 2008 venivano redatti lo stato di consistenza e il verbale di immissione nel possesso dell’area di proprietà della Sviluppi Immobiliari Parmensi s.p.a.
1.6. Il Comune di Parma definiva inoltre l’ammontare delle indennità di espropriazione e di occupazione riferite a tutti i soggetti sottoposti alla procedura espropriativa, inviando le relative tabelle con comunicazione del 23 febbraio 2012.
1.6.1. Le tabelle allegate alla comunicazione identificavano le aree di proprietà di Sviluppi Immobiliari Parmensi s.p.a. soggette a espropriazione, tutte ricomprese nel Catasto Terreni del Comune censuario di Golese, e specificamente: foglio 28, mappali 281-282-283-316-290-291, foglio 32, mapp. 138, foglio 33, mappali 193-195-197-199-201-203-206-222-224-226, oltre ad aree soggette a servitù, identificate al Catasto Terreni del Comune censuario di Golese al foglio 28, mappali 213-214-215-315, al foglio 32, mappale 137 e al foglio 33, mappali 192 e 196.
1.7. L’opera veniva realizzata integralmente, sebbene non sia mai stato adottato il relativo provvedimento di espropriazione.
1.8. Il Comune di Parma, dapprima nel 2009 e poi ancora nel 2012, richiedeva che SIP s.p.a. si facesse carico delle somme dovute ad altri proprietari espropriati a titolo di indennità di espropriazione e occupazione.
1.8.1. SIP s.p.a., con comunicazione del 28 marzo 2012, respingeva tali richieste, ritenendo di non avere mai assunto alcun obbligo.
2. Con ricorso n. 222 del 2013 dinanzi al T.a.r. Emilia Romagna – Parma, la Sviluppi Immobiliari Parmensi S.p.a. agiva per:
a) l’accertamento dell’illegittimità dell’occupazione dell’area censita al Catasto Terreni del Comune di Golese (foglio 33, mapp. 200, 202 parte e 205 parte) per una superficie complessiva di mq. 4332 e per la condanna del Comune di Parma alla restituzione del terreno di proprietà di Sviluppi Immobiliari Parmensi s.p.a. effettivamente occupato, previa riduzione in pristino con eliminazione delle opere eseguite per la realizzazione della strada;
b) il pagamento in favore della ricorrente della somma dovuta a titolo di risarcimento danni/indennizzo patrimoniale e non, quantificati in euro 600.000,00 o nella somma maggiore o minore che risulterà di legge o del caso, eventualmente anche in via equitativa e previa consulenza tecnica, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dì del dovuto al saldo effettivo;
c) in subordine, la condanna del Comune di Parma al risarcimento del danno per la sostanziale perdita del terreno, tenendo conto del valore venale del bene, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e non per il periodo di occupazione illegittima, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dì del dovuto al saldo effettivo.
2.1. Con successivo ricorso per motivi aggiunti, depositato il 12 gennaio 2007, la medesima società agiva per l’accertamento dell’illegittimità dell’occupazione di altre aree per un totale di mq. 17.648 (foglio 28, mapp. 281, 282, 283, 290, 291, 316; foglio 32, mapp. 138; foglio 33, mapp. 287, 206, 222, 224, 226).
3. Con ricorso n. 71 del 2017, il Comune di Parma agiva:
a) per l’accertamento dell'obbligo e la condanna della Sviluppi Immobiliari Parmensi S.p.A. a cedere gratuitamente al Comune di Parma le seguenti aree censite al Catasto Terreni nel comune censuario di Golese: foglio 28 mappale 316 di mq 535; fg 28 mappale 290 di mq 640; fg. 28 mappale 291 di mq 139; fg 28 mapp. 282 di mq. 672; fg. 28 mapp. 283 di mq. 455; fg. 32 mapp. 138 di mq 6; fg. 33 mappale 287 di mq 5246; fg. 33 mappale 206 di mq 4714 per un totale di mq. 12.407, così come previsto nella convenzione stipulata tra le parti in data 31 maggio 2006 rep. n. 10957 della raccolte delle scritture private del Comune di Parma, con sentenza che produca gli effetti del contratto di cessione non concluso ex art. 2932 c.c.;
b) in via subordinata, per l'accertamento dell'obbligo e la condanna della Sviluppi Immobiliari Parmensi S.p.A. a cedere gratuitamente al Comune di Parma, in luogo d'esproprio, le seguenti aree censite al Catasto Terreni nel comune censuario di Golese: foglio 28 mappale 316 di mq 535; fg. 28 mappale 290 di mq 640; fg. 28 mappale 291 di mq 139; fg 28 mapp. 282 di mq. 672; fg. 28 mapp. 283 di mq. 455; fg. 32 mapp. 138 di mq 6; fg. 33 mappale 287 di mq 5246; fg. 33 mappale 206 di mq 4714 per un totale di mq. 12.407, così come previsto nella convenzione stipulata tra le parti in data 31 maggio 2006 rep. n. 10957 della raccolta delle scritture private del Comune di Parma, eventualmente con sentenza che produca gli effetti del contratto di cessione non concluso ex art. 2932 c.c. e, pertanto, affinché venga dichiarato che le citate aree sono di proprietà del Comune di Parma, ordinando la trascrizione della sentenza, con esonero del Conservatore dei Registri Immobiliari di Parma da qualunque responsabilità;
c) in via di ulteriore subordine, a cedere gratuitamente al Comune di Parma le seguenti aree censite al Catasto Terreni nel comune censuario di Golese: foglio 28 mappale 316 di mq 535; fg 28 mappale 290 di mq 640; fg. 28 mappale 291 di mq 139; fg 28 mapp. 282 di mq. 672; fg. 28 mapp. 283 di mq. 455; fg. 32 mapp. 138 di mq. 6; fg. 33 mappale 287 di mq 5246; fg. 33 mappale 206 di mq 4714 per un totale di mq. 12.407, utilizzate per la realizzazione della viabilità complanare di che trattasi per la parte di competenza della medesima Sviluppi Immobiliari Parmensi S.p.A., così come previsto nella convenzione stipulata tra le parti in data 31 maggio 2006 rep. n. 10957 della raccolte delle scritture private del Comune di Parma;
d) in ogni caso, per la condanna della Sviluppi Immobiliari Parmensi S.p.A. a corrispondere/rimborsare al Comune di Parma, così come previsto nella convenzione stipulata tra le parti in data 31 maggio 2006 rep. n. 10957 della raccolte delle scritture private del Comune di Parma e/o dell'atto di sottomissione sottoscritto da Sviluppi Immobiliari Parmensi in data 3 marzo 2008, quanto dallo stesso corrisposto a titolo di indennità di esproprio, indennità di occupazione, asservimenti o indennizzi ex art. 42 bis T.U. Espropri o a qualunque altro titolo, ai proprietari dei terreni utilizzati per la realizzazione della strada complanare all'Autostrada A1 dal casello di Parma alla zona Fiere, in relazione alle opere di competenza di Sviluppi Immobiliari Parmensi S.p.A., per un importo complessivo pari ad € 1.178.633,34, oltre alla condanna al pagamento delle somme che il Comune di Parma sarà tenuto a corrispondere agli stessi e/o ad altri soggetti in relazione a procedure ancora in corso oppure in relazione a contenziosi ancora pendenti, sempre riferito alle opere pubbliche di che trattasi.
4. Il T.a.r., previa riunione dei due ricorsi, rilevata la permanenza dell’interesse al ricorso n. 222/2013, lo accoglieva sostenendo, relativamente all’accordo ex art. 18 l.r. Emilia Romagna n. 20/2000 del 31 maggio 2006, che “dal testo dell’articolo 3 sopra riportato l’impegno della ricorrente appare limitato alla realizzazione delle opere ed all’assunzione delle spese relative ai costi di progettazione, analisi e valutazione urbanistica ed ambientale. Pretendere che l’impegno a realizzare le previste infrastrutture ricomprenda anche la cessione gratuita dei terreni di proprietà della Sviluppi Immobiliari sui quali dette infrastrutture dovranno sorgere, o il pagamento delle indennità a terzi proprietari espropriati, va ben oltre il significato attribuibile alla volontà negoziale come cristallizzata nell’accordo di cui si tratta. Né appare ammissibile un accordo implicito sul trasferimento coattivo di proprietà immobiliari in totale mancanza di una espressa causa giustificativa di detto trasferimento. Nemmeno si tratta di aree per urbanizzazioni soggette ad obbligo legale di cessione gratuita, bensì di un’opera di pubblica utilità. Né tale funzione è stata allegata dal Comune il quale ha adottato, per alcune aree interessate dalla complanare, i provvedimenti di acquisizione sanante (cfr. Tar Emilia Romagna Bologna II 44/2013)”.
Pertanto secondo il T.a.r. “il rinvio che il comma 4 del citato art. 18 fa poi alle disposizioni di cui ai commi 2, 4 e 5 dell’art. 11 della legge 241/90, ovvero alla necessità della stipula, a pena di nullità, per atto scritto, salvo che la legge disponga altrimenti, ed ai principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili, consente di escludere rilevanza ad un impegno a cedere gratuitamente immobili che non sia stato esternato per iscritto”.
Conclusivamente, il T.a.r. prevedeva che spettasse pertanto all’Amministrazione “far cessare l’illecita occupazione delle aree (limitatamente a quelle per le quali non ha ancora adottato alcun provvedimento), provvedendo, alternativamente, alla restituzione dei terreni con corresponsione del risarcimento per il periodo di illegittima occupazione, ovvero, all’adozione del decreto di acquisizione sanante ex art. 42 bis del d.p.r. n. 327/01”.
Veniva inoltre dichiarata l’improcedibilità del medesimo ricorso con riguardo alle aree per le quali è stato adottato il provvedimento di acquisizione sanante n. 1402 del 28 marzo 2017 relativa alle aree di cui al foglio 33 mappali già 200, 202 e 205 e ora 222, 224, 226, non essendo stata impugnata la delibera con la quale dette aree sono state acquisite al Comune ai sensi dell’art. 42 bis d.p.r. n. 327/2001.
Infine, alla luce della illustrata interpretazione dell’accordo citato, veniva conseguenzialmente respinto il ricorso del Comune di Parma n. 77/2017.
5. Il Comune di Parma ha proposto appello, per ottenere la riforma della sentenza impugnata e il conseguente accoglimento integrale del ricorso originario. L’appellante in sintesi sostiene che l’art. 3 dell’accordo del 31 maggio 2006 avrebbe dovuto essere interpretato nel senso che prevedeva l’obbligo di cessione gratuita delle aree di proprietà Sviluppi Immobiliari Parmensi e l’obbligo di pagamento delle indennità di occupazione ed espropriazione ai terzi espropriati in capo a Sviluppi Immobiliari Parmensi. In questo senso, a suo avviso, depongono ulteriori elementi intervenuti successivamente all’accordo.
5.1. Si è costituita in giudizio la Sviluppi Immobiliari Parmensi s.r.l. (già Sviluppi Immobiliari Parmensi s.p.a.), depositando memoria difensiva in data 5 febbraio 2018, con cui si è opposta all’appello e ne ha chiesto il rigetto.
5.2. Alla camera di consiglio dell’8 febbraio 2018 la Sezione ha disposto il rinvio dell’esame della domanda cautelare alla discussione del merito nell’udienza pubblica.
5.3. Le parti hanno infine depositato ulteriori memorie e si sono scambiare memorie di replica.
6. All’udienza del 12 luglio 2018 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.
DIRITTO
7. In via preliminare all’esame delle censure del presente appello, questo Collegio ritiene opportuno effettuare una ricostruzione cronologica degli atti intervenuti a regolare la vicenda in esame, menzionando nei termini seguenti le disposizioni di maggiore interesse per la risoluzione della questione centrale della controversia.
Invero:
I) ai sensi dell’art. 3 dell’accordo ex art. 18 l.r. Emilia Romagna n. 20/2000 n. 10957 del 31 maggio 2006: “3.1 Il soggetto attuatore si impegna, contestualmente alla realizzazione delle opere di cui al precedente art. 2, unitamente alle relative opere di urbanizzazione e di mitigazione ambientale che saranno definite successivamente in sede di variante al PSC, alla realizzazione di opere di ammodernamento delle dotazioni territoriali e di infrastrutture della mobilità così come riportato al successivo punto 3.2.
3.2 Il soggetto attuatore si impegna, nei tempi e nei modi che verranno successivamente esplicitati, a contribuire alla realizzazione di opere pubbliche, in aggiunta a quanto viene usualmente richiesto attraverso gli ordinari strumenti di pianificazione, ed in particolare: a) alla realizzazione, di parte del nuovo tracciato complanare di collegamento tra il casello A1 – Parma Centro con il Polo Commerciale- Fiera con le caratteristiche evidenziate nello schema progettuale illustrato nella planimetria allegata al presente accordo. Nel dettaglio, sarà a totale carico del soggetto attuatore la realizzazione delle seguenti opere: asse stradale a due corsie nel tratto definito dall’intersezione con strada Moletolo fino all’intersezione con la SP 9 Golese; il viadotto a quattro corsie sul torrente Parma; la rotatoria prevista in corrispondenza della SP 9 Golese; b) alla realizzazione, nei limiti di un contributo ammontante al 50 % del costo complessivo, delle opere di seguito elencate: asse stradale a quattro corsie compreso tra l’intersezione del nuovo asse con strada Ligneres e l'intersezione dello stesso con la nuova rotatoria sulla SP 9 Golese; rotatoria posta all’intersezione della nuova infrastruttura con strada Ligneres;
….
3.4 Il soggetto attuatore si impegna inoltre a sostenere tutti i costi di progettazione, analisi e valutazione urbanistica ed ambientale che si rendono necessari per giungere al recepimento della previsione in oggetto all’interno del PSC vigente”;
II) la deliberazione del Consiglio Comunale n. 196 del 27 novembre 2006, di approvazione del progetto preliminare e dello schema di progetto definitivo dell’opera e di adozione della variante urbanistica al Piano Operativo Comunale, dopo aver richiamato in premessa l’obbligo assunto dalla Sviluppi Immobiliari Parmensi di realizzare le opere indicate nell’accordo richiamato, in ragione della circostanza che l’intervento insiste in parte su aree di proprietà privata, ha ritenuto “necessario pertanto attivare le necessarie procedure espropriative” e, a tal fine, incarica “l’Ufficio Espropri in ordine all’avvio della procedura di esproprio delle aree interessate, come individuate dall’allegato Piano particellare d’Esproprio facente parte degli elaborati progettuali, secondo le disposizioni di cui alla citata Legge regionale 19.12.2002 n. 37”;
III) la delibera di Giunta n. 333 del giorno 8 marzo 2007, di approvazione del progetto definitivo ai fini della dichiarazione di pubblica utilità e dell’avvio delle procedure di occupazione ed espropriazione, ha precisato nelle premesse che “le indennità di esproprio di questo primo stralcio funzionale, saranno ripartite tra il Comune di Parma ed il “Soggetto Attuatore” in misura proporzionale agli interventi eseguiti. Saranno a carico del Comune di Parma gli espropri relativi al lotto di competenza e la quota di espropri dell’altro lotto che riguardano quelle lavorazioni che devono essere realizzate complete per far funzionare il primo stralcio funzionale”;
IV) la determinazione dirigenziale n. 799 del 19 marzo 2007, relativa alla determinazione delle indennità di espropriazione e all’occupazione d’urgenza delle aree interessate dai lavori, ha riproposto quanto già affermato nelle premesse della deliberazione di Giunta n. 333/2007 e ha determinato che parte della spesa graverà sul Comune di Parma, mentre la residua porzione verrà corrisposta direttamente da Sviluppi Immobiliari Parmensi;
V) la deliberazione di Giunta Comunale n. 1725 del 19 dicembre 2007, di approvazione del progetto definitivo delle opere relative al raddoppio della carreggiata nella tratta fra via Baganzola e via Ligneres, ha preso atto che le opere verranno eseguite a cura e spese del soggetto attuatore, ha dichiarato la pubblica utilità delle stesse ed ha incaricato l’Ufficio espropri di avviare la procedura di occupazione ed esproprio delle aree interessate;
VI) la determinazione dirigenziale n. 3538 del 27 dicembre 2007 ha disposto l’occupazione d’urgenza delle aree interessate al raddoppio della carreggiata fra via Baganzola e via Ligneres, prevedendo l’offerta e la definizione delle indennità provvisoriamente determinate anche, fra gli altri, a Sviluppi Immobiliari Parmensi;
VI) il contratto n. 39740 del 31 luglio 2008, con cui il Comune di Parma e Sviluppi Immobiliari Parmensi hanno stipulato un contratto per la realizzazione delle opere relative al raddoppio della carreggiata fra via Baganzola e via Ligneres, ha previsto un atto di sottomissione n. 1, che dopo avere richiamato in premesse gli atti assunti dall’amministrazione comunale per la realizzazione della viabilità complanare, ha approvato gli elaborati progettuali e ha definito i tempi e le modalità per la realizzazione delle opere e la corresponsione del compenso a Sviluppi Immobiliari Parmensi.
8. Ciò premesso, occorre dare atto che, con i primi due motivi di gravame, l’appellante ritiene che la sentenza impugnata abbia stravolto il contenuto della convenzione del 31 maggio 2006, in contrasto con i principi desumibili dagli artt. 1362 e seguenti c.c. e della clausola generale di buona fede.
8.1. Le censure non sono meritevoli di accoglimento.
8.2. Il Collegio rileva al riguardo che:
a) risulta del tutto condividibile l’interpretazione fornita dal primo giudice in ordine alle motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato, sezione IV, n. 3967/2015, resa nel giudizio proposto dal Fallimento Agrofin s.r.l. quale destinatario della procedura espropriativa, aventi, a loro volta, ad oggetto l’interpretazione dell’accordo ex art. 18 l.r. n. 20/2000 n. 10957 del 31 maggio 2006;
a.1) invero, si ribadisce che l’atto negoziale “si pone al di fuori dello schema paradigmatico secondo cui si è in presenza di uno scambio patrimoniale tra la parte pubblica e quella privata circa le modalità di esecuzione o meglio di scomputo degli oneri inerenti le opere di urbanizzazione” (Cons. Stato, sezione IV, n. 3967/2015);
a.2) trattasi, infatti, di uno strumento di cooperazione per l’attuazione delle scelte urbanistiche, in quanto “stante la specificità della funzione svolta dall’accordo stipulato ex art. 18 citato, la predetta Società quale soggetto attuatore citato si impegna ad eseguire in aggiunta agli ordinari oneri già previsti le opere necessarie alla realizzazione del tratto viario” (Cons. Stato, sezione IV, n. 3967/2015);
b) del resto, ove mai si volesse seguire una diversa interpretazione della citata pronuncia, si deve evidenziare che ad essa, diversamente da quanto sostenuto dall’appellante, non può essere attribuito il valore del giudicato esterno, non sussistendone i presupposti, dovendo al contrario circoscrivere la sua efficacia sul presente giudizio al profilo meramente ermeneutico;
b.1) invero, com’è noto, secondo pacifica giurisprudenza solo “qualora due giudizi tra le stesse parti facciano riferimento al medesimo rapporto giuridico ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe la cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dell'identico punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il "petitum" del primo” (Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza n. 11600 del 14 maggio 2018);
c) in ogni caso, occorre ribadire che dalla citata pronuncia del Consiglio di Stato non può farsi discendere un obbligo ricadente sulla società di corrispondere le indennità espropriative ai soggetti espropriati.
9. Con una terza censura il ricorrente lamenta l’erroneità della sentenza sostenendo che la considerazione del comportamento complessivo delle parti avrebbe dovuto indurre il T.a.r. ad interpretare il contratto nel senso di ravvisare obblighi di cessione gratuita di aree e di corresponsione di indennità di espropriazione. Tali obblighi, ad avviso dell’appellante, sarebbero desumibili dalla comune intenzione delle parti e dal comportamento tenuto dalle stesse nell’esecuzione del contratto. Peraltro, ribadendo quanto già affermato nei primi due motivi, il Comune sostiene che il primo giudice avrebbe errato nel non aver tenuto in considerazione quanto emerso dai documenti prodotti.
9.1. Anche questa censura non è meritevole di accoglimento.
9.2. Al riguardo, il Collegio, facendo rinvio a quanto già ampiamente espresso al precedente punto 7 della motivazione, osserva che:
a) gli atti invocati, come già richiamati al punto 7, non hanno attitudine a dimostrare la “comune volontà” delle parti nel senso sostenuto dall’appellante, in quanto:
a.1) la disposizione di cui all’art. 3 dell’accordo ex art. 18 l.r. Emilia Romagna n. 10957 del 31 maggio 2006, sebbene, come visto, preveda diversi obblighi in capo alla Sviluppi Immobiliari Parmensi, non fa gravare su di essa alcun obbligo di cedere aree di proprietà ovvero di corrispondere indennità di espropriazione ed occupazione ai terzi espropriati;
a.2) del resto, tale accordo, stipulato e recepito dagli strumenti di pianificazione urbanistica del Comune di Parma, non è stato in alcun modo modificato dai successivi atti intervenuti a disciplinare la vicenda, anzi, nella deliberazione del Consiglio Comunale n. 196 del 27 novembre 2006, la proprietà della Sviluppi Immobiliari Parmensi viene individuata tra le aree identificate dal piano particellare d’esproprio;
a.3) la già citata delibera di Giunta n. 333 del giorno 8 marzo 2007, benché non possa modificare unilateralmente l’accordo stipulato ex art. 18 l.r. 20/2000 e recepito dagli strumenti di pianificazione urbanistica, richiama presunti obblighi della Sviluppi Immobiliari unicamente nelle premesse, mentre nulla prevede al riguardo nella parte dispositiva della deliberazione;
a.4) la determinazione dirigenziale n. 799 del 19 marzo 2007, che attribuisce alla Sviluppi Immobiliari Parmensi l’obbligo di corresponsione di una parte delle indennità, in quanto atto unilateralmente adottato da una delle parti contrattuali, non può modificare l’accordo del 31 maggio 2006, né prevedere forme di interpretazione autentica;
a.5) del resto, sia la delibera che la determinazione risultano essere atti unilaterali di derivazione comunale, che difficilmente si integrano nel complessivo contesto dei restanti provvedimenti intervenuti a regolare la vicenda a valle dell’accordo contrattuale;
a.6) invero, a differenza di quanto l’appellante intende valorizzare, dagli atti di causa emerge l’intenzione del Comune di Parma di azionare la procedura espropriativa anche nei confronti di Sviluppi Immobiliari Parmensi, sottoponendo all’occupazione d’urgenza anche le aree di proprietà dell’appellata;
a.7) così come, nell’atto di sottomissione n. 1, associato al contratto n. 39740 del 31 luglio 2008, sono definiti i tempi e le modalità per la realizzazione delle opere e la corresponsione del compenso alla Sviluppi Immobiliari Parmensi, senza prevedere alcunché in merito agli asseriti obblighi di cessione gratuita di aree di sua proprietà in favore del Comune di Parma o di pagamento di indennità di espropriazione o occupazione a soggetti terzi;
b) gli atti invocati dal Comune con cui la società ha condotto autonomamente procedure per indennizzare alcuni espropriati non sono univocamente interpretabili e potrebbero essere effettivamente essere intesi quali meri comportamenti volti a velocizzare le procedure, con il fine ultimo di agevolare l’attività del Comune;
b.1) del resto, chiaramente in senso contrario alla tesi dell’appellante depone l’opposizione resa da parte della società appellata alle richieste del Comune volte a far sostenere ad essa gli indennizzi derivanti dall’espropriazione.
9.3. In conclusione, alla stregua di ogni criterio ermeneutico, dall’esame della documentazione in atti, ed in primo luogo dell’accordo ex art. 18 l.r. 20/2000 del 31 maggio 2006, non è dato rilevare che la Sviluppi Immobiliari Parmensi abbia assunto l’obbligo di cessione gratuita delle aree di sua proprietà al Comune di Parma in maniera gratuita ovvero di corrispondere l’indennità di espropriazione e di occupazione ai soggetti terzi espropriati.
10. Da ultimo, risulta parimenti infondato il quarto motivo d’appello, con cui si censura la condotta giudiziale della Sviluppi Immobiliari Parmensi, laddove avrebbe richiesto il risarcimento del danno, o comunque il pagamento dell’indennità espropriativa, per due volte in riferimento alle stesse aree.
10.1. Al riguardo, risulta pienamente sostenibile la tesi secondo cui la duplicazione della richiesta sia stata frutto di errore.
11. Alla luce di quanto considerato, l’appello deve essere respinto.
12. Le spese del giudizio devono essere integralmente compensate tra le parti, attesa la particolarità della vicenda.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Patroni Griffi, Presidente
Luigi Massimiliano Tarantino, Consigliere
Luca Lamberti, Consigliere
Daniela Di Carlo, Consigliere
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore

L'ESTENSORE                                                                                               IL PRESIDENTE

Alessandro Verrico                                                                                          Filippo Patroni Griffi

Sostieni Rossoparma con una donazione