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Nicola gratteri nuovo procuratore di catanzaroParma, le infiltrazioni malavitose, il riciclaggio di denaro, il ruolo da lavandaie di certi commercialisti: c’è tanto, dentro all’Operazione Stige. E’ impossibile considerarla solo una semplice inchiesta sul malaffare.
Questa mattina gli agenti della Guardia di Finanza hanno visitato le aziende di Franco Gigliotti, detenute in quel momento assieme alla moglie (a sua volta titolare di altre attività), e riconducibili, a detta della Procura di Catanzaro, alle attività criminali della cosca della ‘ndrangheta dei Farao Marincola.
Gigliotti e Capasso, già al centro di un'operazione anti-riciclaggio, avevano ordito, a detta della procura, un piano per falsare le imposte tributarie con un giro di false fatturazioni. A Catanzaro domani prende il via il processo Stige: starà ai procuratori dimostrare la congruità degli assunti accusatori.
I quali però aprono ad una domanda: come è stata utilizzata tutta quella liquidità? Perché di sicuro o è stata investita in attività apparentemente legali, magari con importanti cifre in dare e avere, o si trova in qualche istituto di credito. Ma di sicuro non può essere scomparsa nel nulla.

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OPERAZIONE STIGE: in questi mesi la vicenda è naturalmente proseguita, mantenendo un carattere per lo più regionale in virtù della città capofila delle azioni, la Catanzaro del procuratore capo Nicola Gratteri (nella foto). La Dda (tradotto: l’antimafia) ha chiesto il rinvio a giudizio per 188 indagati, e ci sono tutte le premesse perché una delle ‘ndrine più potenti e sanguinarie venga decapitata nei propri vertici e demolita nei propri “anelli di collegamento”.
E’ ipotizzabile che i tanti “fiancheggiatori morali” nel parmense la faranno franca, e anche questo aspetto meriterebbe un momento di riflessione.

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