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ZFoto WhatsApp Image 2018 10 03 at 13.12.16Si resta onestamente un po’ perplessi, leggendo le reazioni del Magnifico Rettore Paolo Andrei e quelle del direttore dell’Ospedale Maggiore Massimo Fabi: sdegno, sconcerto, fiducia nella magistratura.
Nessun accenno al piccolo particolare che se c’è un intero sistema criminale sotto la loro guida è una loro responsabilità, diretta o indiretta: per omesso controllo, per non aver messo in atto politiche di vigilanza dopo un primo caso eclatante come quello Pasimafi, in tanti altri modi. Non ultimo, il chiedersi quale messaggio si mandasse “beatificando” una persona con responsabilità da affrontare come quelle di un Loris Borghi.
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Perciò, e in quest’ottica, va bene la fiducia nell'operato della Magistratura, ma resta inevasa una domanda: che diamine vogliono fare i vertici apicali di Università di Parma e Ospedale Maggiore per evitare che tra qualche mese dobbiamo imbatterci in una terza inchiesta di malasanità? E’ la costernazione l’unico atto che possiamo attenderci da uomini di quelle capacità (e ne hanno) e stipendi?
No, perché al netto dei nomi emersi ieri, i provvedimenti riguardano persone di rilievo, nelle loro strutture: per Antonio Mutti, direttore di Medicina del Lavoro e Tossicologia industriale, viene chiesta la sospensione dall’insegnamento universitario e dall’esercizio di commissario nei concorsi pubblici, per esempio. Per Riccardo Bonadonna, direttore di Endocrinologia, e i medici Nicola Giuliani, Luisa Craviotto, Francesca Re, Giovanni Roti, Elena Masselli viene richiesta la sospensione dall’esercizio della professione medica.
Carabinieri Pilotta sorveglianzaLe aziende coinvolte (Celgene srl, Gilead Sciences, Janssen Cilag, Pfizer Italia, Sanofi, Sigma Tau e la Csc dell’arrestata Paola Gagliardini) lavoreranno ancora con l’Università di Parma e l’Ospedale Maggiore, ancorché coinvolte in una truffa? E come “risarcire” quelle aziende che, sane moralmente, sono state estromesse da un Prontuario perché refrattarie a rendersi complici di quanto imputato ai coinvolti in Conquibus?
Insomma, al netto dei nomi e delle identità dei 36 indagati, quali iniziative verranno messe in campo per proteggere i pazienti e i medici onesti dai vertici delle strutture da dinamiche disvaloriali e moralmente deprecabili? Che sia loro chiara un cosa: ad una leadership si devono chiedere soluzioni. Non immaginano neanche cosa ci si pulisca, la gente comune (e chi scrive), con l’indignazione.

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