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Fiere di ParmaUna rogna targata Pizzarotti 100%, e che vede il Comune di Parma (e le Fiere di Parma) soccombere due volte innanzi al Tar. E potete stare certi che di queste sentenze l’ufficio stampa guidato da Simona Morini si “dimenticherà” di farvi sapere (a differenza di via Jacobs).

Cos’è successo? Con la determina dirigenziale 527 del 14 maggio 2012 l’ente di piazza Garibaldi ha deciso l’ “Ampliamento parcheggio Fiere di Parma” e l’ “occupazione d’urgenza delle aree necessarie alla realizzazione dell’opera e offerta dell’indennità di esproprio”.
Tra i sei legittimi proprietari la Ali Corporation srl, oggi in amministrazione controllata con commissario Angelo Anedda, e Licinio Merli. La Ali e Licinio Merli, rappresentate dall’avvocato Roberto Ollari, hanno resistito all’esproprio, ma questo non li hanno salvati dal sopruso: il Comune di Parma e l’Ente Fiere se ne sono sbattute bellamente, e hanno cominciato a darci dentro con le colate di cemento. No, non è una nostra interpretazione malevola dei fatti, ma la lettera e lo spirito della sentenza con cui il Tar ha condannato questa occupazione sine titulo con ben due sentenze distinte.
Come fare a risarcire una società in liquidazione quando hai illegalmente (a questo punto il termine è adatto) e con la violenza devastato un suo fondo? Bel dilemma.
“In presenza di una sopravvenuta irreversibile trasformazione del fondo -si legge nella sentenza, con il Tar che cita la Lombardia -, intervenuta all’esito di una illegittima procedura espropriativa, come nel caso di specie, grava sull’Amministrazione l’obbligo di porre rimedio all’illecito commesso provvedendo, alternativamente, alla restituzione dei terreni con corresponsione del risarcimento per il periodo di illegittima occupazione, ovvero, all’adozione del decreto di acquisizione sanante ex art. 42 bis del d.P.R. n. 327/01”.
Il Comune di Parma può fare due cose:
“- l’acquisizione del fondo ad effetto non retroattivo corrispondendo gli importi dalla norma contemplati;
- la restituzione del bene ai proprietari previo ripristino dello stato di fatto esistente al momento dell’apprensione, oltre al risarcimento per il periodo di illegittima occupazione”.
In caso di inerzia dell’Amministrazione, il ricorrente potrà agire ex art. 112 e ss. c.p.a., al fine di ottenere la nomina di un commissario ad acta, che si sostituirà negli adempimenti di competenza della predetta Amministrazione e solo in tale evenienza il Tribunale disporrà la trasmissione degli atti del giudizio alla Procura Regionale della Corte dei Conti.
Per quanto precede il ricorso deve essere accolto nei descritti termini con condanna delle soccombenti al pagamento, in parti uguali, delle spese di lite nella misura liquidata in dispositivo in base al criterio della soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.
Condanna in solido il Comune di Parma e Fiere di Parma s.p.a. al pagamento delle spese di giudizio che liquida in € 4.000,00 più Iva e Cpa come per legge, da ripartirsi in parti uguali a carico del bilancio delle soccombenti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa”.

Particolarità politica nella particolarità politica: a difendere Fiere di Parma, una partecipata del Comune di Parma, in un processo che in via del tutto teorica avrebbe potuto prevedere anche interessi divergenti tra le ricorrenti, è stato Angelo Mendogni, amministratore unico di Asp, un'altra partecipata del Comune di Parma. E' regolare che ciò avvenga? Mh, può essere...ma è opportuno/corretto? Probabilmente no.

PER APPROFONDIRE LEGGI DEL CASO PRECEDENTE

LA SENTENZA ALI CORPORATION NELLA FORMA INTEGRALE:
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
sezione staccata di Parma (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 73 del 2017, proposto dalla Ali Corporation Srl in Liquidazione, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Roberto Ollari, con domicilio eletto presso il suo studio in Parma, borgo Zaccagni, 1;
contro
Comune di Parma, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Salvatore Caroppo, con domicilio eletto in Parma, presso l’Avvocatura Municipale - Strada Repubblica 1;
nei confronti di
Fiere di Parma Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Marcello Mendogni, con domicilio eletto presso il suo studio in Parma, borgo Antini, 3;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) del Decreto di esproprio di cui alla determinazione dirigenziale n. 3474 del 28/12/2016 avente ad oggetto l’espropriazione per pubblica utilità per l'ampliamento del parcheggio nell'ambito della Riqualificazione del Polo fieristico di Parma - Sub Ambito 26 SI Fiera, che dispone l’acquisizione a favore di Fiere di Parma Spa, con sede legale in Parma, viale delle Esposizioni 393/A, codice fiscale e partita IVA 00162790349, avente ad oggetto l’area contrassegnata al Catasto Fabbricati, Sezione Urbana Foglio 27, particella 347, subalterno 1 - cat. E9 e subalterno 2 — cat. "in corso di costruzione" corrispondenti al Catasto Terreni, sezione Golese, foglio 27 particella 347, superficie 1.428 mq; Catasto Terreni, sezione Golese, foglio 27, part. 346, superficie 6.992 mq Indennità provvisoria di € 210.500,00 non accettata e depositata da Fiere di Parma Spa presso il MEF su deposito amministrativo codice BO01286624H
b) della nota comunale di trasmissione del decreto di esproprio, prot. gen. 13691 del 23.1.2017 (ricevuta il 15.2.2017, ma spedita dal Comune il 27.1.2017, quindi non rispettando il termine dilatorio di 10 giorni), che preannuncia la esecuzione del decreto di esproprio, avvisando che in data 7.2.2017 alle ore 10,00 sarebbe avvenuta la immissione in possesso degli immobili espropriati, mediante la redazione di un verbale di immissione in possesso e del contestuale stato di consistenza dei beni espropriati;
c) del verbale di immissione in possesso del 7.2.2017;
d) della redazione dello “stato di consistenza” dei beni espropriati, in pari data 7.2.2017;
e) della dichiarazione di Pubblica Utilità (PU) contenuta nella delibera di CC 47/2011 del 16.6.2011 (ex art, 13 comma 6 TU, stante l’inutile decorso del termine quinquennale, non prorogato né modificato, previsto nella dichiarazione di p.u., indipendentemente dalla presenza di un più lungo termine previsto dall'occupazione d’urgenza temporanea);
a) dei provvedimenti di occupazione d’urgenza temporanea (ex art 22 bis) - determinazione dirigenziale n. 527 del 14 maggio 2012 con cui si è disposta l'occupazione d'urgenza dell'area da espropriare avvenuta poi in data 11 giugno 2012 - che sono inefficaci poiché l’atto dichiarativo è divenuto inefficace ex art 13 comma 6 DPR 327/2001 non essendo stato entro il termine quinquennale di vigenza ex lege emanato il decreto di esproprio);
e per la condanna
del Comune di Parma e Fiere di Parma spa alla restituzione delle aree illegittimamente occupate, da riconsegnarsi nello stato di fatto in cui si trovavano ante occupazione, e a corrispondere alla parte ricorrente, per quanto di ragione il risarcimento dei danni per il periodo di occupazione sine titulo
e, in subordine,
per la condanna della p.a. a scegliere tra restituzione in pristino e l'adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis DPR 327/2001;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Parma e di Fiere di Parma Spa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 febbraio 2018 il cons. Anna Maria Verlengia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso, notificato via pec il 27 marzo 2017 e depositato il 30 marzo 2017, la Ali Corporation in liquidazione impugna gli atti, meglio descritti in epigrafe, della procedura espropriativa relativa alle aree di proprietà, chiedendo la condanna del Comune alla restituzione, previa riduzione in pristino, oltre al risarcimento dei danni per occupazione illegittima, e, in subordine, per la condanna della p.a. a scegliere tra restituzione in pristino e adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis DPR 327/2001.
Deduce la ricorrente la tardività del decreto definitivo di esproprio, adottato con provvedimento n. 3474 del 28.12.2016, rispetto alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera con contestuale apposizione del vincolo espropriativo che risale alla delibera di C.C. 47 del 16 giugno 2011.
Il decreto sarebbe poi stato eseguito in data 7.2.2017, in assenza della parte ricorrente che non ha ricevuto l’avviso della esecuzione del decreto e del decreto stesso in tempo utile (ante 7 febbraio 2017), avendone copia solo il 15.2.2017 (con notifica ex art. 140 c.p.c.).
Il Comune si costituisce con memoria dell’11 aprile 2017 per resistere nel merito e, rendendo nota la propria volontà di adottare il provvedimento di espropriazione in sanatoria ex art. 42 bis d.p.r. 327/2001, chiedere, in caso il Tribunale ritenga che la citata procedura sia illegittima, l’assegnazione di un termine al Comune al fine di valutare la sussistenza delle condizioni per l’adozione del provvedimento di acquisizione sanante previsto dall’art. 42 bis T.U. Espropri.
Il 12 aprile 2017 si è costituita Fiere Parma S.p.a.
Il 19 aprile 2017 il Collegio respinge la richiesta misura cautelare non ravvisando il periculum in mora.
Alla pubblica udienza del 25 ottobre 2017 il ricorso è stato rinviato all’udienza pubblica del 21 febbraio 2018, in vista della emanazione di ulteriori provvedimenti da parte del Comune.
Con istanza depositata il 24 gennaio 2018 il ricorrente rende noto che il Comune non ha adottato il provvedimento ex art. 42 bis DPR 327/2001, né altra proposta è stata avanzata per definire bonariamente la controversia.
Parte ricorrente chiede altresì la trasmissione degli atti alla Procura presso la Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale.
Con memoria, depositata l’8 febbraio 2018, il Comune di Parma replica alla memoria di parte ricorrente contestando la sussistenza di alcuna responsabilità in capo all’amministrazione sia in ordine alla mancata definizione delle trattative con Ente Fiere che in ordine allo svincolo delle indennità provvisorie, stante la pendenza del ricorso.
Ciò premesso, sentite le parti presenti, alla pubblica udienza del 21 febbraio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è fondato nei limiti e nei termini di seguito esposti.
L’adozione del decreto di esproprio è avvenuta con delibera n. 3474 del 28.12.2016 ovvero oltre il termine quinquennale di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, di cui alla delibera di C.C. 47/2011 del 16 giugno 2011, che approvava il PUA.
Alla luce dell’art. 13 del T.U. Espropriazioni, che commina la inefficacia della dichiarazione della pubblica utilità ove il decreto di esproprio sia stato emesso oltre il termine di cinque anni, decorrente dalla data in cui diviene efficace l’atto che dichiara la pubblica utilità, il decreto di esproprio è illegittimo e va annullato.
Ciò premesso “(n)ell'attuale quadro normativo, le Amministrazioni hanno (infatti) l'obbligo giuridico di far venir meno - in ogni caso - l'occupazione sine titulo e, quindi, di adeguare comunque la situazione di fatto a quella di diritto. La P.A. ha due sole alternative: o restituisce i terreni ai titolari, demolendo quanto realizzato e disponendo la completa riduzione in pristino allo status quo ante, oppure deve attivarsi perché vi sia un legittimo titolo di acquisto dell'area. Quello che le amministrazioni non possono pensare di continuare a fare è restare inerti in situazioni di illecito permanente connesso con le occupazioni” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 15 settembre 2014, n. 4696, ma vedi anche sentenze nn. 4014/2015 1713/2013 della stessa sezione).
Pertanto, ove non sia ragionevolmente possibile la restituzione, totale o parziale, del bene, previa riduzione in pristino, al privato illecitamente inciso nel suo diritto di proprietà ed escluse, all’esito di una effettiva comparazione con i contrapposti interessi privati, altre opzioni, compresa la cessione volontaria mediante atto di compravendita, l’Amministrazione potrà far cessare detta situazione di illiceità provvedendo ad adottare, ai sensi dell’art. 42 - bis D.P.R. n. 327 del 2001, il provvedimento di acquisizione in sanatoria delle aree di proprietà del ricorrente, nel termine di 90 giorni dalla comunicazione e/o dalla notifica, se anteriore, della presente sentenza.
In assenza di uno specifico termine nell'art. 42-bis (carenza di grave pregiudizio per gli interessi pubblici, poiché esposti ad un lievitare nel tempo dell'onere risarcitorio derivante dall'illecito) ed in applicazione dell'art. 2, L. n. 241/1990, sussiste l'obbligo di provvedere a fronte di una domanda del privato tesa a sollecitare l'applicazione della norma ex art. 42-bis cit., nell'ordinario termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento di carattere obbligatorio. Infatti nell'attuale quadro normativo, le Amministrazioni hanno l'obbligo giuridico di far venir meno - in ogni caso - l'occupazione "sine titulo" e, quindi, di adeguare comunque la situazione di fatto a quella di diritto (così Cons. Stato Sez. IV, 27-04-2015, n. 2126).
La Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell'art. 42bis del T.U., ha affermato a tale riguardo che tale disposizione “ha certamente reintrodotto la possibilità, per l'amministrazione che utilizza senza titolo un bene privato per scopi di interesse pubblico, di evitarne la restituzione al proprietario (e/o la riduzione in pristino stato), attraverso un atto di acquisizione coattiva al proprio patrimonio indisponibile, chiarendo che “tale atto sostituisce il regolare procedimento ablativo prefigurato dal T.U. sulle espropriazioni, e si pone, a sua volta, come una sorta di procedimento espropriativo semplificato, che assorbe in sé sia la dichiarazione di pubblica utilità, sia il decreto di esproprio, e quindi sintetizza uno actu lo svolgimento dell'intero procedimento, in presenza dei presupposti indicati dalla norma" (v. C.Cost. n. 71 del 30 aprile 2015).
Il Collegio, richiamando la posizione già espressa con la sentenza n. 353/2014 di questa Sezione, rileva che l’adozione da parte dell’Amministrazione di un provvedimento di acquisizione ex art. 42 bis, configurandosi in termini di facoltà e non di obbligo, non può costituire oggetto di uno specifico ordine.
Ne consegue che, in presenza di una sopravvenuta irreversibile trasformazione del fondo, intervenuta all’esito di una illegittima procedura espropriativa, come nel caso di specie, grava sull’Amministrazione l’obbligo di porre rimedio all’illecito commesso provvedendo, alternativamente, alla restituzione dei terreni con corresponsione del risarcimento per il periodo di illegittima occupazione, ovvero, all’adozione del decreto di acquisizione sanante ex art. 42 bis del d.P.R. n. 327/01 (TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 7 gennaio 2015, n. 7).
Il 1° comma della norma richiamata dispone che “valutati gli interessi in conflitto, l'autorità' che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, può disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, quest'ultimo forfetariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene”.
Ai sensi del 3° comma della medesima disposizione “l'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale di cui al comma 1 é determinato in misura corrispondente al valore venale del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità e, se l'occupazione riguarda un terreno edificabile, sulla base delle disposizioni dell'articolo 37, commi 3, 4, 5, 6 e 7. Per il periodo di occupazione senza titolo è computato a titolo risarcitorio, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno, l'interesse del cinque per cento annuo sul valore determinato ai sensi del presente comma”.
Ne deriva che l’Amministrazione deve essere condannata a determinarsi nel termine di 90 giorni dalla comunicazione della presente sentenza (o dalla notifica se precedente) circa l’esistenza, attualità e prevalenza di un interesse pubblico all’eventuale acquisizione del fondo oggetto del presente giudizio ex art. 42 bis, comma 4, del d.P.R. n. 327/2001 adottando nei successivi giorni 30 il provvedimento con il quale dispone, in alternativa:
- l’acquisizione del fondo ad effetto non retroattivo corrispondendo gli importi dalla norma contemplati;
- la restituzione del bene ai proprietari previo ripristino dello stato di fatto esistente al momento dell’apprensione, oltre al risarcimento per il periodo di illegittima occupazione.
In caso di inerzia dell’Amministrazione, il ricorrente potrà agire ex art. 112 e ss. c.p.a., al fine di ottenere la nomina di un commissario ad acta, che si sostituirà negli adempimenti di competenza della predetta Amministrazione e solo in tale evenienza il Tribunale disporrà la trasmissione degli atti del giudizio alla Procura Regionale della Corte dei Conti.
Per quanto precede il ricorso deve essere accolto nei descritti termini con condanna delle soccombenti al pagamento, in parti uguali, delle spese di lite nella misura liquidata in dispositivo in base al criterio della soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.
Condanna in solido il Comune di Parma e Fiere di Parma s.p.a. al pagamento delle spese di giudizio che liquida in € 4.000,00 più Iva e Cpa come per legge, da ripartirsi in parti uguali a carico del bilancio delle soccombenti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Conti, Presidente
Anna Maria Verlengia, Consigliere, Estensore
Marco Poppi, Consigliere

LA SENTENZA LICINIO MERLI NELLA SUA FORMA INTEGRALE
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
sezione staccata di Parma (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 72 del 2017, proposto dal sig. Licinio Merli, rappresentato e difeso dall'avvocato Roberto Ollari, con domicilio eletto presso il suo studio in Parma, borgo Zaccagni, 1;
contro
Comune di Parma, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Salvatore Caroppo, con domicilio eletto in Parma, presso l’Avvocatura Municipale - Strada Repubblica 1;
nei confronti di
Fiere di Parma Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Marcello Mendogni, con domicilio eletto presso il suo studio in Parma, borgo Antini, 3;
Istituto Vendite Giudiziarie di Parma non costituito in giudizio;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) del Decreto di esproprio di cui alla determinazione dirigenziale n. 3474 del 28/12/2016 avente ad oggetto l’espropriazione per pubblica utilità per l'ampliamento del parcheggio nell'ambito della Riqualificazione del Polo fieristico di Parma - Sub Ambito 26 SI Fiera, che dispone l’acquisizione a favore di Fiere di Parma Spa, con sede legale in Parma, viale delle Esposizioni 393/A, codice fiscale e partita IVA 00162790349, avente ad oggetto l’area contrassegnata al Catasto Terreni, Sezione Golese Foglio 27, particelle n. 87 porzione AA, (superficie 200 mq) porzione AB ( superficie 33 mq); n. 90 (superficie 521 mq); n. 92 (superficie 243 mq) n. 255 (superficie 15.758 mq); n. 256 (superficie 240 mq); n. 257 (superficie 50.064 mq), n. 258 (superficie 55 mq) e n. 259 (superficie 765 mq);
b) della nota comunale di trasmissione del decreto di esproprio, prot. gen. 13691 del 23.1.2017 (ricevuta il 15.2.2017, ma spedita dal Comune il 27.1.2017, quindi non rispettando il termine dilatorio di 10 giorni), che preannuncia la esecuzione del decreto di esproprio, avvisando che in data 7.2.2017 alle ore 10,00 sarebbe avvenuta la immissione in possesso degli immobili espropriati, mediante la redazione di un verbale di immissione in possesso e del contestuale stato di consistenza dei beni espropriati;
c) del verbale di immissione in possesso del 7.2.2017;
d) della redazione dello “stato di consistenza” dei beni espropriati, in pari data 7.2.2017,
e) della dichiarazione di Pubblica Utilità (PU) contenuta nella delibera di CC 47/2011 del 16.6.2011 (ex art, 13 comma 6 TU, stante l’inutile decorso del termine quinquennale, non prorogato né modificato, previsto nella dichiarazione di p.u., indipendentemente dalla presenza di un più lungo termine previsto dall'occupazione d’urgenza temporanea) f) dei provvedimenti nn. 1313 del 7/7/2011 e 527 del 15/5/2012 di occupazione d’urgenza temporanea (ex art 22 bis), in quanto l’atto dichiarativo è divenuto inefficace ex art 13 comma 6 DPR 327/2001 non essendo stato entro il termine quinquennale di vigenza ex lege emanato il decreto di esproprio);
e per la condanna
del Comune di Parma e Fiere di Parma spa alla restituzione delle aree illegittimamente occupate, da riconsegnarsi nello stato di fatto in cui si trovavano ante occupazione, e a corrispondere alla parte ricorrente, per quanto di ragione, il risarcimento dei danni per il periodo di occupazione sine titulo
e, in subordine,
per la condanna della p.a. a scegliere tra restituzione in pristino e l'adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis DPR 327/2001;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Parma e di Fiere di Parma Spa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 febbraio 2018 il cons. Anna Maria Verlengia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso, notificato via pec il 27 marzo 2017 e depositato il 30 marzo 2017, il sig. Licinio Merli impugna gli atti, meglio descritti in epigrafe, della procedura espropriativa relativa alle aree di proprietà, chiedendo la condanna del Comune alla restituzione, previa riduzione in pristino, oltre al risarcimento dei danni per occupazione illegittima, e, in subordine, per la condanna della p.a. a scegliere tra restituzione in pristino e adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis DPR 327/2001.
Deduce il ricorrente la tardività del decreto definitivo di esproprio, adottato con provvedimento n. 3474 del 28.12.2016, rispetto alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera con contestuale apposizione del vincolo espropriativo che risale alla delibera di C.C. 47 del 16 giugno 2011.
Il decreto sarebbe poi stato eseguito in data 7.2.2017 in assenza della parte ricorrente che non ha ricevuto l’avviso della esecuzione del decreto e del decreto stesso in tempo utile (ante 7 febbraio 2017), avendone ricevuto copia solo il 15.2.2017 (con notifica ex art. 140 c.p.c.).
Il ricorrente fa altresì presente che gli immobili interessati dalla procedura espropriativa sono altresì sottoposti ad ordinanza di sequestro preventivo e procedura esecutiva immobiliare, ragione per la quale il ricorso viene notificato anche al beneficiario/promotore/finanziatore dei costi dell’espropriazione (Fiere di Parma s.p.a) ed al custode (IVG Parma) e rappresenta che il gravame viene proposto altresì a tutela dei creditori.
Il Comune si costituisce con memoria dell’11 aprile 2017 per resistere nel merito e, rendendo nota la propria volontà di adottare il provvedimento di espropriazione in sanatoria ex art. 42 bis d.p.r. 327/2001, chiedere, in caso il Tribunale ritenga che la citata procedura sia illegittima, l’assegnazione di un termine al Comune al fine di valutare la sussistenza delle condizioni per l’adozione del provvedimento di acquisizione sanante previsto dall’art. 42 bis T.U. Espropri.
Il 12 aprile 2017 Fiere di Parma spa si costituisce con atto di rito per chiedere la reiezione del gravame.
Il 19 aprile 2017 il Collegio respinge la richiesta misura cautelare non ravvisando il periculum in mora.
Alla pubblica udienza del 25 ottobre 2017 il ricorso è stato rinviato all’udienza pubblica del 21 febbraio 2018, in vista della emanazione di ulteriori provvedimenti da parte del Comune.
Con istanza depositata il 24 gennaio 2018 il ricorrente rende noto che il Comune non ha adottato il provvedimento ex art. 42 bis DPR 327/2001 né altra proposta è stata avanzata per definire bonariamente la controversia.
Parte ricorrente chiede altresì la trasmissione degli atti alla Procura presso la Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale.
Con memoria, depositata l’8 febbraio 2018, il Comune di Parma replica alla memoria di parte ricorrente contestando la sussistenza di alcuna responsabilità in capo all’amministrazione sia in ordine alla mancata definizione delle trattative con Ente Fiere che in ordine allo svincolo delle indennità provvisorie, stante la pendenza del ricorso.
Ciò premesso, sentite le parti presenti, alla pubblica udienza del 21 febbraio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è fondato nei limiti e nei termini di seguito esposti.
L’adozione del decreto di esproprio qui gravato è avvenuta con delibera n. 3474 del 28.12.2016 ovvero oltre il termine di efficacia quinquennale della dichiarazione di pubblica utilità, di cui alla delibera di C.C. 47/2011 del 16 giugno 2011, che approvava il PUA.
Alla luce dell’art. 13 del T.U. Espropriazioni, che commina la inefficacia della dichiarazione della pubblica utilità ove il decreto di esproprio sia stato emesso oltre il termine di cinque anni, decorrente dalla data in cui diviene efficace l’atto che dichiara la pubblica utilità, il decreto di esproprio è illegittimo e va annullato.
Ciò premesso, “(n)ell'attuale quadro normativo, le Amministrazioni hanno (infatti) l'obbligo giuridico di far venir meno - in ogni caso - l'occupazione sine titulo e, quindi, di adeguare comunque la situazione di fatto a quella di diritto. La P.A. ha due sole alternative: o restituisce i terreni ai titolari, demolendo quanto realizzato e disponendo la completa riduzione in pristino allo status quo ante, oppure deve attivarsi perché vi sia un legittimo titolo di acquisto dell'area. Quello che le amministrazioni non possono pensare di continuare a fare è restare inerti in situazioni di illecito permanente connesso con le occupazioni” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 15 settembre 2014, n. 4696, ma vedi anche sentenze nn. 4014/2015 1713/2013 della stessa sezione).
Pertanto, ove non sia ragionevolmente possibile la restituzione, totale o parziale, del bene, previa riduzione in pristino, al privato illecitamente inciso nel suo diritto di proprietà ed escluse, all’esito di una effettiva comparazione con i contrapposti interessi privati, altre opzioni, compresa la cessione volontaria mediante atto di compravendita, l’Amministrazione potrà far cessare detta situazione di illiceità provvedendo ad adottare, ai sensi dell’art. 42 - bis D.P.R. n. 327 del 2001, il provvedimento di acquisizione in sanatoria delle aree di proprietà del ricorrente, nel termine di 90 giorni dalla comunicazione e/o dalla notifica, se anteriore, della presente sentenza.
In assenza di uno specifico termine nell'art. 42-bis (carenza di grave pregiudizio per gli interessi pubblici, poiché esposti ad un lievitare nel tempo dell'onere risarcitorio derivante dall'illecito) ed in applicazione dell'art. 2, L. n. 241/1990, sussiste l'obbligo di provvedere a fronte di una domanda del privato tesa a sollecitare l'applicazione della norma ex art. 42-bis cit., nell'ordinario termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento di carattere obbligatorio. Infatti nell'attuale quadro normativo, le Amministrazioni hanno l'obbligo giuridico di far venir meno - in ogni caso - l'occupazione "sine titulo" e, quindi, di adeguare comunque la situazione di fatto a quella di diritto (così Cons. Stato Sez. IV, 27-04-2015, n. 2126).
La Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell'art. 42bis del T.U., ha affermato a tale riguardo che tale disposizione “ha certamente reintrodotto la possibilità, per l'amministrazione che utilizza senza titolo un bene privato per scopi di interesse pubblico, di evitarne la restituzione al proprietario (e/o la riduzione in pristino stato), attraverso un atto di acquisizione coattiva al proprio patrimonio indisponibile, chiarendo che “tale atto sostituisce il regolare procedimento ablativo prefigurato dal T.U. sulle espropriazioni, e si pone, a sua volta, come una sorta di procedimento espropriativo semplificato, che assorbe in sé sia la dichiarazione di pubblica utilità, sia il decreto di esproprio, e quindi sintetizza uno actu lo svolgimento dell'intero procedimento, in presenza dei presupposti indicati dalla norma" (v. C.Cost. n. 71 del 30 aprile 2015).
Il Collegio, richiamando la posizione già espressa con la sentenza n. 353/2014 di questa Sezione, rileva che l’adozione da parte dell’Amministrazione di un provvedimento di acquisizione ex art. 42 bis, configurandosi in termini di facoltà e non di obbligo, non può costituire oggetto di uno specifico ordine.
Ne consegue che, in presenza di una sopravvenuta irreversibile trasformazione del fondo, intervenuta all’esito di una illegittima procedura espropriativa, come nel caso di specie, grava sull’Amministrazione l’obbligo di porre rimedio all’illecito commesso provvedendo, alternativamente, alla restituzione dei terreni con corresponsione del risarcimento per il periodo di illegittima occupazione, ovvero, all’adozione del decreto di acquisizione sanante ex art. 42 bis del d.P.R. n. 327/01 (TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 7 gennaio 2015, n. 7).
Il 1° comma della norma richiamata dispone che, “valutati gli interessi in conflitto, l'autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, può disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, quest'ultimo forfetariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene”.
Ai sensi del 3° comma della medesima disposizione “l'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale di cui al comma 1 è determinato in misura corrispondente al valore venale del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità e, se l'occupazione riguarda un terreno edificabile, sulla base delle disposizioni dell'articolo 37, commi 3, 4, 5, 6 e 7. Per il periodo di occupazione senza titolo è computato a titolo risarcitorio, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno, l'interesse del cinque per cento annuo sul valore determinato ai sensi del presente comma”.
Ne deriva che l’Amministrazione deve essere condannata a determinarsi nel termine di 90 giorni dalla comunicazione della presente sentenza (o dalla notifica se precedente) circa l’esistenza, attualità e prevalenza di un interesse pubblico all’eventuale acquisizione del fondo oggetto del presente giudizio ex art. 42 bis, comma 4, del d.P.R. n. 327/2001, adottando nei successivi giorni 30 il provvedimento con il quale dispone, in alternativa:
- l’acquisizione del fondo ad effetto non retroattivo corrispondendo gli importi dalla norma contemplati;
- la restituzione del bene ai proprietari previo ripristino dello stato di fatto esistente al momento dell’apprensione, con corresponsione del risarcimento per il periodo di illegittima occupazione.
In caso di inerzia dell’Amministrazione, il ricorrente potrà agire ex art. 112 e ss. c.p.a., al fine di ottenere la nomina di un commissario ad acta, che si sostituirà negli adempimenti di competenza della predetta Amministrazione e solo in tale evenienza il Tribunale disporrà la trasmissione degli atti del giudizio alla Procura della Corte dei Conti per la valutazioni di competenza.
Per quanto precede il ricorso deve essere accolto nei descritti termini con condanna delle soccombenti al pagamento, in parti uguali, delle spese di lite nella misura liquidata in dispositivo in base al criterio della soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.
Condanna in solido le resistenti Amministrazioni al pagamento delle spese di giudizio che liquida in € 4.000,00 oltre IVA e CPA, da ripartirsi in parti uguali a carico del bilancio delle soccombenti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Conti, Presidente
Anna Maria Verlengia, Consigliere, Estensore
Marco Poppi, Consigliere

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