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Aemilia Michele Bolognino con prestanome in ristorante“Infine, sono state accertate ulteriori attività illecite riguardanti sia l’operatività di una serie di imprese/cartiere controllate o riconducili alla cosca, deputate all’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzate a frodare l’i.v.a. e ripulire denaro di illecita provenienza, sia relative a un traffico transnazionale di autoveicoli di grossa cilindrata”. Si conclude con questa frase il comunicato dei Carabinieri di Crotone, protagonisti con uno dei simboli della nostra epoca della lotta alle mafie, il Procuratore capo della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, dell’Operazione Stige.

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Una di queste aziende, a quanto pare di capire, è la GF Nuove Tecnologie di via Monte Sporno, a Parma: la ditta opera da anni nei settori alimentare, farmaceutico e nella fornitura di manodopera specializzata, ed è di proprietà di Franco Gigliotti e di Liviana Gagliardi, sua moglie. Lo afferma l’organigramma stesso che si trova sul sito di GF ( VERIFICA TU STESSO ).
La tesi accusatoria, che dovrà passare al vaglio dei tribunali nei vari gradi di giudizio, è che la società sia servita da copertura alle attività malavitose della ‘ndrangheta: in pratica, Gigliotti avrebbe assunto più o meno fittiziamente gli affiliati alle ‘ndrine, che poi potevano serenamente dedicarsi al malaffare. Parallelamente la GF sarebbe stata anche un “bancomat” per le stesse attività, attraverso un sistema di fatturazioni tutt’altro che inappuntabile.
Cocaina sassi di drogaDue delle persone assunte e inserite nel meccanismo sono proprio gli arrestati e residenti parmigiani, Aldo Marincola e Vittorio Farao. I Marincola sono alleati storici dei Farao nella gestione della zona di Cirò Marina: il sodalizio si è distinto per la propria capacità di relazione con la mafia albanese, soprattutto nei settori dello sfruttamento della prostituzione e del traffico di droga. Il quarto arrestato “parmigiano”, Fabio Potenza, era un po’ il tuttofare dei leaders, a detta degli inquirenti: oltre a risultare fittiziamente intestatario di beni, curava gli interessi della cosca nel settore turistico. 
Aldo Marincola e Vittorio Farao sono accusati di essere grandi acquirenti di droga, che poi avrebbero smistato su varie piazze. Nell’azienda pare gestissero anche il “malcontento” dei dipendenti, che erano 300 circa, non è dato a sapere con che metodi. C'è da dire che le loro accuse, abbinate alla dicitura "con metodo mafioso", non promettono nulla di buono, in merito.
Ma è proprio mentre si rimugina su queste persone che scatta una domanda alla don Abbondio: “Gigliotti, chi era costui?”.

ZFoto Schermata del 2018 01 10 00 05 58Dal già citato organigramma dell’azienda una risposta che apre a tutta una serie di considerazioni: è, come accennato sopra, il marito di Liviana “Lilli” Gagliardi. E costei chi è (perché nel giornalismo occorre farsi sempre la domanda successiva)? Bé, per i drogati di politica come chi scrive, una delle candidate della lista dell’Udeur di Clemente Mastella alle Amministrative 2007. Per i più è la titolare del Campus Industry, il noto locale di Largo Simonini, ad un tiro di schioppo proprio dalla GF Nuove Tecnologie.
La discoteca-sala per concerti è stata aperta dalla signora Gagliardi con la supervisione di Francesco Bassi, che ne è da anni il direttore. Francesco Bassi, peraltro, ha a lungo lavorato anche nella stessa GF Nuove Tecnologie (non è un segreto: lo scrive il diretto interessato nelle note caratteristiche del proprio profilo Facebook, in effetti).
Il gestore di locali è tutt’altro di primo pelo: con la sua famiglia ha posseduto per decenni e quindi venduto una delle discoteche simbolo di Parma, l’Astrolabio.
Il locale fu ceduto a delle persone che nel 2013 aprirono la discoteca Freee. Il processo Aemilia (e le dichiarazioni alla sbarra del principale imputato Michele Bolognino) ci racconterà essere un luogo di riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta.

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Francesco Bassi, dopo la vendita, approdò alla corte di Liviana Gagliardi, titolare sia della GF Nuove Tecnologie che del Campus Industry, con la prima società descritta dagli ambienti della DDA nel modo che avete letto sopra.
ZFoto Schermata del 2018 01 09 23 03 37Bassi sdoganatore su Parma di capitali della malavita? Il Campus Industry “lavanderia” di quei capitali che avevano in GF un bancomat? No. O meglio, non è proprio ad appannaggio di un giornale esprimere giudizi del genere. La Procura di Parma è zeppa di ottimi magistrati, se qualcuno di loro si dedicasse a verificare tali situazioni non sarebbe una cattiva idea, soprattutto tenendo conto che le inchieste riguardanti Parma, quando si parla di criminalità organizzata, vengono sempre “da fuori” (Catanzaro o Reggio Emilia che sia).
Senza quindi sventolare impropri cappi, una qualche riflessione la si può comunque condurre: se vendi una società a gente che poi si scopre riconducibile a Bolognino e vai a lavorare con gente che poi viene coinvolta nel medesimo tipo di inchiesta (come essa evolverà resta da vedere) diventi nel migliore dei casi l’emblema di una Parma che subisce la mafia senza esserne consapevole, e nel peggiore di una Parma che è perfettamente consapevole ma preferisce, per ottenere quel tipo di liquidità, volgere lo sguardo altrove.
A quel punto però il problema non riguarda più il singolo, coinvolgendo anche i tanti battitori di pacche sulle spalle magari consapevoli ma ugualmente presenti nelle foto e nelle feste: il problema diventa collettivo. Quale grado di corresponsabilità abbiamo, come tessuto collettivo, eventualmente? Quale indisponibilità a tessere relazioni con quei giri sappiamo dimostrare? Sono domande cruciali, rispetto alle quali è ormai necessario dare risposte dannatamente crude.

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