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ZFoto universita carcere tavolo I“Che comunque riprende iniziative già istituite da tempo”. Lo deve ripetere ad ogni conferenza stampa, Carlo Berdini, il direttore dell’istituto penitenziario di Parma.

Di via Burla sui giornali finiscono usualmente solo sovraffollamento (vero), suicidi (vero, ma in calo rispetto ai “tempi d’oro” del predecessore) e lamentele di un sindacato di polizia giudiziaria (che con l'ex direttore c'entra eccome), ma nella realtà da anni alcune situazioni sono state messe in campo, e seppur tra mille difficoltà sono reali, tangibili.
Una di queste è certamente inerente la scolarizzazione e la formazione culturale dei detenuti, che ha nell’Università di Parma un vero e proprio punto di riferimento.
La voglia, o per meglio dire la tensione a rendere migliore la qualità di vita dei detenuti, costituisce lo spirito di fondo della convenzione presentata nella sede dell’Ateneo dal Rettore Paolo Andrei, dal Direttore degli Istituti penitenziari di Parma Carlo Berdini, da Vincenza Pellegrino, Delegata del Rettore ai rapporti fra Università e carcere, e da Annalisa Andreetti, Referente studenti detenuti per l’Unità organizzativa Contributi, Diritto allo Studio e Benessere Studentesco dell’Ateneo.
Universita di Parma Paolo Andrei magnifico rettoreUna convenzione nata nell’ottica di una collaborazione virtuosa e di una piena integrazione fra realtà del territorio, nella consapevolezza dell’importanza della realizzazione di un sistema integrato di opportunità formative destinate a persone detenute negli Istituti Penitenziari di Parma o in esecuzione penale esterna.
Oggetto primo dell’accordo, di durata triennale, è proprio la tutela del diritto allo studio e del supporto allo studio degli studenti detenuti. Per questo l’intesa contempla per il futuro attività relative all’illustrazione dei programmi e dei materiali di studio, all’accompagnamento allo studio, all’espletamento delle prove di valutazione in condizioni e modalità consone ai diversi casi, così come alla promozione della formazione universitaria, all’orientamento della popolazione detenuta circa la possibilità di svolgere studi universitari in conformità alla normativa vigente (lauree triennali, lauree magistrali, formazione post-lauream) o in forme differenti (percorsi tematici ad hoc con riconoscimento della presenza, laboratori, etc.) certificabili congiuntamente dalle due realtà firmatarie.


ZFoto universita carcere tavoloL’Università si mette a disposizione per funzioni di docenza, consulenza e supervisione delle attività di studio e di orientamento condotte negli Istituti Penitenziari, e si impegna a fornire nei prossimi anni supporti culturali e didattici per lo studio dei detenuti (con particolare riferimento alle disponibilità delle biblioteche universitarie e del materiale didattico), a implementare l’accesso dall’esterno alle lezioni e ai materiali di studio con l’utilizzo di piattaforme informatiche, registrazioni, ad esplorare attivamente la possibilità di canali streaming, a fornire supporto allo studio dei detenuti con forme specifiche di tutoraggio, attraverso la selezione di figure in grado di svolgere in modo adeguato l’approfondimento dei programmi.

Da parte loro gli Istituti Penitenziari cercheranno nei prossimi anni di fornire supporto organizzativo sulla base delle proprie funzioni: dall’allestimento di spazi per lo svolgimento di lezioni\seminari\laboratori universitari all’entrata dei tutor e dei docenti finalizzata allo studio e al sostenimento delle prove di valutazione, dalla concessione ai detenuti dello studio negli spazi appositi delle biblioteche per un numero di ore adeguato e più ampio di quelle previste, sino al passeggio all’utilizzo delle piattaforme e-learning nelle forme consentite dalle istanze di sicurezza

Universita di Parma statua in cortileTra le attività previste, concordate all’inizio di ogni anno accademico:
· lezioni ordinarie per i singoli corsi di studio a cui siano iscritti studenti detenuti;
· lezioni laboratoriali offerte da docenti dell’Università;
· occasioni seminariali di riflessione, dibattito, incontro che coinvolgano altri soggetti cittadini finalizzati a sensibilizzare la città
· giornate dell’orientamento, cioè presentazione dei corsi universitari all’interno del carcere.
In prospettiva, la convenzione potrebbe costituire un primo passaggio propedeutico all’eventuale istituzione di un Polo Universitario Penitenziario che sia in grado di rappresentare compiutamente, a livello territoriale, la realtà di studio universitario in carcere, analogamente ad altre esperienze simili già presenti sul territorio nazionale.

Carcere di Parma Carlo Berdini direttoreINTERVISTA A CARLO BERDINI, DIRETTORE DEL CARCERE DI PARMA:

“ Le brutte notizie – ci racconta Carlo Berdini, che ha gentilmente concesso un’intervista – arrivano, perché il carcere è inevitabilmente un luogo di sofferenza, che riguarda i detenuti e tutto il personale che ci lavora. E’ un contesto difficile. Lo stato di salute è certamente migliorabile, ma io sono un ottimista di natura, e credo che tante cose siano state fatte, siano migliorabili, ma un aspetto su cui mi ero focalizzato era di rendere il carcere trasparente, come se fosse una campana di vetro, e di creare un’osmosi continua tra esterno ed interno. Da questi punti di vista mi pare che abbiamo fatto abbastanza, anche se chiaramente non è mai troppo e dovremo sicuramente intensificare le nostre attività. Ma esse esistono, e vanno dalla convenzione con il teatro Regio a tutte le attività messe in campo con l’Università, a tutte le formazioni professionali.

Carcere di Parma Carlo Berdini direttore seriosoE’ proprio sull’offerta del lavoro che ora stiamo lavorando, e per esempio stiamo approntando la messa in atto della lavanderia, che a breve dovrebbe partire, più altre iniziative con imprenditori che hanno manifestato interesse, che presenteremo più in là. Una di esse riguarda il ricondizionamento delle fotocopiatrici, che sistemate verranno rimesse sul mercato. Io sono molto fiducioso, ma è chiaro che è un solco che la direzione penitenziaria deve continuare, anche con l’aiuto della Polizia Penitenziaria, che si è dimostrata molto disponibile”.
E’ difficile spiegare a chi sta fuori, a chi non ha dimestichezza con l’universo carcerario, soprattutto quello in regime di massima sicurezza, quale rivoluzione rappresenti il progetto di far lavorare i detenuti, con questi ultimi che guadagnano soldi propri, soldi veri esattamente come un qualsiasi altro lavoratore. O cosa significhi fare loro seguire i corsi professionali nell’ottica di un potenziale reinserimento nel “dopo”. In altre parole quale differenza ci sia tra una fine pena fatta di un biglietto della Tep e oggetti restituiti, e un inserimento nella società civile che limiti al minimo la possibilità di recidiva.
Universita di Parma Paolo Andrei magnifico rettore BELLAIn tal senso i tre anni targati Carlo Berdini hanno fatto una differenza, c’è poco da stare lì a girarci attorno: “ Un bilancio? Parma è stata un’esperienza dal punto di vista professionale, ma anche di più dal punto di vista umano, importantissima. Ricca di soddisfazioni e di difficoltà: il ruolo di direttore è di mediazione, fatto di compromessi non al ribasso ma certo che inserisce le attività in un sistema di sicurezza che richiede accorgimenti. Le iniziative che vengono lanciate dai giornali dietro richiedono un lavoro paziente di mediazione e sistemazione: bisogna continuare sotto questo punto di vista, non indietreggiare e procedere verso un sistema che è certo fatto da detenuti con un certo profilo (a Parma è appena morto Totò Riina, è da noi che i più pericolosi finiscono, ndr), ma che può tranquillamente procedere verso una mission di educazione che è sancita dalla Costituzione”.

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Universita di Parma statua in cortile IEh, non è facilissimo. Soprattutto in anni nei quali una retorica politica da “pancia del paese” pare indicare nel “sbattili in carcere e butta via la chiave” la panacea di tutti i mali. E così non è.
Protagonista di questo tentativo, già invero in atto da qualche anno, è la professoressa Vincenza Pellegrino, delegata del Rettore ai rapporti tra Università e Istituto Penitenziario. Vincenza è una delle pochissime ad essere stata confermata dopo il repulisti del “dopo Borghi”, e c’è da ritenere che i motivi ci siano. L’abbiamo vista protagonista di corsi che hanno riguardato e coinvolto profughi e altri soggetti fragili, oltre ai già citati detenuti: sarà per questo.

INTERVISTA A VINCENZA PELLEGRINO:

“ Le persone, di fronte ai corsi sperimentali - ci racconta durante l’intervista del post-presentazione -, che vedono in aula studenti assieme a migranti, senzatetto, detenuti, pensano sia un processo attraverso il quale la docenza sociale dà voce, cioè crea nello spazio pubblico la possibilità in cui gli invisibili danno vita a narrazioni che sono abbastanza rimosse dai processi comunicativi mediatici.

Universita di Parma Vincenza Pellegrino sociologiaIo più che immaginare queste lezioni come spazio di voce per le persone detenute le immagino come una docenza partecipata, cioé loro che agiscono nella teoria sociale, chiarendo processi che io non ho modo di conoscere, per quanto io mi sforzi. E’ anche una ammissione, e cioè che la ricerca sociale, anche perché oggi precarizzata, non ha più la forza di prendere sul serio i processi sociali di marginalizzazione. E’ per questo che la chiamo docenza partecipata”.
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Con la professoressa Vincenza Pellegrino affrontiamo il tema già toccato con il direttore Carlo Berdini, cioé quello della differenza tra annunciato e realizzato nelle iniziative riguardanti il carcere. “E’ vero – ci racconta – c’è uno “spread”, ma è una fatica che vale la pena di affrontare, ma penso che ne valga la pena, perché siamo ancora nell’ambito del “possibile”: è un mondo che riguarda il “può darsi” ma che è ancora in controtendenza rispetto al “probabile”. Il probabile in questo momento è chiuderli, questi posti, e costruire dei muri: non è mettere in comunicazione i gruppi sociali ma aumentare la paura tra di loro. Queste sono possibilità che si danno, che rappresentano un eccesso di speranza, perché sono meno probabili”.
Eh sì. Ovviamente quella possibilità diviene interesse collettivo nel momento in cui a tutti sono chiari due concetti evidenti: il primo è che un uomo che si sente “fottuto” ed inutile è un tizio che prima o poi qualcos’altro lo combina, il secondo che quell’essere umano deve essere messo nelle condizioni di ritrovare sé stesso e, pagato il proprio debito con la giustizia, riprendere il cammino con un paio di scarpe più adatte. Perché diciamocelo: qua fuori c’è parecchio sterrato per tutti, e capito questo la solidarietà diventa conseguenza.

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