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Aemilia discoteca FreeBotta e risposta nelle aule del maxi-processo alla ‘ndrangheta di Reggio Emilia sul ruolo e sull’affidabilità di Antonio Valerio, il pentito che sta facendo emergere i dettagli più sordidi del quadro malavitoso: da un lato i Carabinieri, che ne attestano la credibilità, dall’altro il boss Bolognino, che dal carcere di Parma lancia accuse.


COSTANTINO: RISCONTRI POSITIVI ALLE DICHIARAZIONI DEL PENTITO. (DIRE)

Gli accertamenti investigativi su quanto affermato dal pentito di 'ndrangheta Antonio Valerio fanno emergere, "in linea generale, un quadro positivo della genuinita' delle dichiarazioni e della credibilita' del collaboratore di giustizia". A dirlo e' oggi nell'aula reggiana del processo Aemilia il maresciallo Guido Costantino il cui ufficio, quello del nucleo operativo dei Carabinieri di Modena, ha cercato "a 360 gradi" i riscontri sui fittissimi resoconti di Valerio in aula, dove il pentito ha parlato per diverse udienze spiegando episodi e retroscena delle vicende criminali legate alla cosca di Cutro, lungo un arco temporale di 35 anni. Parole soppesate una per una dai Carabinieri, che ne hanno cercato conferma nelle sentenze dei vecchi processi per i fatti di sangue degli anni '90 (su cui Valerio ha contribuito a fare luce), ma anche spulciando documenti anagrafici, economici, informative delle Forze dell'ordine e perfino servizi televisivi, relativi a quanto il pentito ha raccontato sui progetti di omicidio pianificati a Reggio Emilia, sui suoi rapporti d'affari con gli altri membri della consorteria e sull'organizzazione interna della "locale" di 'ndrangheta trapiantata in Emilia. Quasi tutto collima o meglio, come spiega il maresciallo Costantino, "risultano evidenze di riscontro", seppure al netto di qualche sbavatura dei racconti del collaboratore di giustizia. Prove confermano ad esempio le circostanze spiegate da Valerio dei suoi due arresti, il primo nel 1983 e il secondo nel 1991, quando al termine di una latitanza in Calabria dove incontro' (come verificato) anche il boss Nicola Arena e suo figlio, Valerio fu arrestato in provincia di Ravenna con una carta di identita' falsa.
Ma combacia anche la nota informativa delle Forze dell'ordine che, riguardo al tentato omicidio di cui Valerio fu vittima nel 1999, faceva affiorare le responsabilita' della "primula nera" Paolo Bellini come autore dell'attentato. Valerio aveva detto in aula di aver fatto questo nome agli investigatori anche se poi, in una seconda informativa degli investigatori, si riferiva che la vittima non aveva riconosciuto il suo aggressore. In merito alle false fatturazioni fatte con l'imprenditore Palmo Vertinelli, il collaboratore aveva riferito di un sacco trovato nella sua abitazione con dentro delle fatture "in bianco", gia' timbrate e pronte per essere compilate ed emesse. La busta, ha detto il collaboratore di giustizia, era stata ripresa anche in un servizio televisivo di Telereggio. I Carabinieri hanno visionato il filmato menzionato trovando conferma, mentre anche il contenuto della busta era quello indicato. Sui rapporti tra Valerio e Luigi Muto (del 1975), un punto su cui gli avvocati della difesa hanno martellato il pentito ravvisando delle incongruenze nei suoi racconti, i Carabinieri hanno accertato che i due si frequentavano almeno dal 1998, quando Valerio e Muto erano soci della societa' di edilizia ed immobiliare Gimar.
Infine sono state controllate le affermazioni sulle parentele della moglie del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, Maria Sergio. Secondo Valerio il nonno della consorte del primo cittadino era un vecchio 'ndranghetista che negli anni 60 era caduto in disgrazia per aver commesso l'omicidio di una donna. E' stato invece pero' accertato che Francesco Salvatore Sergio, detto detto Paolo "il feroce", non e' il nonno di Maria Sergio, ma il fratello del nonno, quindi suo prozio. Si conferma invece la parentela tra la moglie del sindaco e lo stesso pentito Antonio Valerio, che hanno in comune lo zio Giuseppe Turra'. Turra', membro del consiglio direttivo dell'associazione dei costruttori edili Aier e non coinvolto dal processo Aemilia, e' infatti zio materno di Maria Sergio (fratello della madre), che ha sposato la zia paterna di Antonio Valerio (Palmina Valerio). (Cai/ Dire)


DICHIARAZIONI SPONTANEE IMPUTATO PER SMENTIRE IL PENTITO (DIRE)

Le dichiarazioni di Antonio Valerio? "Mi sembra che si e' visto il film Gomorra". Lo dice l'imputato del maxiprocesso reggiano contro la 'ndrangheta Aemilia Sergio Bolognino, intervenuto oggi per smentire le dichiarazioni sul suo conto rilasciate dal collaboratore di giustizia nelle scorse udienze. Collegato in videoconferenza con l'aula del tribunale di Reggio Emilia dal carcere di Parma dove e' detenuto Bolognino, ritenuto il referente della cosca nel parmense, afferma: "Del mio passato si possono dire tante cose, ma io ho pagato. Del mio presente questa e' gente che non sa niente". In particolare, l'imputato contesta le affermazioni di Valerio che, in una disputa con altre persone, sostiene che Bolognino ne avesse sollevata una con una mano sola: "Non sono mica Rambo", obietta l'imputato. Altra incongruenza rilevata secondo Bolognino, il fatto che il pentito gli attribuisce un "basso profilo" criminale. Eppure, viene fatto notare, "quando ha raccontato del progetto per uccidermi- spiega Bolognino- Valerio ha parlato di un pick up su cui montare una mitragliatrice. Una cosa che non esiste". (Cai/ Dire)


SABATO TESTIMONIANO ALTRI DUE PENTITI: UNO E' GIUSEPPE GIGLIO INTERROGATO SU PESTAGGI ALLA 'DOZZA' (DIRE) 

Nei prossimi giorni altri due pentiti di 'ndrangheta testimonieranno in videoconferenza con l'aula del processo Aemilia del tribunale di Reggio Emilia. Si tratta di Giuseppe Giglio e del calabrese Vincenzo Marino, con quest'ultimo che sara' interrogato pero' solo sui rapporti tra l'imprenditore Palmo Vertinelli e il boss Nicolino Grande Aracri. Giglio sara' invece ascoltato sulle intimidazioni e i pestaggi avvenuti nel carcere bolognese della Dozza, oggetto di un'indagine dei Carabinieri del Ros che ha portato nei giorni scorsi ad eseguire un'ordinanza di custodia cautelare per otto persone, su richiesta della Dda. Tra i destinatari del provvedimento ci sono Gianluigi Sarcone e Sergio Bolognino, imputati nel processo Aemilia e fratelli di due figure apicali della cosca emiliana, accusati di aver ordinato il pestaggio di un detenuto che non voleva sottostare alla regole di convivenza imposte dai calabresi. Marino e Giglio, insieme all'ufficiale del Ros che ha condotto l'indagine, saranno ascoltati sabato prossimo. Lunedi', e' invece la volta in aula dell'imputato Salvatore Muto. Lo dispone un'ordinanza emessa oggi dal presidente della Corte Francesco Maria Caruso. Il presidente ha inoltre fissato nel 31 dicembre il termine massimo entro cui i periti contabili del tribunale dovranno depositare la loro relazione. E' previsto anche un momento del processo, dedicato all'esame degli stessi periti e dei consulenti degli avvocati della difesa.

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