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ZFoto Usi ait cisl dormitorio IFa sempre molto ridere quando qualcuno definisce Federico Pizzarotti “di sinistra”. E’ una risatina amarotica quando il protagonista dell’affermazione è qualcuno di esterno al territorio, diventa grassa e di compatimento quando a ventilare l’ipotesi è qualcuno di qui.

Le amministrazioni guidate da Federico Pizzarotti sono coincise con la più massiccia deplezione di diritti e prerogative della storia cittadina dai tempi del fascismo. E’ un’opinione non nostra, ma estremamente diffusa, in città. Ne sanno qualcosa le famiglie dei bimbi disabili, ma anche i lavoratori coinvolti nel sociale. Le cooperative, come purtroppo accade da parecchi anni in qui, vengono usate come piede di porco dei diritti e dei regolamenti.
Un esempio molto diretto? La condizione in cui si trovano da alcuni giorni ad operare i lavoratori della cooperativa Dolce, che si occupa del dormitorio per persone indigenti di strada Santa Margherita.
Queste persone, è bene dirlo, non sono in tutti i casi dei lord caduti in disgrazia per avversa fortuna, ma esseri umani in grande difficoltà, non di rado affetti da patologie da dipendenza (da droga o da alcool).
E cosa non ti ha pensato, il dinamico duo “Comune – Cooperativa”? A raccontarcelo sono i rappresentanti sindacali di quei lavoratori, protagonisti di una conferenza stampa indetta di fronte alla “Casa di Accoglienza Notturna del Comune di Parma”.
“ Noi siamo qui stamattina – ci racconta Massimiliano Ilari, del sindacato Usi-Ait – per segnalare una situazione che riteniamo incresciosa: siamo assieme alla Funzione Pubblica della Cisl a denunciare una situazione che riteniamo paradigmatica. Alle nostre spalle una struttura che ospita maschi adulti, 24 persone senza fissa dimora. Fino al 30 di settembre in questo dormitorio erano previste due figure notturne, per garantire servizi in una situazione molto molto delicata, in cui si parla di sicurezza ed accoglienza. Dal 1 ottobre questo servizio, per quanto riguarda questo servizio notturno, ne prevede uno, di operatore. Perché questo cambiamento? Perché la cooperativa che ha rinnovato l’appalto ( la Dolce di Bologna ) ha interpretato in modo estremamente opinabile una richiesta che condividiamo del Comune, quello di incrementare le ore con educatori diurne. Cosa è diventato questo servizio? Che esso sia condotto da un solo operatore, che dalle ore 23 alle 6 del mattino, da progetto della cooperativa, dormirà, anche se sappiamo benissimo che sarà impossibile ciò avvenga, e viene obbligato alla reperibilità con permanenza in struttura ad 1 euro e 50 all’ora. Stiamo parlando di schiavismo. Siamo andati all’Ispettorato del Lavoro per segnalare questa situazione, che riteniamo molto grave: la cooperativa si è giustificata dicendo che ha incrementato le ore diurne, che sono in realtà aumentate di poco. Mentre quelle notturne per l’operatore sono diminuite del 60%. La cooperativa ha quindi massimizzato il proprio utile. Perciò ha da un lato dato qualcosina, dall’altro tagliato tantissimo. Come Usi siamo contrari alla reperibilità con obbligo di struttura, ma in ogni caso riteniamo abbiano distorto questo istituto, che si può utilizzare per qualche situazione di emergenza: non puoi prevedere un progetto che la utilizza sistematicamente tutte le notti dell’anno.
ZFoto Usi ait cisl dormitorioTutto il discorso di sicurezza che fanno in questo modo decade: questo operatore a noi è stato detto dormirà, e viene pagato in maniera ignobile, perché un euro e mezzo all’ora non puoi pagare nessuno”.
Una tariffa da 1,5 euro all’ora: l’uso dell’espressione “caporalato conto terzi” è poi tanto offensivo o aggressivo? No, a noi pare di no.

Anzi. Laura Rossi e Federico Pizzarotti confermano e riverberano semplicemente un’opinione consolidata sul mandato politico affidato loro da alcuni imprenditori. Uno di essi, peraltro, sembra aver dato prova di sé proprio recentemente ( LEGGI DI MAURO DEL RIO ).
La cooperativa Dolce, peraltro, a detta di Massimiliano Ilari ha trasferito d’imperio l’operatore iscritto ad Usi-Ait ad altro servizio. Un comportamento da...cooperativa. C’è un motivo, del resto, se il termine da molto tempo ha assunto esclusivamente valenze negative, nell’animo degli italiani (al netto di Mafia Capitale, che comunque resta narrativa), e sarebbe ora di cominciare a riflettere proprio sui motivi.
“ Cosa vuol dire cooperazione? “ si chiede Massimiliano Ilari, illustrando i comportamenti dei vertici di questa impresa dai comportamenti espressamente marchionneschi (o è vero il contrario?).
Una nuova situazione in cui l’ente pubblico, in questo caso il Comune di Parma, fa fare il lavoro sporco ad un’azienda fornitrice di servizi. Con tanti cari saluti ai protocolli siglati, a favore di videocamera, con questo o quel seguace della Camusso.
“ La nostra posizione – ci racconta Elisabetta Oppici di FP-Cisl – è quella di difendere la dignità del lavoratore, ripercorrendo un passaggio che toccavi anche tu all’inizio, quando dicevi che questa storia andava raccontata anche ai cittadini: noi non crediamo che i contribuenti vogliano un servizio di questo tipo. Non è pensabile che chi paga le tasse desideri un servizio in cui un operatore venga pagato per queste mansioni. Dall’altra parte non è ipotizzabile che un ente pubblico abdichi in questa maniera. Questo Comune firma fior di protocolli sulla dignità dei lavoratori, sul lavoro buono, sul rispetto delle regole: peccato poi in realtà non li applichi nella traduzione pratica. Noi richiamiamo il Comune ad una assunzione di responsabilità addosso ad una cooperativa: essa ha le proprie, ma il committente non si può celare dietro a posizioni comode. L’istituto della reperibilità viene travisato, e del resto non possiamo nemmeno accettare che lavoratori che non sono disposti ad accettare condizioni di questo genere, l’unica soluzione che viene proposta è di cambiare il servizio o di vedersi, come potrebbe accadere a breve, ridurre il contratto del 50%”.
Degrado videocamere sorveglianza IUn particolare conclusivo, tanto per dare un’idea della dimensione surreale della questione: nel dormitorio notturno (sottolineiamo “notturno”) il sistema di videosorveglianza NON E’ ad infrarossi, perciò “vede” solo di giorno. Così, tanto per dire.

Parma è una città che pagherà oltre 100 mila euro all’anno un delegato alla sicurezza, avendo già nel Comandante della Polizia Municipale il responsabile della funzione ( PER APPROFONDIRE LEGGI E VAI A RITROSO NEI LINK ). Ed è una città che lascerà senza sorveglianza attiva (l’operatore viene pagato per dormire, ci informano i sindacalisti) 24 “ultimi”. Qualcunque cosa accadrà a quel punto non sarà colpa delle entrate in patria di persone da rimandare indietro: sarà effetto di un comportamento omissivo e comodo dei signori Laura Rossi, Cristiano Casa e Federico Pizzarotti, rispettivamente assessore ai Servizi Sociali, alla Sicurezza e sindaco di Parma. E’ per il loro volgere lo sguardo altrove che la cooperativa Dolce ritiene di potersi permettere talune decisioni, che per inciso sembrano mettore a repentaglio la tranquillità di ciascun parmigiano.

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA AI SINDACALISTI

LEGGI DELLA DENUNCIA DEI SINDACATI SU QUESTO TEMA

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