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Ambiente uova alimentiA Bologna e Parma fermati tre lotti di prodotti alimentari derivati da uova provenienti da Germania, Belgio e Olanda. Segno "che i controlli funzionano", chiarisce la Regione Emilia-Romagna, ricordando che le uova italiane sono molto controllate e riconoscibili col codice It.

Le partite bloccate ieri, una a Bologna e due a Parma, sono state sottoposte a fermo 'cautelativo', perche' le uova con cui i prodotti sono preparati provengono probabilmente dalle zone coinvolte dal caso Fipronil, sottolinea la Regione. Ora e' stato predisposto un piano di campionamento e analisi che si svolgera' nei prossimi giorni. "Massima collaborazione con il ministero della Salute e Nas. La Regione e' pronta a mettere in campo tutti controlli e le azioni necessarie, a cominciare dai campionamenti che faremo partire nei prossimi giorni, per tutelare e garantire la salute dei cittadini", assicura l'assessore alla Sanita', Sergio Venturi. Che poi aggiunge: "la nostra attenzione rimarra' alta fino a quando la situazione non sara' tornata alla completa normalita'. Mi pare di poter dire che, anche in questa occasione, la rete dei controlli ha funzionato, innescando tutte le procedure di sicurezza che sono previste in questi casi". Da parte sua, l'assessore all'Agricoltura, Simona Caselli, ci tiene a ricordare che "le uova fresche italiane, con codice It, sono molto controllate e non ci sono problemi. Dal ministero ci hanno assicurato che non sono in arrivo altre spedizioni di prodotti semilavorati come quelli che hanno dato luogo ai fermi. Tutti i controlli sono stati rafforzati ma quanto e' successo ha dimostrato ancora una volta che hanno funzionato". L'operazione e' il frutto della collaborazione tra ministero della Salute, Nuclei antisofisticazione e Regione attraverso i servizi veterinari delle Aziende sanitarie.
(Asa/ Dire)

UOVA AL FIPRONIL, IL CASO: Dai riscontri incrociati, effettuati dal ministero della Salute, tra le liste di aziende coinvolte e di quelle che hanno spedito prodotti in Italia negli ultimi tre mesi, al momento risulta solo, da una segnalazione delle autorità francesi, pervenuta in data 8 agosto attraverso il RASFF, che un’azienda di tale Paese ha acquistato uova da uno degli allevamenti olandesi interessati e le ha trasformate in ovoprodotti che ha poi venduto anche presso un’azienda italiana. Lo riferisce il ministero della Salute.
Su disposizione del ministero, le autorità sanitarie locali hanno provveduto a porre sotto sequestro la partita, e quindi il prodotto non è stato posto in commercio. Pertanto, ad oggi, non risultano distribuiti al consumo uova o derivati (ovoprodotti) contaminate da fipronil sul territorio nazionale.
Il ministero della salute, in ogni caso, continua a valutare con attenzione le informazioni relative alla circolazione dei lotti in Europa (anche in considerazione delle nuove segnalazioni sul sistema di allerta comunitario che provengono da Paesi prima non coinvolti), avvalendosi della stretta collaborazione delle autorità sanitarie regionali e dei Carabinieri Nas.
È stato altresì predisposto un piano di campionamenti su uova, ovoprodotti e carni di pollame per la ricerca di fipronil che verrà attuato in via cautelativa, anche in assenza di segnalazioni specifiche.
IL CODACONS RIBATTE: “UE SMENTISCE IL MINISTERO”
“L’Unione Europea, inserendo anche l’Italia nella lista dei 15 paesi che hanno ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo fipronil, ha di fatto smentito il nostro Ministero della salute, che aveva garantito l’assenza di rischi in Italia legati alla contaminazione delle uova”. Lo afferma il Codacons, che attacca le istituzioni sanitarie italiane.
“Ancora una volta si forniscono troppo presto rassicurazioni ai cittadini, quando sarebbe stato necessario istituire una rete di controlli preventivi- afferma il presidente Carlo Rienzi- Solo a posteriori si è deciso di incrementare le verifiche attraverso le regioni, una scelta tardiva e del tutto insufficiente. Il vero problema, ribadiamo ancora una volta, è costituito dai prodotti lavorati con uova di provenienza estera, per i quali i cittadini non hanno alcuna possibilità di conoscere l’origine elle materie prime”.
“Proprio a garanzia della salute dei consumatori chiediamo di sospendere la commercializzazione in Italia di tutti quegli alimenti trasformati che contengono al loro interno uova provenienti da uno dei paesi classificati a rischio dalla Ue”, conclude Rienzi.
COLDIRETTI : “PAURA A TAVOLA PER 2 ITALIANI SU 3”
Due italiani su tre (66%) sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute anche per effetto del ripetersi di emergenze sanitarie che hanno caratterizzato l’ultimo secolo, dalla mucca pazza fino allo scandalo delle uova contaminate. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ divulgata dopo che sono stati fatti i primi sequestri anche IN l’Italia che figura tra i 15 Paesi ad aver ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo delle uova contaminate in Olanda con l’insetticida fipronil.
L’inizio del secolo – riferisce la Coldiretti – è stato segnato dall’emergenza mucca pazza (BSE) del 2001 che dall’Inghilterra si è diffusa in tutta Europa per l’utilizzo di farine animali nell’alimentazione del bestiame, allora supportata dal mondo scientifico, che ha provocato strage di animali e perdita di vite umane ma che ha anche pesato sulla filiera alimentare nazionale con 2 miliardi di perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne.
A seguire c’è stato l’allarme aviaria partito dal sud est asiatico che si è riproposto in maniera diffusa anche nel 2005 con un calo dei consumi che in Italia ha superato il 60 per cento nella fase piu’ critica e danni valutabili complessivamente in quasi un miliardo di euro. Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina dall’Irlanda a seguito della contaminazione dei mangimi con una sostanza pericolosa.
Tre anni più tardi (2011) – continua la Coldiretti – a rovinare l’estate è stato il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati per poi scoprire che erano i germogli coltivati in Germania i responsabili dell’epidemia da “E-Coli” che ha messo in allarme l’intera Europa. Poi nel 2013 è stata la volta delle polpette di carne di cavallo spacciata per manzo che ha coinvolto primari gruppi industriali europei con un giro di frodi milionario.
L’esperienza di questi anni – sottolinea la Coldiretti – dimostra che con la globalizzazione dei mercati le emergenze alimentari si diffondono rapidamente nei diversi continenti e che quindi le norme per favorire gli scambi commerciali soprattutto nell’agroalimentare vanno accompagnate da un impegno per il rispetto del principio della precauzione e nel rafforzamento dei controlli a garanzia della sicurezza alimentare dei cittadini, ma purtroppo non viene fatto, a partire dal Trattato di libero scambio con il Canada (CETA) in corso di ratifica in Italia.
“L’Italia che leader europeo nella qualità e nella sicurezza alimentare ha il compito di svolgere un ruolo di apripista nelle politiche comunitarie alimentari comunitarie che troppo spesso spingono alla omologazione ed ad un livellamento verso il basso” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. In particolare – continua Moncalvo – si è evidenziata la necessità di una informazione corretta e tempestiva per non lasciare campo libero a campagne dai toni allarmistici e del tutto infondati che hanno effetti dirompenti sui consumi, con danni irreparabili per le imprese”.
“Una misura – sottolinea il presidente della Coldiretti – che si è dimostrata efficace in questi anni, dalla mucca pazza all’aviaria, è stata l’introduzione dell’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti senza attendere che si verifichino le emergenze, ma – precisa Moncalvo – va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati”.
Una esigenza che emerge prepotentemente anche nello scandalo delle uova contaminate dall’Olanda da dove sono partire per l’Italia 610mila chili di uova in guscio di gallina dai Paesi Bassi nei primi cinque mesi del 2017 ai quali si aggiungono pero’ anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati mentre non sono quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio, secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat. La situazione – sottolinea la Coldiretti – è resa piu’ complessa dalle triangolazioni commerciali come dimostra il sequestro da parte delle autorità sanitarie italiane di alcuni prodotti provenienti da un’azienda francese che aveva usato le uova di uno degli allevamenti olandesi coinvolti nell’uso del fipronil.
Con gli italiani che consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari, è importante – sottolinea la Coldiretti – fare chiarezza e garantire la qualità e sicurezza di quelle presenti sul mercato nazionale. Grazie alla produzione nazionale di 12,9 miliardi di pezzi l’Italia – continua la Coldiretti – sarebbe praticamente autosufficiente per il consumo di uova. Le importazioni nel 2016 sono state infatti pari a 1,02 miliardi mentre le esportazioni di 0,86 miliardi di uova con l’utilizzazione interna che è di poco superiore ai 13 miliardi.
Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente, ma è necessario – conclude la Coldiretti – migliorarne la visibilità, non sono più sufficienti quattro codici e una data sul guscio, bisogna scrivere chiaramente, anche sulle confezioni e sui cartoni, da dove arrivano e rendere riconoscibile ogni possibile informazione ai consumatori.

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