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Fiere di Parma entrata"GARANZIA DI SERIETÀ, RIMINI NON ESCLUSA. FULCRO SOTTO DUE TORRI" (DIRE)

Bologna, 18 apr. - Sara' uno scambio azionario a suggellare, se e quando sara' sottoscritta, l'alleanza tra le fiere di Parma e Bologna.

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"Se si vuole costruire una collaborazione seria, e' naturale che ci sia un presidio azionario a garanzia delle parti", spiega il presidente della Fiera di Bologna, Franco Boni, che guarda "con grande favore" ai passi avanti fatti dai due quartieri in vista di un progetto di integrazione che vede, al momento, Rimini in posizione piu' defilata. "Io ne sono estraneo", assicura il manager reggiano, che della Fiera di Parma e' stato a lungo presidente. Dunque, se Parma, come ha detto di essere disponibile a fare, acquisira' delle quote della societa' di piazza della Costituzione, Bologna dovra' fare lo stesso. "Queste operazioni hanno senso se c'e' reciprocita'- insiste Boni- se la dichiarazione d'intenti di Parma verra' accolta, si devono creare condizioni di reciprocita' dall'altra parte". Del resto, nella citta' ducale sono in corso importanti movimenti attorno agli assetti societari della Fiera, con il Comune pronto a cedere una parte delle sue azioni "ad importanti investitori privati", pur mantenendo il controllo dell'azienda. "Quella del sindaco Pizzarotti e' una mossa intelligente- osserva il numero uno della Fiera di Bologna- allegerisce la sua quota nella Fiera, ma parallelamente cerca di agevolare un processo di cui e' evidentemente convinto". In ogni caso, "dovrebbe essere Parma a fare la prima mossa", afferma Boni, che si augura che si arrivi a concretizzare l'alleanza tra i due poli fieristici "il piu' rapidamente possibile". La costruzione della holding regionale delle fiere non procede con altrettanta convinzione sul fronte riminese.
"Quella tra Parma e Bologna non e' una conventio ad excludendum con Rimini- assicura Boni-, e' solo una questione di tempi diversi. Rimini e' impegnata nella costruzione della fusione con Vicenza". In verita' il presidente della Fiera di Rimini, Lorenzo Cagnoni, parlando qualche giorno fa al Corriere di Bologna, si e' detto pessimista sul processo di aggregazione, convinto che non si fara' perche', stando ai conti, dovrebbe essere Rimini a prendere le redini del nuovo soggetto, ma Bologna non vuole rinunciare alle sue prerogative di capitale regionale. "Bologna sta riconquistando il centro del campo", rivendica Boni. "L'idea e' aggregare attorno alla Fiera di Bologna le altre realta' sulla base di un progetto,", spiega. "Discutere su chi comanda, e' un gioco un po' da bambini- dice- si tratta di vedere chi ha tra i punti di forza elementi che possono essere messi a disposizione degli altri. Bologna ha dei punti di debolezza che conosciamo, ma anche punti di forza sotto gli occhi di tutti: il profilo internazionale, una citta' importante e la capacita' di operare molto sul filone della cultura". E poi, si sottolinea in via Michelino, non e' giusto dipingere la fiera del capoluogo come una Cenerentola tra i quartieri emiliano-romagnoli, con i conti in disordine e tante questioni da risolvere: sul quartiere partira' in autunno un intervento da 100 milioni di euro per il restyling e l'ammodernamento dei padiglioni, gli ultimi bilanci sono tornati a produrre dell'utile. Il budget 2017 prevede un utile lordo di sei milioni e ricavi per 115 milioni. Peraltro, i conti prudenzialmente non contemplano ancora i risparmi legati alla riorganizzazione del personale previsti nel piano industriale e dei quali l'azienda tornera' a parlare con i sindacati nei prossimi giorni. (Vor/ Dire)

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