0
0
0
s2smodern

Polizia di Stato Cocaina RaffineriaI primi a gioire saranno i membri dell’associazione Scanderberg, composta da decine e decine di brave persone: pochi elementi come quelli protagonisti di questa vicenda di cronaca erano in grado da soli di creare una pessima nomea ad un intero gruppo migrante.
Costoro avevano letteralmente inondato di droga, eroina e cocaina, la Toscana - da Livorno a Pisa, da Massa a Prato fino a Firenze – e l’Emilia, ove avevano base operativa a Parma.
Un’organizzazione criminale, un vero e proprio clan di stampo familiare e che aveva nei due fratelli K. S., classe 1984, e K.K., del 1975, i capi indiscussi.
Per conquistare il mercato in Toscana, territorio dove avevano deciso di espandere i propri affari illeciti, i due fratelli avevano creato una base operativa per i loro traffici a Livorno.
In un garage nel quartiere Sorgenti era stata impiantata una vera a propria raffineria per il confezionamento dello stupefacente: all’interno del box, al riparo da occhi indiscreti, la droga veniva lavorata durante la notte da uomini dell’organizzazione armati di frullatore (per polverizzare la sostanza grezza), pressa (per creare i panetti) e sostanza da taglio confezionavano lo stupefacente diretto alle piazze di spaccio di tutta la Toscana.
Al mattino i pusher dell’organizzazione criminale si rifornivano e partivano per le consegne agli spacciatori in tutta la Toscana.
E così la droga confezionata a Livorno, finiva in piazza della Stazione a Pisa, dove poi, veniva spacciata in dosi; oppure finiva a Prato o ancora alimentava il mercato dello spaccio a Carrara.
La raffineria consentiva di contenere i costi per la preparazione: la sostanza, infatti, veniva “tagliata” più volte, spesso anche con medicinali di largo consumo o con sostanze anabolizzanti, fino a creare dosi in cui il mix di sostanze psicotrope e sostanze da taglio poteva creare gravi danni ai consumatori.
Una volta raffinata la droga veniva spostata in depositi di stoccaggio che il gruppo criminale aveva nella propria disponibilità: in uno di questi, una cantina di via Nazzario SAURO, nella primavera scorsa dopo un’irruzione, venne rinvenuti 80 kg. di sostanza stupefacente.
Dopo alcuni mesi di indagine il personale delle Squadre Mobili di Livorno e Parma ha eseguito 9 misure cautelari in carcere disposte dal G.I.P. del Tribunale di Firenze su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo fiorentino. Le misure hanno consentito di sgominare un’organizzazione di chiaro stampo verticistico.
Al di sotto dei due capi, K.S. e K.K., vi erano tre luogotenenti che supervisionavano i rispettivi corrieri: K.I. (1984), H.K. (1991) e S.R. (1989). La catena proseguiva quindi con due “sponde” che si occupavano dei “cavallini” , S.G. (1996) e K.E. (1978), e tre corrieri, P.E. (1990), K.R. (1973) e M.E. (1997).

I due fratelli ai vertici erano già noti alla Squadra mobile di Parma che, in due distinte occasioni, li aveva denunciati per reati contro il patrimonio e tratti in arresto per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. Così come era noto L. I., anche lui tratto in arresto per spaccio di stupefacenti.

Lo stampo dell’organizzazione era di tipo imprenditoriale: i pusher, fatti arrivare appositamente dall’Albania, venivano stipendiati circa 1.500€ al mese e veniva fornito anche un alloggio e i mezzi, auto e/o moto su cui spostarsi per il proprio lavoro.
L’organizzazione, disponeva di case a Livorno e a Pisa che prendeva in affitto per ivi alloggiare i “propri dipendenti”. Gli appartamenti dove venivano alloggiati i pusher, circa una decina, ed i mezzi a motore a loro disposizione per le consegne, circa una trentina, venivano cambiati alla prima avvisaglia di un’attenzione delle Forze dell’Ordine.
Nel corso dell’operazione di ieri sono stati sequestrati auto e scooter dell’organizzazione. Il fatturato del clan si avvicinava molto al fatturato di un clan camorristico: lo dimostrano i sequestri di denaro contante effettuati nel corso dell’indagine e il tenore di vita dei due fratelli, proprietari in Italia e in Albania di immobili ed esercizi commerciali.
L’organizzazione nella sola “piazza” di Livorno fatturava circa 50.000€ a settimana offrendo ai due fratelli un’importante disponibilità di denaro contante: K.S. ha acquistato due appartamenti a Parma e un bar nella zona di S. Agostino a Pisa, paga l’affitto di almeno altri due appartamenti a Livorno per una cifra che si aggira intorno ai 2000€ e mantiene nel lusso tutta la famiglia, moglie e tre figli, nonché la sorella della moglie.
K. K. è proprietario di una villa da sogno in Albania e di attività commerciali nel suo paese.
L’indagine ha consentito anche di ricostruire il flusso di denaro provento dell’attività di spaccio che viaggiava all’interno di buste chiuse consegnate da ignari autisti degli autobus di linea che effettuano il servizio trasporto viaggiatori tra Italia e Albania.
I due fratelli chiedevano il favore agli autisti di consegnare una busta chiusa ad un loro parente una volta giunti a destinazione: ma la busta non conteneva una lettera o un documento, ma denaro contante che in parte serviva ai genitori e ai parenti dei due fratelli per mantenersi e in parte veniva depositato su conti correnti aperti presso banche albanesi e poi tramite bonifico inviato in Italia sui conti dei fratelli.
Nel corso dell’operazione di ieri sono stati sottoposti a sequestro due C/C bancari (un terzo era stato già chiuso dal direttore della banca per sospetto riciclaggio di denaro) e un C/C postale.
Gli accertamenti patrimoniali sui beni posseduti dall’organizzazione anche per il tramite di prestanome sono ancora in corso e potrebbero portare ad altri sequestri.
A dimostrazione della fervente attività di spaccio dell’organizzazione che interessava anche la città di Parma, nella mattinata di ieri, nel corso dell’operazione volte all’arresto di K. K., all’interno dell’appartamento di via Cenni sono stati identificati anche tre dei loro pusher, T.K. (1977), S.H. (1995) e B.F. (1996), i quali, trovati in possesso di 54 gr di cocaina suddivisa in 32 dosi, 152 gr di marjuana, sono stati tratti in arresto in flagranza di reato ed immediatamente associati in via Burla.
Il denaro sequestrato nel corso dell’operazione ammonta a oltre 50.000,00€
La droga sequestrata, invece, è pari a 80 kg.
Il giro d’affari dell’organizzazione è stimato in circa mezzo milione di € l’anno.

Sostieni Rossoparma con una donazione