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Supermercato scaffale vuotoE’ stato uno dei primi servizi “pesanti” del nascente Rosso Parma, quello sulla crisi dell’allora Billa: una lavoratrice ci contattò e ci chiese di dare spazio alla condizione di quel gruppo di persone. Ne venne fuori una gamba, come si dice qui a Parma, e tutta la politica fece la propria parte affinché le cose andassero per il verso giusto.
Oggi, rispetto ad allora, non è cambiato moltissimo, al limite è peggiorato il clima, per lo meno su un versante meramente etico.
L’attuale proprietà, infatti, non ha detto formalmente detto nulla a nessuno, ed i lavoratori, così come i clienti, hanno capito che qualcosa non andava solo per gli scaffali che si sono fatti via via più radi. Nei social comincia a girare qualche foto piuttosto esaustiva (una l’abbiamo “sgraffignata” ad una lettrice nerissima e contemporaneamente rossissima), in effetti, soprattutto sulle bacheche dei residenti oltretorrentini, che definire inviperiti è persino poco.
LAVORATORI: i lavoratori, per parte loro, non sanno esattamente come reagire. Se nessuno ti dice che stai chiudendo sulla base di cosa entri in sciopero? Sulla base di voci giornalistiche o politiche? La proprietà, una società toscana con base a Firenze, per parte sua non ha ancora formalmente né negato né avvallato la voce stessa, non ha intavolato alcuna trattativa formale, promesso alcun incentivo né fatto richiesta di alcun ammortizzatore sociale. Semplicemente, se le cose andranno come pare, il giorno 24 chiederà e se ne andrà. Non prima, chiaramente, di aver messo in vendita le merci rimaste al 20% di sconto, per mitigare anche il costo di stoccaggio dell’invenduto.
Spremiamo l'oliva finché ce n'è, eh? Bella gente, non c’è che dire. Bella quanto chi li ha messi nella condizione di fare questo ed altro ai propri collaboratori (governo renziano su tutti).
POLITICA LOCALE: il primo a squarciare il velo del silenzio, occorre dirlo, è stato Giuseppe Pellacini, già Udc oggi Centristi per Parma. Quelli di Effetto Lassativo Parma, i pizzarottiani, si sarebbero visti arrivare i probabili successori in Comune alla ricerca di delucidazioni senza ritenere di dire “bau”, e anche questo racconta di che razza di personaggi siano.
Già! Perché al posto di un supermercato punto di riferimento per tutto un quartiere (assieme al Seven dell’ottimo Matteo, in via Imbriani) c’è l’intenzione di aprire una sala slot, con quelle macchinette mangiasoldi contro cui si è espresso il Consiglio comunale, mozione di Bosi e lacrime di alcune consigliere grilline. Non ci siamo fatti mancare niente, in questi anni di teatrino pizzarottiano. Come sempre vi posteremmo tutti i link, ma siamo ancora under attack per cui dovete andare un po’ in fiducia. Hashtag #caggiaffà
L’effetto complessivo sarà che i nostri vecchietti non sapranno dove andare a fare la spesa, mentre i “tragattini” avranno una sorta di Eldorado in pieno Oltretorrrente. Hashtag #momama #AttiConcretini #EffettoLassativoParma
Cristiano Casa, assessore al Commercio dell'amministrazione di Federico Pizzarotti, ha già fatto sapere che lui ci può fare ben poco nonostante una sentenza del Tar di Parma abbia recentemente (alla fine del mese scorso) ribadito la libertà dei Comuni di impedire l’apertura di una sala giochi, quando essa determini una ricaduta sociale negativa. Anche questo articolo lo abbiamo pubblicato, ma non possiamo linkarvelo a causa dell’attacco informatico di cui sopra.
Nel quartiere è già partita la raccolta firme e c’è da giurare che, in clima pre-elettorale, non ci sarà candidato o pseudocandidato che non riterrà di dire la propria, scoprendosi all’improvviso tanto sensibile alla condizione di quelle famiglie.
GRANDI PROPRIETARI IMMOBILIARI: certo, se vogliamo possiamo prendercela con la società che chiude. Visto l’irrispettoso comportamento riservato ai propri collaboratori non è comunque fuori luogo. Ma detto di una legislazione in materia di tutela del lavoratore ridicolizzata dai provvedimenti del Pd e più in generale da 20 anni di aggressioni all’articolo 18, detto di una politica locale di tale livello da far sembrare dei geni persino i pongoni in riva alla Parma, c’è da spendere qualche riga anche per i proprietari dello stabile. Questi, da sempre, “sparano” per la superficie (completa degli spazi sottostanti, dove ci sono i garages) una cifra da capottarsi da fermi in un parcheggio, che si aggira attorno ai 200 mila euro di affitto all’anno. Chiaramente ciò incide pesantemente sui bilanci, e anche per questo ha chiuso un brand potente come Standa e chiuderà pare anche questo Supermercato Vivo. Facile riempirsi la bocca di “We Are Parma” o “Sistema Parma” o cacchiate del genere: l’amore si dimostra nell’interrogarsi sulle ricadute per il territorio di una chiusura, per gli effetti per quelle famiglie. Il resto è chiacchericcio.

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