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Carcere braccia che escono dalle sbarre48% STRANIERI; BRUNO: OFFICINA CASTELFRANCO DAREBBE LAVORO A 200 (DIRE) Sono 3.273 i detenuti nelle carceri dell'Emilia-Romagna (su una capienza regolamentare di 2.797 posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 117%), di cui 134 donne, pari a poco piu' del 4%.

Erano 2.911 nel 2015. I dati - aggiornati al 31 ottobre, sono stati diffusi da Desi Bruno, garante regionale delle persone private della liberta' personale dell'Emilia-Romagna, in occasione della presentazione del bilancio del suo mandato prossimo alla scadenza (Bruno rimarra' in carica fino al 23 novembre). "La situazione degli istituti penitenziari della regione e' migliorata rispetto al 2010, quando il sovraffollamento era al 200%", ha spiegato Bruno che ha ricordato che in questi anni sono stati chiusi i Cie di Bologna e Modena e l'Opg di Reggio Emilia sostituito con due Rems. Questo grazie a una serie di interventi che hanno portato alla diminuzione degli ingressi a favore degli arresti domiciliari e all'uso delle misure alternative in fase esecutiva. "Il dato negativo, pero', e' che il 2016 e' in crescita". I numeri delle misure alternative sono importanti: ne hanno usufruito 2.457 detenuti. Rimane molto alto il numero delle persone in custodia cautelare (1.060) e quello degli stranieri che sono quasi la meta' delle presenze (48,4% in Emilia-Romagna contro il 33,8% a livello nazionale). "Si tratta sia di stranieri provenienti da Paesi Ue che extraUe- ha precisato Bruno- Ma, mentre per gli Ue, i meccanismi per far scontare la pena nel Paese di origine funzionano, per gli altri e' piu' complicato". Il numero delle espulsioni di detenuti di origine straniera e', infatti, molto basso: 47 gli uomini, due le donne (entrambe dalla Casa circondariale di Bologna).
"Gli stranieri che aspettano l'espulsione faticano a ragionare in termini di responsabilizzazione e di rieducazione- ha aggiunto la garante- Nel loro caso sono piu' alti i conflitti con gli operatori e con gli altri detenuti e sono piu' frequenti i casi di autolesionismo". Le carceri hanno vissuto cambiamenti importanti in seguito alla sentenza Torreggiani del 2013 con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per il sovraffollamento delle carceri. In seguito a quella condanna, l'amministrazione penitenziaria ha adottato la misura delle ''celle aperte'' ovvero ha deciso che i detenuti, non in massima sicurezza, debbano restare fuori dalla cella almeno otto ore. "Misura importante ma se questo uscire non e' accompagnato da attivita' non funziona- ha detto Bruno- Quello che manca e' un progetto vero per impegnare le persone: il carcere contenitore non funziona neanche per la sicurezza collettiva, percorsi di formazione, studio e lavoro invece abbattono la recidiva". Il lavoro pero', "pur con lodevoli eccezioni" e' scarso: i detenuti che beneficiano dell'articolo 21 sono 86, di cui 55 lavorano all''esterno e 31 sono impegnati in servizi extramurari, i semiliberi sono 30, di cui 28 impegnati per datori di lavoro esterni e due in proprio. "Qualcosa si muove nel rapporto tra imprese e carcere, tanto che ci sono belle esperienze come l'officina della Dozza di Bologna o la lavanderia che sta per aprire a Parma - continua la garante - ma sono ancora di nicchia". Molto attivi gli imprenditori della Romagna, "tanto che il carcere di Forli' e' ricco di iniziative", meno a Modena dove la garante ha invitato gli imprenditori della zona a collaborare.
"Si sta muovendo qualcosa, mi auguro che nei prossimi anni si andra' in questa direzione". Altro problema e' la carenza di educatori, psicologi, polizia penitenziaria: l'esempio e' Piacenza in cui "ci sono due o tre educatori su un totale di 280 definitivi". Tra i casi piu' eclatanti, Bruno segnala "lo scandalo" della Casa lavoro e circondariale di Castelfranco Emilia (Modena) e la "complessita' straordinaria" del carcere di Parma. "A Castelfranco c'e' una disattenzione colpevole da parte dell'amministrazione penitenziaria centrale- ha detto Bruno- Quel luogo, che comprende un'officina e un'azienda agricola, potrebbe dare lavoro a 200 detenuti, potrebbe essere un esempio virtuoso e invece e' inutilizzato". A Castelfranco ci sono 11 detenuti, di cui nove definitivi. Parma ha una sezione 41 bis (condannati per reati di stampo mafioso) con 80 detenuti, una sezione di alta sicurezza con 200 reclusi (usciti dal 41 bis o responsabili di reati gravi legati alla criminalita' organizzata) e 80 ergastolani "che non usciranno mai, si considerano ''sepolti vivi'' e trascorrono 20 ore su 24 in cella senza fare niente". A questo si aggiungono un centro diagnostico con 20 posti "in cui arrivano tantissimi detenuti malati, anche con storie criminali importanti, in eta' avanzata", e la sezione paraplegici. "A Parma si sta costruendo un nuovo padiglione con 200 posti, una decisione che ha suscitato molte polemiche- ha spiegato Bruno- perche' prima andrebbero risolti gli altri problemi, il problema della diagnostica, dei paraplegici, degli ergastolani che chiedono una cella singola per avere, pur in carcere, uno spazio in cui riconoscersi e non doverlo dividere con altri".
La garante ha anche ricordato che "il Piano carceri adottato quando c'era un grande sovraffollamento e' stato fermato. I nuovi padiglioni di Ferrara e Bologna, di cui non c'era bisogno, non sono stati costruiti mentre a Piacenza e Modena i nuovi padiglioni creano conflitti con quelli vecchi e, dato che sono stati costruiti in fretta, presentano gli stessi problemi: rimangono al freddo, si rompono le tubature, gli ascensori non funzionano. Quello che manca e' un progetto vero anche sull'edilizia carceraria". Durante il mandato, "abbiamo fatto 400 segnalazioni, di cui alcune collettive, abbiamo fatto molti incontri con i detenuti, tantissime le richieste di trasferimento per avvicinarsi alla famiglia, abbiamo sempre cercato il dialogo, molte volte ha pagato e in altre abbiamo presentato denunce ma sempre documentate- ha concluso Desi Bruno che ha ricordato il docente di diritto penale Massimo Pavarini "con cui si era creata una sinergia importante" scomparso nel settembre 2015- Abbiamo creato una rete di relazioni importante, un buon percorso che spero venga portato avanti anche da chi verra' dopo di me". (Dires - Redattore Sociale) (Rer/ Dire)

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