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Guardia di Finanza conferenza stampa Re MidaE’ la Parma di cui non si deve parlare, quella degli Aldo Ferrari. Il faccendiere, già in passato protagonista di una cronaca truffaldina, è di nuovo protagonista in negativo.

E per l’appunto ci viene a raccontare il lato oscuro di noi stessi, del nostro modo di ragionare. Un saluto se ci si incontra in piazza, e non importa quali porcate tu abbia combinato. Dall’altra parte una quota di imprenditori che non ci sta più, e che ha cominciato un dialogo fiduciario con la Guardia di Finanza.
RUSSO PARMA E FIAMME GIALLE: il Comandante Salvatore Russo accoglie tutti ad uno ad uno, stringendo le mani. Il taglio dato alla sua gestione, anche se ovviamente lui negherebbe fino alla morte, si potrebbe riassumere nello slogan “poca marija, tanta imprenditoria”: i suoi uomini li mette sotto, ma per stanare non un pistola con 2 grammi di hashish in tasca, bensì un truffatore che ha messo in piedi truffe per milioni. E l’operazione “Re Mida” questo ci racconta, in estrema sintesi.
Ai vertici di una società, la I.W.I.L. ( International World Investment Loans ) con sedi fittizie in Nuova Zelanda , Delaware (Usa), Israele, Giappone, Singapore e Grecia, il già citato Aldo Ferrari. Al suo fianco una rete di professionisti, tra brookers, commercialisti, consulenti finanziari, procacciatori.
Mettetevi il cuore in pace: nessun “terrone” cui dare la colpa, erano quasi tutti del parmense.
Delle 14 persone coinvolte nell’associazione a delinquere, quasi tutti erano parmigiani, tizzanesi, fornovesi e via dicendo. Se vi fa stare meglio possiamo dire che c’era anche un lodigiano, uno spezzino, e altra gente più a sud.
Di fatto però questi facevano capo alla sede parmigiana, situata a Moletolo: “un immobile di pregio”, dichiarerà in conferenza stampa il Comandante Russo.
MEGLIO SÒLA CHE MALE ACCOMPAGNATA : il meccanismo della sòla, del raggiro, era piuttosto semplice, se vogliamo: la società garantiva prestiti di ingente portata ad imprenditori in crisi di liquidità che avessero anche necessità di discrezione rispetto all’erogazione. Tradotto: se vai alla filiale Parma 1 di una banca con numerosi sportelli cittadini verosimilmente la notizia di una tua difficoltà economica gira, se invece ti rivolgi ad una finanziaria internazionale con sede in Nuova Zelanda il prestito è una questione che riguarda solo te ed il tuo portafoglio. L’importo degli stessi si aggirava mediamente sui 5 milioni, il minimo era di 1 milione. Niente pesci piccoli, in pratica. Ovviamente, questi finanziamenti sono subordinati alle spese di istruzione della pratica e al versamento dei costi relativi. L’ “incasso”, per la banda, era in quel gruzzolo lì. A cadere nella trappola sono stati una settantina di imprenditori, sparpagliati in svariate province italiane, il giro dei finti finanziamenti (giacché non un solo euro è stato erogato) si è aggirato attorno ai 3 miliardi di euro (sì, avete letto benissimo) e l’illecito guadagno per la gang si è aggirato attorno ai 2 milioni.
YIN E YANG DI UNA PARMIGIANITA’ SUPPOSTA: Re Mida è un’operazione che presenta lati chiari e lati oscuri, come molte cose della vita. Di positivo c’è il grado fiduciario con cui i “gabbati” o quelli che hanno fiutato la truffa prima che essa si definisse per loro, sono passati dagli uffici di Moletolo della I.W.I.L. a via Torelli, sede del Comando provinciale delle Fiamme Gialle: racconta di una speranza di redenzione, e di nuove prospettive. Di negativo c’è Aldo Ferrari, intendendolo come simbolo di una Parma disposta a tutto, di un territorio in cui l’importante è non andare in bus, non essere considerati brave persone. Il dramma è poi questo: ora questo vecchio ladruncolo è in galera, assieme ad un complice, e altri 4 sono ai domiciliari. Poi uscirà, e ricomincerà a gironzolare per la città: verrà visto nei migliori caffè e nei migliori ristoranti, e tanti lo saluteranno. Come se fosse normale.

GUARDA IL VIDEO INTEGRALE DELLA CONFERENZA STAMPA

ZFoto Guardia di Finanza Re MidaQUESTO IL RACCONTO DELLA GUARDIA DI FINANZA:
OPERAZIONE “RE MIDA”: La Guardia di Finanza scopre una maxi truffa finanziaria per 3 miliardi di euro. Sgominata un’associazione criminale che proponeva falsi finanziamenti ad imprenditori in difficoltà. Sei persone arrestate.

Al termine di una complessa attività di indagine durata oltre due anni e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza di Parma ha smascherato un’associazione a delinquere composta da 14 persone e capeggiata dal noto faccendiere parmigiano F.A.P., già coinvolto in precedenti vicende giudiziarie.
L’operazione, scattata all’alba di questa mattina, ha visto impegnati, oltre agli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Parma, anche le Fiamme Gialle di Forli-Cesena, Bolzano, La Spezia, Lodi, Frosinone, Siracusa e Palermo, che in queste ore stanno ancora eseguendo ordini di custodia cautelare in carcere e provvedimenti di arresti domiciliari nei confronti degli affiliati.
Grazie all’utilizzo di particolari tecniche di indagine, a pedinamenti, all’analisi di centinaia di contratti, nonché ai numerosissimi riscontri sulle banche dati in uso al Corpo, i finanzieri hanno potuto ricostruire un articolato sistema di truffa a danno di decine di imprenditori italiani ed esteri, spesso in stato di difficoltà, che per ottenere finanziamenti si erano rivolti alla società neozelandese INTERNATIONAL WORLD INVESTMENT LOANS (I.W.I.L.).
Quest’ultima, dipinta come ente di intermediazione finanziaria, era in realtà una società fantasma, sebbene - come emerso dalla documentazione sequestrata e dalla pubblicità in rete - vantasse sedi in Nuova Zelanda, Delaware (USA), Israele, Giappone, Singapore e Grecia.
Dietro la fantomatica I.W.I.L. si celava, in realtà, un’organizzazione che fingeva di operare alla luce del sole utilizzando immobili di pregio locati nella città di Parma, così da apparire come un normale operatore nel settore finanziario.
La truffa veniva perpetrata proponendo contratti di finanziamento a tassi agevolati, senza le necessarie misure di garanzia e con la sottoscrizione di un fittizio contratto di investimento che addirittura serviva ad abbattere i costi dell’operazione.
Dopo la sottoscrizione, veniva richiesto il versamento di una somma di denaro a titolo di spese per l’istruzione della pratica, a fronte del quale seguiva anche l’emissione di una fattura fiscale: l’ennesimo artifizio finalizzato a generare una certa rassicurazione nel cliente, tuttavia in grado di permettere all’organizzazione di incassare una somma anche maggiore di denaro.
Alla fine di tale messinscena, non un solo euro di finanziamento è stato erogato.
Le indagini hanno permesso di scoprire che sono state vittime del raggiro non meno di settanta titolari di aziende e che alcuni di loro, in gravi difficoltà economiche, hanno successivamente dichiarato il fallimento.
I militari hanno calcolato che il totale dei finti finanziamenti sottoscritti negli ultimi due anni ammontava a non meno di 3 miliardi di euro e che con questo sistema l’organizzazione ha generato illeciti introiti per oltre 2 milioni di euro.

In ragione di ciò, il GIP presso il Tribunale di Parma - dottor Alessandro CONTI - ha disposto l’emissione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, e di quattro provvedimenti di arresti domiciliari, oltre che il sequestro della sede della I.W.I.L. e l’inibizione dell’accesso e l’oscuramento delle pagine web illecitamente utilizzate.
I 14 indagati dovranno ora rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata.

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