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Parma Piazza Dalla ChiesaLa Polizia Municipale fa il suo lavoro, e pure bene, da queste parti: due auto sono parcheggiate più o meno davanti all'ex biglietteria della Tep, un paio di agenti chiacchierano dall'altro lato di piazza Dalla Chiesa con una persona, ben visibili.
Gli ultimi di Parma? Già, tolte le panchine (una delle meravigliose idee di quella bella persona dell'assessore Cristiano Casa LEGGI), che fine hanno fatto quelle persone con problemi di alcol, di droga o più spesso problemi e basta, che normalmente popolano la piazza della stazione? Nessuna fine, "gli invisibili", parmigiana versione dei Paria (o Dalit) indiani, si sono semplicemente spostati di venti metri, all'angolo con via Monte Altissimo. Tutto sta menata per deportare la questione e le genti di venti fottuti metri: geniale!
I loro volti, i parmigiani del sociale, li conoscono ad uno ad uno praticamente tutti: se chiedessimo alla Patrizia Bonardi, a don Valentini, a don Cocconi, alla Marcella Saccani, o al Caffa (tanto per citare i primi che ci vengono in mente) sicuramente ci saprebbero fare anamnesi e storia famigliare, perché la nostra città, questi deboli, li ha sempre abbracciati materna. Anche con gli irriducibili della patologia da dipendenza non si è mai arresa, e quando inciampano (e per inciampare inciampano) è colei che tende la mano a farli rialzare.
In tal senso, e sul tema sicurezza in generale (sono soddisfattissimi, va sottolineato, i nostri concittadini), Cristiano Casa è uno che verrà dimenticato in fretta: è quello che, sentito il nome, arricci il naso e passi a parlare d'altro.
“Non siamo animali, lo devi scrivere”. Anna non vuole essere ripresa, per motivi suoi, ma ci tiene a sottolineare alcuni passaggi della questione: “è un'ingiustizia, non facevamo nulla di male. Non siamo tutti uguali. E non siamo animali”.
In realtà sono in tanti a non poter essere ripresi: molti sono clandestini, e certo non possono permettersi la foto di quel nador di giornalista, altri non dovrebbero essere lì con il vecchio giro. I tizi come Cristiano Casa queste cose le sanno fin troppo bene, e anzi: probabilmente ci fanno proprio affidamento. Contano sul fatto che quella parte di Parma, di possibilità di lamentarsi, non ne hanno mica tante. Urla nel silenzio di prigioni interiori.
“Ah bé, ha fatto proprio una gran cosa – ci racconta un altro -! Che cosa crede? Che quando ho sonno non dormo? Vado lì”. Ci indica un posto distante pochi metri (che non specifichiamo per lasciare ai comunali almeno un po' di sbatti nel trovarlo), che proprio non ci avevamo mai pensato, passandoci davanti, che potesse essere anche un letto.
“Alla fine – ci dice uno che invece di problemi a farsi inquadrare ne ha pochi – era solo un ritrovo: non un bar, ma un ritrovo pubblico e non privato per poter stare in compagnia e mangiare un trancio di pizza, che penso sia una cosa naturale”. Ma pensa tu! La gestione dei beni comuni, il diritto all'abitare la città, lo deve spiegare un debole ad un assessore di una giunta sedicentemente grillina: siamo al surrealismo politico anche qui ( LEGGI DELL'ANTICORRUZIONE SU IREN ).
A far veramente arrabbiare, guardando questi esseri umani, è la consapevolezza che essi dovrebbero essere il pensiero numero uno, di Cristiano Casa come di Federico Pizzarotti. Soprattutto, e non nonostante, perché rappresentano una sfida praticamente impossibile da vincere.
Togliere le panchine non ha significato semplicemente rimettere mano ad una piazza in cui erano appena state messe (in effetti proprio da questa giunta), quanto abdicare ad un ruolo di leader e all'intera storia di una collettività. Quei deboli, nelle intenzioni deportati altrove, sono la prova che questa amministrazione è solo una cosa capitata, un corto circuito del sistema da cui ripartire. Questi invisibili, inascoltati e marginalizzati, a pensarci un attimo, siamo tutti noi.
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